RIVELLO (PZ) – Il 24 gennaio si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per dare rilievo e risonanza globale ad uno dei capisaldi fondamentali della vita di ogni essere umano: l’educazione. Ricevere una formazione di valore, godere di un sistema scolastico e didattico eccellente ed inclusivo, vivere in una società civile e culturalmente salda sono diritti fondamentali e, oggi più che mai, imprescindibili. Ma è anche un dovere delle istituzioni garantire tali diritti, soprattutto alle nuove generazioni che si preparano a costruire il loro futuro e quello dell’intera umanità. Tra i 17 obiettivi e i 169 traguardi interconnessi dell’Agenda 2030, che mirano a garantire un futuro sostenibile a persone e pianeta, vi è anche quello che riguarda l’educazione.
“Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento per tutti” : recita così l’obiettivo 4. Il miglioramento delle condizioni di vita di donne e uomini passa, necessariamente, attraverso una buona istruzione e, quindi, attraverso una scuola che sia in grado di assicurare l’accesso a tutti, indistintamente; che sia aperta, integrata e all’avanguardia; che sappia affrontare le nuove sfide che il presente, sempre più veloce e in continuo cambiamento, ci impone. Se lanciamo uno sguardo al mondo, ci rendiamo conto che esistono ancora realtà in cui milioni di bambini e ragazzi restano esclusi dalla scuola, o realtà in cui alle bambine, alle ragazze, alle donne, viene negato l’accesso all’istruzione. Se accendiamo la tv, leggiamo il giornale, o accediamo ai nostri social network, apprendiamo notizie che ci mostrano quanto fragili possano essere gli spazi sociali in cui si muovono i giovani, e quanto urgente sia dialogare con loro, con le loro problematiche e i loro bisogni. Celebrare la Giornata Internazionale dell’Educazione deve essere pertanto un impegno condiviso. Un impegno che miri non soltanto a riconoscere l’istruzione come bene primario e comune, ma che investa sui giovani, che li renda protagonisti del cambiamento e portatori di valori sani e rispettosi. In questa direzione, le esperienze scolastiche del territorio del lagonegrese sono validi modelli di ambienti propositivi, stimolanti e sereni, e possono rappresentare un valido volano di progresso e di sviluppo. Anzi, la conoscenza e la perfetta integrazione tra scuola e territorio, certamente favorite in piccole città o paesi, stimolano gli studenti ad essere consapevoli, a sviluppare un senso critico nei confronti dell’ambiente che li circonda e a promuovere azioni a tutela degli altri e della propria realtà cittadina.
In occasione di questa riflessione sulla Giornata Internazionale dell’Educazione, abbiamo intervistato la professoressa Nicolina Ielpo, docente di italiano, storia e geografia e vicepreside dell’Istituto Comprensivo Lagonegro e Rivello.
Quella dell’I.C Lagonegro e Rivello è una realtà profondamente consolidata nel territorio valnocino. Diretta dal dirigente scolastico prof.re Vito Carlomagno, vanta un corpo docenti e un personale scolastico di alta professionalità e un modello educativo basato sull’attenzione rigorosa allo studente e al suo percorso di apprendimento.
Alla professoressa Ielpo abbiamo rivolto una serie di domande sulla scuola di oggi, sulle nuove sfide e sulle sue personali esperienze nel mondo dell’insegnamento.
Professoressa Ielpo, qual è la sfida educativa più urgente nel nostro territorio e più in generale, della scuola?
Tra le sfide più urgenti vi è certamente l’esigenza di creare una ambiente scolastico inclusivo, accattivante, dove ogni alunno sia stimolato al piacere di apprendere, si senta al sicuro e libero di esprimere sé stesso, le proprie emozioni, le proprie fragilità e la propria creatività senza il timore di essere giudicato o deriso. È necessario che la scuola si apra sempre più al territorio, con l’organizzazione di attività che stimolino il senso di appartenenza ad una comunità, nella quale ognuno può apportare il proprio contributo. Visti i recenti casi di cronaca, nonché la mia personale esperienza come docente, penso che oggi sia fondamentale insegnare agli studenti a comprendere e a rispettare le esigenze e i sentimenti altrui poiché il rispetto verso i coetanei e verso gli adulti è un valore che, nella società di oggi, è molto carente. Come educatori penso che sia nostro dovere lavorare su questi valori e costruire relazioni positive tra insegnanti, alunni e famiglie.
Il concetto di educazione è profondamente mutato negli anni. Cosa vuol dire “educare” al giorno d’oggi?
Oggi educare non significa solo trasmettere nozioni ma anche formare cittadini consapevoli e resilienti. Per intrecciare i programmi scolastici con momenti di ascolto, riflessione e “pedagogia delle emozioni”, gli insegnanti possono utilizzare strumenti come:
-discussioni guidate e dibattiti in classe su argomenti di attualità;
• lavori di gruppo e compiti di realtà;
• flipped classroom, giochi di ruolo per sviluppare l’empatia e la comprensione degli
altri.
Se avesse la possibilità di cambiare un solo aspetto del sistema educativo attuale, su cosa interverrebbe prioritariamente?
Se avessi la possibilità di cambiare un aspetto del sistema educativo attuale per migliorare il futuro dei miei studenti, proporrei l’introduzione, in tutte le scuole, di figure professionali specializzate che possano aiutare gli alunni ad affrontare il percorso scolastico e di crescita. Penso che la presenza costante di psicologi e counselor che svolgano attività di mentoring (come abbiamo potuto già sperimentare nella nostra scuola) potrebbe essere un valido supporto per gli studenti in un momento di grande cambiamento e di sfide emotive come la pre – adolescenza e l’adolescenza. Come docente, a volte mi sento inadeguata a gestire le esigenze emotive e psicologiche dei miei alunni e credo che queste figure potrebbero integrare il mio lavoro e aiutare gli studenti a raggiungere il loro pieno potenziale.
Tornando indietro, farebbe scelte professionali diverse o crede, invece, che investire sulla formazione dei ragazzi sia stata la strada giusta da percorrere?
Non posso negare che quello dell’insegnante sia un lavoro molto delicato e, al contempo, difficile. Noi docenti abbiamo una grande responsabilità che è quella della formazione, della crescita e del futuro dei giovani. Portiamo nelle nostre mani il peso del loro futuro, carico di aspettative ma anche di ostacoli da affrontare, e ciò che loro saranno domani dipende anche dalle scelte educative che noi insegnanti facciamo oggi per loro. Non mancano momenti di sconforto, non posso negarlo. Ma ci sono altrettante soddisfazioni che ogni giorno mi fanno pensare, con forza e convinzione, di aver fatto la scelta giusta. E questo perché credo molto nel mio lavoro, ma soprattutto credo nelle grandi potenzialità che i giovani hanno e che mi rendono un’insegnante orgogliosa. Ed io sarò sempre pronta a sostenere le loro idee e i loro progetti.










































