A Natale…vorresti chiudere gli occhi e, aprendoli, trovare tutto al proprio posto…comprese le persone!

La mente va indietro nel tempo e affiorano i ricordi.
Per alcuni anni la mia casa si è aperta a circa 25 persone in ricorrenza della vigilia di Natale. Il cenone era ormai una tradizione consolidata nel tempo e che seguiva un rituale che vedeva ognuno di noi protagonista.
Figli e nipoti avevano il compito di confezionare i doni che Babbo Natale (a mio marito spettava questo compito indossando abito, cappello e barba) avrebbe portato dopo la mezzanotte. Nel grande cesto posto sotto l’albero sfavillante di luci, si mettevano i vari pacchi contenenti i regali. Mia nipote Gelsomina preparava i biglietti di auguri personalizzati, da abbinare ai doni, con i nomi e una frase particolare che faceva riferimento al carattere di ognuno di noi. Erano pensieri che rivelavano i nostri difetti ma anche doti e sentimenti di bontà, di generosità e di intenso e tenero affetto, spesso espressi con una sottile e divertente ironia.
La tortiera di baccalà e patate insaporiti con peperoni sottaceto spettava a mia sorella, che portava tutti gli ingredienti da Potenza (diceva: “e se poi non li trovo?”). Anche le “crespelle” toccava a lei prepararle. A me il compito di cucinare vari tipi di pesce.
Anche i bambini avevano i loro impegni: preparare inviti e “siparietti teatrali” per l’intrattenimento, nei quali esibirsi dopo avere fatto nascere Gesù Bambino seguendo fedelmente il rito della processione con le candele e del canto “Tu scendi dalle stelle”.
Il momento più atteso era quello dell’apertura dei regali. Ricordo la confusione e l’atmosfera di attesa e di euforia: carte freneticamente strappate, urla di gioia, commozione, abbracci, pianti di delusione…un caos infernale!
Dopo la morte di Gelsomina per alcuni anni non abbiamo più fatto il cenone di Natale. Poi, la nascita dei nipoti ci ha invogliato a riprendere una tradizione a noi molto cara e che ci permetteva di tenere vivo il suo ricordo. Anche se Gelsomina non era più tra di noi, percepivamo la sua presenza: nella distribuzione dei regali, della quale era la regista, lei ha continuato a guardarci ed a sorridere. 
Da alcuni anni a questa parte, vivo nel ricordo del passato, che è un modo per aggrapparci a ciò che abbiamo amato e alle cose che non vogliamo perdere.

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