A Maratea un racconto della sua storia operaia femminile di Fiumicello in un’opera teatrale 

MARATEA (PZ) – Una pagina della storia di Maratea e del Meridione nella rappresentazione teatrale Anche le donne del sud portano i pantaloni scritta dall’autrice Maria Carmela Brandi. Il 13 agosto, alle ore 21.00 presso il teatro di Villa Tarantini a Maratea, un’opera che racconta della forza operaia femminile legata alla fabbrica tessile di Fiumicello, opportunità di crescita sociale e di riscatto femminile. Un evento patrocinato dall’Associazione Amici di Maratea, dal Centro Culturale Mario Josè Cernicchiaro e dal Comune di Maratea dove a dare voce ed anima alla trama saranno: il noto attore lucano Ulderico Pesce e l’intensa narrazione di Maria Letizia Gorga e al pianoforte Stefano De Meo. “Tutto è nato prima come racconto – afferma l’autrice – spinto dal bisogno di restituire vita a un ricordo che porto con me da sempre: la fabbrica di Fiumicello, la frazione di Maratea dove sono cresciuta. Mia madre ha lavorato lì, come tante donne del paese, e in quegli anni, per lei e per tanti altri, quel lavoro è stato una possibilità concreta di riscatto, di autonomia, di futuro. Ho voluto raccontare questa storia partendo proprio da lì, dalla forza silenziosa di quelle donne. Il titolo è provocatorio, ma affettuoso: “Anche le donne del Sud portano i pantaloni” vuol dire che anche loro hanno fatto la loro rivoluzione, senza proclami, ma con dignità e determinazione”. Maria Carmela Brandi è un’insegnante di lettere, che proprio nella sua classe ha dato vita a questo intenso racconto, diventato testo teatrale. “Sentivo  il bisogno di far conoscere ai miei studenti – continua – quella pagina di storia del dopoguerra che ha riguardato il Sud, le migrazioni, i sogni affidati a una valigia o a un salario e poi c’era il mio bisogno personale: dire grazie a mia madre e alle sue amiche operaie. Se io e mia sorella abbiamo potuto studiare, lo dobbiamo a quella fabbrica, a quelle mani stanche ma fiere. Questo testo è, prima di tutto, un atto d’amore e di memoria”. La storia è  quella di una donna, un tempo operaia della fabbrica di Fiumicello, che ormai in pensione passa ogni giorno davanti a quello che ne resta. Un edificio svuotato, silenzioso, che per lei però continua a parlare. Ogni mattina, nel suo rituale solitario, attraversa quel luogo come fosse ancora vivo, popolato dalle voci delle colleghe, dagli sbuffi delle presse, dai sogni intrecciati alla fatica. Un giorno, qualcosa si accende nella memoria: bastano un odore, un gesto, una parola per far riaffiorare episodi del passato. Così, la donna comincia a raccontare. “Il testo – dice la Brandi – è un omaggio al lavoro, alla memoria, ai legami familiari. Ma soprattutto è una lettera d’amore alla dignità di chi ha costruito il futuro pezzo dopo pezzo, silenziosamente. Una storia che, partendo da un angolo preciso del Sud, tocca corde universali: identità, riscatto, appartenenza. Perché anche le donne del Sud portano i pantaloni. E lo fanno con grazia, forza e un pizzico di malinconia”. Il testo si inserisce nel contesto del programma culturale che celebra i 60 anni della Statua del Cristo Redentore e ricorda la figura del Conte Stefano Rivetti, imprenditore visionario che ha segnato la storia sociale ed economica della città. Al centro dell’opera teatrale c’è un tema di grande attualità e valore: le donne e il loro percorso di emancipazione, raccontato attraverso la memoria, la voce e lo sguardo di chi ha vissuto la trasformazione del paese e del lavoro. Il pubblico sarà coinvolto in uno spettacolo capace di toccare corde profonde, evocare ricordi collettivi e offrire uno sguardo vivo e poetico sulla memoria di una comunità. “Un invito aperto a tutti – conclude l’autrice –  cittadini, turisti, giovani e famiglie. Perché questa storia appartiene a tutti noi”.

Pubblicità