2025, riforme a metà e fiducia da ricostruire: la lezione della Consulta (Parte I)

EDITORIALE – In qualità di avvocato e cittadino profondamente convinto che il diritto debba essere uno strumento di civiltà e partecipazione, ho dedicato quest’ultimo scorcio di anno su ivl24.it a cercare di monitorare l’evoluzione delle nostre istituzioni attraverso le sentenze e i provvedimenti di legge che ho ritenuto più significativi, provando ad offrire chiarezza e rigore secondo lo stile che è proprio dei fondatori di questa importante finestra telematica lucana sul mondo. 
Dal punto di vista del diritto, il 2025 si conclude come un periodo di ambiziose promesse e riforme rimaste a metà del guado, caratterizzato da iniziative avviate e dibattiti infuocati che hanno dominato l’agenda pubblica senza ancora produrre risultati tangibili. Abbiamo assistito a sforzi significativi per modernizzare le procedure e snellire processi che da troppo tempo ostacolano la vita economica, ma molte di queste innovazioni restano sospese in attesa di attuazione, risorse o di un consenso politico solido. È proprio in questo scarto tra intenzioni e realizzazioni che prova ad inserirsi il mio impegno su ivl24.it nel promuovere una società civile attenta che esiga trasparenza e responsabilità.
Nel corso di quest’anno, sulle pagine di ivl24.it, infatti, ho cercato di offrire ai lettori un percorso che non si limitasse alla cronaca dei provvedimenti, ma che restituisse un bilancio complessivo delle trasformazioni giuridiche e civili in atto. Ho iniziato con l’analisi delle dimissioni del sindaco di Lauria, segnale di una crisi istituzionale locale che ha mostrato quanto il diritto amministrativo incida direttamente sulla vita delle comunità. Ho poi seguito con attenzione le pronunce della Corte costituzionale, dalla sentenza n. 33 sull’adozione internazionale da parte dei singoli, alle decisioni n. 68 e 69 sulla procreazione medicalmente assistita, fino alla n. 115 sul congedo obbligatorio di paternità nelle coppie omogenitoriali femminili. Ho affrontato il tema della reputazione e della responsabilità digitale, raccontando il caso Phica.xx, i rischi dello sharenting e della privacy dei minori, e le nuove frontiere della diffamazione sui social. Non sono mancati approfondimenti di diritto civile quotidiano, dalle spese condominiali alle cadute sulle scale, fino alle immissioni sonore da animali. Ho dato spazio alle innovazioni legislative, come la legge italiana sull’intelligenza artificiale, e alle decisioni più coraggiose sul fine vita e sul matrimonio egualitario, che hanno posto l’Italia di fronte a sfide nuove e decisive.
Tutti questi tasselli compongono il mosaico di un anno intenso, in cui il diritto ha mostrato la sua capacità di adattarsi alle trasformazioni sociali e tecnologiche, pur lasciando aperti nodi che richiedono coraggio politico e visione civile.
Un punto di approdo rappresentativo di queste riflessioni si delinea, proprio, nell’analisi della recentissima sentenza n. 185 della Corte Costituzionale, depositata lo scorso 16 dicembre. 
Per non tediare il lettore con eccessivi tecnicismi, in breve la questione trae origine da un procedimento penale riguardante versamenti superiori a 11 milioni di euro a un mediatore accusato di influenzare l’assegnazione di appalti per forniture di mascherine durante l’emergenza sanitaria. Il giudice del Tribunale di Roma aveva sollevato dubbi sulla nuova formulazione del reato di traffico di influenze (articolo 346-bis del codice penale), introdotta nel 2024. 

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