23 Novembre 1980: quel minuto e mezzo di terrore che cambiò la storia del nostro meridione

EDITORIALE – Vivo e tristemente nitido nella mente e nell’umore di chi ha terribilmente vissuto quei 94 interminabili secondi di paura, la Basilicata e l’Irpinia oggi si ritrovano a ricordare il terribile sisma del 23 novembre 1980. Quarantuno anni dopo.

Il sisma è di entità pazzesca: 6,9 gradi della scala Richter, X° grado della scala Mercalli, per una profondità di 30 km.

Erano le 19:34, e in televisione stava andando in onda la sintesi di Juventus Inter, valida per l’ottava giornata di campionato, quando all’improvviso il buio, un boato interminabile e la stabilità, sia fisica che emotiva, che viene a mancare.

Tre le regioni interessate, Basilicata (131 Comuni), Campania (542 Comuni) e Puglia (14 Comuni). Di questi 37 dichiarati disastrati, 314 gravemente danneggiati e 336 danneggiati.   Le prime notizie che giungono nella fredda serata di domenica, dicono che di Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano e Baronissi non è rimasto più nulla. Si scava anche a mani nude tra le macerie, i collegamenti telefonici e anche quelli viari sono interrotti in più punti dell’intera area del sisma, ampia più di 17.000 km.

Ma la vera tragedia avviene a Balvano, dove il crollo della Chiesa Madre provoca la morte di 77 persone, tra cui 66 bambini riuniti in Catechismo dopo la messa vespertina.

I dati sono tutt’oggi implacabili, i quali annoverano che, tra i terremoti del ventesimo secolo, quello del 1980 in Basilicata è al terzo posto per numero delle vittime dopo quello di Reggio Calabria e Messina, del 28 dicembre 1908, che fece 100.000 morti, e dopo quello che colpì Avezzano, in Abruzzo il 13 gennaio 1915, che provocò 33.000 morti.

Il bilancio del sisma di 40 anni fa è un bollettino di guerra in piena regola: 2.914 le vittime, 8.848 i feriti, 280.000 gli sfollati e ben 362.000 le abitazioni distrutte e danneggiate dal terremoto.

Ancora oggi, quarant’anni dopo, sono in molti ad attendere un alloggio, con il caso più eclatante dell’eterna vicenda di Bucaletto a Potenza, come ancora oggi è ancora in vigore un’accise di 75 lire (4 centesimi di €) su ogni litro di carburante acquistato, imposta dello Stato per finanziare la ricostruzione.

Molta fu la speculazione edilizia e molti furono i casi giudiziari che portarono anche a inchieste lunghissime portate tristemente sulle spalle da chi ancora oggi rivendica una casa, come per tanti è ancora negli occhi l’immagine del Presidente della Repubblica Pertini che in tv gridò “vergogna” quando si rese conto che a 48 ore dal violento terremoto, gli aiuti non erano ancora giunti.

Resta la paura ancora attuale, con la consapevolezza, difficile da accettare, che i nostri territori sono da sempre considerati “zona sismica ad alto rischio”, quindi la domanda, ad oggi, 23 anni dopo, sta sul capire e comprendere a che punto sta il lavoro su prevenzione e normative, soprattutto in tema di costruzioni di edifici.

Quattro anni fa, nel corso di un ricordo organizzato dal Gruppo Lucano della Protezione civile di Lauria, molte furono le testimonianze di numerosi volontari laurioti che partirono per soccorrere le popolazioni in difficoltà del Melandro, dell’Irpinia e dell’Alto Bradano, ma fu anche l’occasione per parlare di prevenzione, comportamenti da attuare in caso di sisma, ed eventuali piani di fuga ed evacuazione.

In quella tragedia resta però il ricordo e la forza dei popoli lucani e campani che seppero fare squadra e rialzarsi con le proprie forze, grazie, come suddetto, al lavoro di molti volontari che partirono anche semplicemente solo con una pala e che scavarono dove c’era tristemente bisogno, ritrovandosi davanti anche scene raccapriccianti.

Gli aiuti “manuali e fisici” che arrivarono anche dal Friuli, con le comunità del nord est che non dimenticarono il lavoro di numerosi uomini che dalla Basilicata diedero soccorso alle popolazioni coinvolte nel terremoto del 1976.

Oggi serve ricordare, in memoria di chi non c’è più e in onore e dovere di chi ha aiutato, sofferto o ancora oggi sente sulla sua pelle e sulla propria vita il peso di una burocrazia troppo lenta o di un sistema scellerato che tutt’oggi non gli permette di avere un tetto “proprio”.

C’è un popolo lucano che ha dimostrato di saper sopravvivere e lottare e che, 41 anni dopo, sente l’esigenza di fare in modo che certe tragedie non si ripetano più. Quella stessa forza e voglia di lottare che abbiamo il dovere di dimostrare oggi per rialzarci da questa terribile pandemia.