A Rivello l’Occidente incontra l’Oriente

Rivello (PZ) – Nella giornata di ieri, martedì 14 luglio, la comunità di Rivello ha aperto le sue porte a una significativa esperienza di spiritualità orientale, che è stata vissuta in due momenti: in mattinata, nell’intensità della celebrazione religiosa, capace di evocare le atmosfere mistiche tipiche dei monasteri d’Oriente, promanate dal fascino della lingua greca, del rito ortodosso, e dei canti in lingua russa con cui un intonatissimo coro polifonico ha riempito gli spazi della cappella dell’Annunziata e l’animo di chi ha deciso di prendervi parte; nel pomeriggio, nell’interessante convegno di studi intitolato Culto dei Santi orientali nella Valle del Sinni e nel Lagonegrese, in cui i relatori hanno offerto alla platea l’opportunità di cogliere informazioni molto puntuali sul legame che il territorio lucano – in particolar modo la sua area sud – ha con la cultura religiosa d’oriente, che proprio qui ha avuto modo di mantenere vivi i suoi riti fino alla fine del ‘500, quando lo spirito censorio della controriforma cattolica portò alla proibizione totale di pratiche liturgiche che da secoli abitavano queste valli, e che per prime definirono le forme del cristianesimo locale, strutturatosi attorno al monachesimo di origine greco-bizantina, che normalmente chiamiamo basiliano.

Queste iniziative volte a promuovere l’incontro tra culture sono molto preziose, soprattutto se realizzate in un territorio che spesso sembra lontano da dinamiche di interculturalità come queste, e che pure ha nel suo dna storico una confluenza di più etnie e tradizioni che, al pari di tutto il Mezzogiorno italico, cuore del Mediterraneo, dovrebbe renderci culla naturale del dialogo culturale e religioso. Poi, tanto per gli amanti dell’antropologia culturale, quanto per quelli delle molteplici forme della spiritualità, l’iniziativa rivellese è stata davvero suggestiva, particolarmente nel corso del momento liturgico, svolto nella cappella dell’Annunziata che ha accolto tra le sue mura preziosamente decorate di antiche e magnificenti pitture murali le formule e i movimenti di padre Vladimir Zelinskji, giunto da Brescia, città in cui officia regolarmente. Padre Zelinskji è anche un profondo conoscitore della comunità ortodossa in Italia, e in tale veste ha relazionato nel corso del convegno pomeridiano, fornendo una prospettiva ben precisa della fede ortodossa nel nostro paese, in tutte le sue varianti. La religione ortodossa, infatti, rispecchia fedelmente le divisioni di carattere nazionalistico che caratterizzano la geopolitica dei territori in cui è praticata, basti pensare al fatto che sono ben cinque i patriarcati che ne costituiscono la massima rappresentanza spirituale e temporale: Costantinopoli, Mosca, Gerusalemme, Alessandria e Antiochia, che sono di tipo sovranazionale, e a cui si aggiungono altrettanti patriarcati nazionali, quali quelli delle chiese georgiana, rumena, bulgara, serba e ucraina.

(Anche l’edizione digitale di “la Repubblica” ha dato spazio all’evento rivellese attraverso un video).

La relazione di padre Zielinskji si è aggiunta alle ricche prolusioni degli altri relatori, le professoresse Maria Carmela Palmieri ed Elisa Conte, e Antonio Boccia, stimato professionista del foro di Lagonegro nonché Ispettore presso la Soprintendenza agli Archivi di Bari, che ha anche saputo guidare ottimamente la discussione. Sarebbe sempre utile se interventi di questo tipo venissero raccolti in una pubblicazione di atti, per il piacere di chi volesse approfondire ulteriormente.

Promotrice di questi incontri è la professoressa Viktoriia Petrova, presidente dell’associazione Casa Russa in Basilicata, originaria di San Pietroburgo ma da anni residente in Italia (da tempo ha deciso di vivere proprio nel lagonegrese), che sono volti anche a promuovere un progetto più ambizioso: quello della definizione di un cammino nicoliano, attraverso le comunità lucane in cui è diffusa la devozione a San Nicola di Myra, il più celebre tra i culti di derivazione orientale; tanto che a Bari, città in cui riposano le sue reliquie, oltre a esistere una grande comunità russofona giungono ogni anno migliaia di visitatori di fede ortodossa. L’idea della professoressa Petrova, dunque, andrebbe sostenuta con decisione anche a livello istituzionale, date le prospettive che potrebbe aprire sotto l’aspetto del turismo religioso nei nostri territori.