#AProcessoConWalter: cannabis terapeutica, processi e diritto alla salute

EDITORIALE – La storia di Walter De Benedetto è emblematica delle distorsioni di una legge proibizionista che non funziona e di una giustizia che stritola i più deboli, proprio nel momento del bisogno.

Walter è un malato di artrite reumatoide che oggi davanti al Tribunale Penale di Arezzo affronta l’udienza di discussione del processo con rito abbreviato per coltivazione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e per cui rischia fino a sei anni. 

Walter, però, pur avendo una regolare prescrizione per cannabis terapeutica si è scontrato con il sistema sanitario nazionale che non riesce a soddisfare, neanche in parte, la fornitura che gli serve per alleviare i dolori provocati dalla sua malattia degenerativa.

Ed è per questo che Walter si è trovato costretto, anche per non favorire la criminalità organizzata, ad auto coltivare la propria cannabis terapeutica, consapevole del rischio che correva ma anche pronto a denunciare un sistema dominato dal tabù della cannabis che non tutela il diritto costituzionale alla cura, come ha sottolineato in un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottoscritto da oltre 20 mila italiani.

Giova, peraltro, ricordare che sebbene dal 28 aprile del 2007 il Decreto Turco riconosce in Italia l’efficacia terapeutica del THC, il principio attivo più importante della cannabis, per il trattamento del dolore cronico, ben poco è stato fatto per gli approvvigionamenti e la distribuzione in favore dei malati che ne avrebbero diritto.

Uscendo dall’aula giudiziaria dove l’ultima volta, per l’udienza preliminare, era arrivato in ambulanza, Walter aveva dichiarato: «Mi assumo la mia responsabilità, questa è una battaglia in cui non ci sono solo io, credo nella giustizia e nella legge, mi sento a posto con la mia coscienza».

Come ricordano Marco Perduca, coordinatore di Science for Democracy, e Antonella Soldo, coordinatrice della campagna Meglio Legale, dalle pagine del “Manifesto” nell’edizione del 25 aprile 2021 “per cambiare la situazione ci sono alcune cose che si possono fare già oggi: autorizzare altri enti privati e pubblici a produrre cannabis terapeutica, visto che lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che non è in grado di soddisfare il fabbisogno nazionale; informare e formare i medici, anche di famiglia, che già oggi possono prescrivere; mettere a carico del Servizio sanitario nazionale una terapia ancora troppo costosa, liberalizzarne l’importazione e cancellare il divieto di vendita per corrispondenza imposto alle farmacie. Lo chiede Walter a nome del diritto alla salute negato.”.

I Radicali Italiani, con l’iniziativa #AProcessoConWalter, in collaborazione con la campagna Meglio Legale, chiedono che il Parlamento discuta e approvi la proposta di legge, a prima firma Riccardo Magi, per la modifica dell’articolo 73 del Testo Unico sugli Stupefacenti e la decriminalizzazione della coltivazione di cannabis a uso personale. Una proposta che mira a dare attuazione alle indicazioni delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che più di un anno fa, nel dicembre 2019, hanno stabilito come “non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate all’uso personale”.

“Da cittadina, da radicale, gli sono enormemente grata per aver reso pubblica la sua storia e la sua battaglia che è quella di migliaia di persone in Italia che aspettano una legge sulla cannabis che sancisca la libertà terapeutica” ebbe modo di scrivere a febbraio scorso sui social la senatrice di + Europa, Emma Bonino. “Che razza di paese manda a processo una persona ammalata solo perché ha coltivato nel suo giardino 2 piante di cannabis per alleviare gli atroci dolori della sua artrite reumatoide? Da politica mi batto da decenni contro la cecità di un Parlamento che anche di fronte al dolore preferisce non vedere, non decidere e lasciare questa disperazione nelle mani delle mafie, o al giudizio dei tribunali come in questo caso. Il corpo di Walter oggi si fa pietra di inciampo per l’ipocrisia delle Istituzioni che i cittadini più fragili dovrebbero proteggere”, ha chiosato Bonino all’esito dell’udienza preliminare.

Oggi a mezzogiorno i Radicali Italiani manifestano davanti a 19 Tribunali su tutto il territorio nazionale. Davanti alla Procura di Arezzo saranno presenti Massimiliano Iervolino e Igor Boni, segretario e presidente di Radicali Italiani, Barbara Bonvicini, membro della direzione di RI, Michele Usuelli, consigliere Regione Lombardia +Europa-Radicali, Antonella Soldo, coordinatrice della campagna Meglio Legale e l’on Riccardo Magi +Europa-Radicali.

La storia di Walter è emblematica ma non è affatto isolata.

Marco Perduca e Antonella Soldo hanno ricevuto dozzine di lettere: c’è Alfredo Ossino, ex maresciallo Capo della Guardia di Finanza in congedo a causa di un deficit-funzionale della colonna vertebrale, che denuncia i costi esorbitanti delle cure. C’è Stefania Lavore, 40 anni, tecnico di laboratorio, affetta dalla malattia di Parkinson di origine genetica. Ha scritto Mara Ribera, che sottolinea come «il dolore non può essere parte integrante della vita delle persone». È arrivata la testimonianza del trentenne Carlo Monaco, affetto da anoressia nervosa, o quella di Paolo Malvani che soffre di dolore neuropatico causato da un incidente stradale. Anche Rosario D’Errico la cui decisione di procedere con la coltivazione domestica, data l’assenza di terapia, l’ha portato ad avere problemi con la giustizia e un processo con conseguente perdita del lavoro. O ancora, la vicenda di Donato Farina, trentunenne di Padova, che ha dovuto supplire con gli antidolorifici alle lungaggini della prescrizione medica.

Non lasciamo da solo Walter De Benedetto, ne va della nostra civiltà giuridica, della nostra dignità e della libertà di scelta per tutti.