Andrea Di Consoli e la sua ‘Notte più lunga dell’anno’

POTENZA – Lo scrittore e autore lucano Andrea Di Consoli ci racconta il suo ultimo lavoro dal titolo “La notte più lunga dell’anno”. Un film che come ambientazione ha scelto il capoluogo lucano e su cui lo stesso autore rivendica “un’intuizione”.

Ma Di Consoli parla anche di rilancio culturale della nostra regione, dei suoi progetti futuri e del suo attaccamento alla sua Rotonda.

Andrea Di Consoli, cos’è “La notte più lunga dell’anno”? 

“È un film che ho scritto due o tre anni fa su richiesta del produttore Sandro Bartolozzi della Clipper Media e con la committenza di Rai Cinema. La regia è di Simone Aleandri, regista col quale ho realizzato il documentario ‘Mater Matera’, che mi ha permesso di fare i conti con le contraddizioni di una città alla quale mi sono sentito legato per molti anni”.    

Perché Potenza come location di questo film?

“Ecco, su questo rivendico un’intuizione, spero felice. Per quanto mi riguarda, Matera è città ampiamente consumata da uno sguardo oleografico e cartolinesco. Questo rende l’ambientazione dei film nei Sassi assai problematica, almeno per chi ha come obiettivo realizzare film non stereotipati o, appunto, cartolineschi. Potenza permette ambientazioni moderne di grande fascino perché è città umbratile, poetica, di una poesia domestica, quotidiana, sobria, calibrata, senza retorica”.  

In questi tempi tristemente dettati dal Covid, cosa vuol dire scrivere e raccontare la normalità? 

“Questo film è stato scritto prima del Covid. Non credo nemmeno che racconti la normalità. O forse sì, non saprei. Sul concetto di ‘normalità’ non ho le idee molto chiare”.   

Esiste un rilancio per la Basilicata culturale, letteraria e cinematografica? 

“E’ un dato di fatto che il turismo sia sempre più importante, e che questo si alimenti anche grazie alla cultura. In quest’accezione, la cultura ha una funzione importante: incrementare il turismo, valorizzare i territori. Poi si può discutere se una siffatta idea di cultura sia corretta oppure no, ma non voglio tediare nessuno con riflessioni eccessivamente problematiche”.   

I suoi progetti futuri visto il suo impegno non solo come scrittore ma anche come autore in Rai? 

“In questo periodo sono molto impegnato ad affiancare la direzione di Rai Fiction e la Direzione della Documentaristica dell’Istituto Luce. Un lavoro durissimo, totalizzante, difficile, in parte entusiasmante”. 

Quanto le manca Rotonda?

“Mi manca casa, è normale. Mi manca Fratta, la mia contrada. I genitori. Ma di nostalgia non si vive. Come i contadini con i quali sono cresciuto, sono un uomo assai concreto e pragmatico. Se si può migliorare la propria condizione di vita, bisogna fare di tutto per farlo. Per me la stagione delle chiacchiere romantiche è terminata”.