9 Maggio: Festa della Mamma

EDITORIALE – La donna ha un grande privilegio: la maternità. Ma ha anche una grande responsabilità.

La sfida più grande, oggi, per una donna-madre è l’educazione dei figli. Imparare il mestiere di madre non è semplice, nessuno lo insegna. Molto dipende dalla capacità della donna di capire, di sapersi donare con amore. Il suo è un amore che spesso deve sapere dire “no”, deve essere capace di sapere dare regole e consigli giusti, in piena coerenza con il proprio modo di agire.

L’età del figlio più impegnativa e difficile da affrontare per una madre è l’adolescenza. Gli adolescenti avvertono il bisogno di staccarsi dalle regole e dalla protezione della famiglia per essere accettati dal gruppo dei coetanei. Si vestono e tagliano i capelli allo stesso modo, ascoltano la stessa musica, ballano gli stessi balli, in generale assumono identici atteggiamenti.

Questi cambiamenti non hanno in sé nessuna negatività, sono da considerare i giusti segnali di una crescita fisica, intellettuale e comportamentale. Il problema si presenta quando si eccede nelle trasgressioni in nome di un bisogno di fare gruppo a tutti i costi per non sentirsi emarginati ed esclusi. E’ allora che “false luci” iniziano a danzare nella loro mente e a penetrare la loro quotidianità. 

I figli, se non si sentono capiti ed ascoltati nell’ambito familiare ricercano altrove punti di riferimento. Può capitare che una madre non riesca a cogliere quei segnali premonitori di disagio e di dipendenza da sostanze che creano falsi atteggiamenti di euforia e di sicurezza.    

I ritmi frenetici della nostra società impediscono una  presenza più assidua e costante nella famiglia, importante per stabilire un rapporto profondo con i figli. Spesso si arriva stanchi la sera e non si ha voglia di parlare e nè di ascoltare, ci si limita a poche battute essenziali, il più delle volte a rimproveri. La comunicazione con i nostri giovani è un rapporto di fiducia che si costruisce nel tempo, giorno per giorno, investendo tempo, fatica, pensieri ed emozioni. 

Il ricordo della mia mamma

L’ho avuta  con me a lungo: aveva 96 anni quando è andata via.

La ricordo, da giovane, forte, tenace, combattiva. Era il pilastro della nostra famiglia. In tempi successivi alla guerra si dava da fare come un “leone” perché non mancasse nulla ai suoi quattro figli. 

Andando avanti negli anni, pur non abbandonando la sua grinta e la sua sicurezza, forse anche perché stanca dopo una vita di lavoro e di sacrifici, si è lasciata andare ad atteggiamenti più dolci, più empatici e comprensivi.

Amava di un amore tenerissimo i suoi nipoti, era sempre dalla loro parte.

Ha vissuto con grande dolore la perdita di Gelsomina, che portava il suo nome.

Le sue giornate, fino a poco tempo prima della sua morte, erano dedicate a lavori vari, in particolare all’uncinetto, di cui era un’esperta maestra. Custodisco gelosamente tanti manufatti impreziositi dal suo impareggiabile tocco.

Ti giunga, mamma, il mio pensiero riconoscente e grato!