POTENZA – È cominciato oggi a Potenza il nuovo processo “Ambiente svenduto”, relativo al presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto durante la gestione della famiglia Riva.
L’udienza si è aperta nel Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, mentre all’esterno lo Slai Cobas di Taranto ha promosso un presidio a cui hanno partecipato rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane, insieme a lavoratori, cittadini e parti civili.
Il nuovo procedimento vede coinvolti 21 imputati – tre società e 18 persone fisiche – tra cui l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, Nicola e Fabio Riva, già proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.
Secondo le prime informazioni, sarebbero circa 350 le richieste di costituzione di parte civile. Il processo riparte dopo l’annullamento della sentenza di primo grado emessa il 31 maggio 2021 – che aveva portato a 26 condanne per complessivi 270 anni di carcere – deciso dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto per la presenza di due giudici onorari tra le parti civili.
A seguito di tale decisione, il procedimento era tornato all’udienza preliminare, conclusasi il 6 febbraio scorso, e poi riavviato a Potenza il 21 marzo 2025.
Con l’avvio odierno, il processo entra nuovamente nel vivo, in un contesto segnato da forte attenzione pubblica e dalla mobilitazione di associazioni e cittadini che chiedono verità e giustizia su una delle vicende ambientali più rilevanti degli ultimi decenni.









































