19 Novembre 2002: Chris Cornell incontra i Rage Against The Machine…

EDITORIALE – L’equazione è semplice, tanto in teoria come in pratica: Audioslave = 3/4 di Rage Against The Machine + 1/4 di Soundgarden. Ovvero, levate Zack de la Rocha ai Rage, inserite la voce di Chris Cornell, shakerate, come in un cocktail dagli ingredienti forti, e preparatevi a gustare.

Questa “super band” è la dimostrazione che certe volte il destino è strano. Certe volte ti ritrovi a dover prendere atto che gli eventi non seguono una precisa logica, anzi, sembrano far di tutto per evitarla. Certe volte, per dar vita al genio devi semplicemente mischiare gli ingredienti.

Immaginatevi la scena: due band a loro modo importanti, ma radicalmente diverse; una immersa nel panorama grunge di metà anni Novanta, ma giunta ormai al termine dei suoi giorni, l’altra un miscuglio di generi che vanno dall’alternative rock al rap, dal funk al metal. Entrambe hanno goduto di un successo clamoroso nei loro anni di fuoco, e si ritrovano ora accomunate da un unico destino: lo scioglimento. Questi i personaggi: da una parte un cantante originario di Seattle, non più così lontano dal quarantesimo anno d’età, ma capace di risollevarsi pubblicando un album da solista, anche se lontano dal successo della sua band originaria. Dall’altra, tre musicisti in cerca di una voce, dopo l’abbandono del loro cantante. Ovvio l’epilogo: Chris Cornell, cantante senza una band, incrociò la strada del chitarrista Tom Morello, del bassista Tim Commerford e del batterista Brad Wilk. I quattro diedero vita ai Civilian, poi ribattezzati Audioslave

Ricordo l’attesa spasmodica creata intorno alla nascita di questo super gruppo e di conseguenza al loro primo omonimo album. Nel 2002, a tarda sera, Mtv trasmetteva un programma dal titolo “Brand New”, nel quale tutte le novità rock e metal del panorama soprattutto indie, venivano trasmesse e mandate in onda.

La prima volta che vidi il video di “Like a stone” ne rimasi subito colpito, la voce graffiante di Cornell e la chitarra “pettinata” di Tom Morello erano un tutt’uno, quasi a mettere la cosiddetta corona in testa a un progetto per niente scontato e che, a sentirlo solo per grandi righe, poteva risultare azzardato o deleterio per entrambe le formazioni sopra citate. Una ballata che avvolge in tutta la sua bellezza e la sua leggerezza sopraffina, con quel ritornello tanto orecchiabile quanto esplosivo e quell’assolo insperatamente toccante ad opera del geniale Morello.

Quel 19 novembre del 2002, fu soprattutto un gran piacere sentire l’ormai compianto Chris Cornell cantare di nuovo come ai tempi dei Soundgarden, su tonalità alte, abbandonando la dimensione più cantautorale dell’esordio solista “Euphoria morning”. L’ex Soundgarden non è paragonabile in niente a Zack de la Rocha, e questo rendeva gli Audioslave un gruppo davvero diverso. Anche gli immaginari di riferimento, non solo il cantato, sono differenti: più politico l’ex Rage, più introspettivo e cupo Cornell, come dimostrano le liriche del singolo “Cochise” o “Show me how to live”. Il meglio gli Audioslave lo danno, paradossalmente, nelle ballate come “I am the highway”: un genere già esplorato da Cornell, ma non da Morello, Tim Commerford e Brad Wilk.

Fu il risveglio di un nuovo genere, l’alba che definì un qualcosa di grandioso, ma che poi si perse tristemente nei successivi due album della band. Ma Audioslave segnò qualcosa di indefinito nella duttilità del rock e del metal, in piena libertà di stili e generi, e che a ogni ascolto casuale che capiti, ci fa ancora capire quanto manchi Chris Cornell e, con lui, i Rage Against The Machine.