Archiviazione Cappato: Milano applica la Consulta, suicidio assistito anche senza macchinari vitali (PARTE II)

Evoluzione della giurisprudenza costituzionale italiana: dal 2019 al 2025

EDITORIALE – Come ampiamente evidenziato nel provvedimento giurisdizionale in analisi, la pietra miliare in materia rimane la sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019, che ha inciso l’art. 580 c.p. per introdurre una “scriminante procedurale” – non una causa di giustificazione sostanziale, ma un meccanismo ex ante ancorato a verifiche mediche pubbliche (SSN e Comitati Etici regionali) – escludendo la punibilità per chi agevola il suicidio autonomo di persona affetta da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche/psichiche intollerabili per lei, capace di decisioni libere e consapevole, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale rifiutati ex L. 219/2017.

Questa pronuncia ha bilanciato l’inviolabilità della vita (art. 2 Cost.) con l’autodeterminazione terapeutica (artt. 2, 13, 32 Cost.), medicalizzando il procedimento per tutelare i vulnerabili da abusi.

Successive tappe hanno ampliato questa area: la sentenza n. 135/2024 ha esteso il requisito del “trattamento di sostegno vitale” oltre la mera presenza tecnica (es. ventilazione o idratazione artificiale in atto), includendo quelli prescritti dal medico ma rifiutati consapevolmente dal paziente se scientificamente futili o espressivi di accanimento terapeutico, evitando discriminazioni tra chi interrompe un trattamento già avviato e chi lo declina preventivamente nelle stesse condizioni cliniche.

Il punto culminante è, poi, la sentenza della Corte Costituzionale n. 66/2025, che ha chiarito in modo definitivo l’interpretazione non restrittiva e non meramente formale: il rifiuto legittimo ex art. 32, comma 2, Cost. e Legge n. 219/2017 equipara il paziente a chi è “tenuto in vita” da tali trattamenti, recepito fedelmente dalla GIP Cipolla per i casi Cappato, in linea con il consenso informato, DAT e divieto di ostinazione irragionevole nelle cure.

Le dichiarazioni dei protagonisti: Gallo e Cappato

“La giudice per le indagini preliminari di Milano ha applicato in modo rigoroso e coerente i principi affermati dalla Corte Costituzionale”, ha dichiarato l’avv. Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e difensore di punta di Marco Cappato, assistita da un collegio di studio e difesa imponente: Tullio Padovani, Marilisa D’Amico, Francesca Re, Niccolò Panigada, Alessia Cicatelli, Rocco Berardo, Benedetta Liberali, Irene Pellizzone, Francesco Di Paola, Massimo Rossi e Roberto D’Andrea.

“Dalle motivazioni del decreto emerge con chiarezza che il requisito del trattamento di sostegno vitale non si riduce alla sola presenza attuale di un macchinario o presidio, ma comprende i trattamenti prescritti dal medico e rifiutati dalla persona nell’esercizio del diritto all’autodeterminazione terapeutica. È un passaggio giuridico decisivo, già chiarito dalla n. 135/2024 e ribadito dalla n. 66/2025: non può esserci discriminazione tra chi è già intubato e chi, nelle medesime condizioni, sceglie legittimamente di rifiutarlo. Il decreto conferma che la via indicata dalla Consulta è già praticabile oggi”.

Implicazioni nazionali e per la Basilicata: verso una Legge organica

“L’archiviazione conferma che abbiamo agito per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Costituzione e dalla Corte Costituzionale”, ha affermato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

“Quando il Parlamento continua a non intervenire, sono le persone malate a far affermare, anche nei tribunali, principi di libertà, dignità e uguaglianza. Questa decisione dice con chiarezza che lo Stato non può costringere una persona a subire trattamenti che rifiuta solo per poter poi vedere riconosciuto un proprio diritto. Ora bisogna fare sì che il Parlamento italiano non cancelli questo diritto: sarebbe gravissimo. Ci mobiliteremo affinché questo non accada e continueremo ad aiutare le persone che ce lo chiedono, se necessario anche ricorrendo ad azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento del diritto ad accedere all’aiuto alla morte volontaria”.

Questa archiviazione milanese rafforza il quadro del fine vita italiano, distinguendo nettamente l’eutanasia passiva (interruzione trattamenti, lecita) dal suicidio assistito verificato proceduralmente, senza legittimare “turismo della morte” forzato verso Svizzera ma spingendo per una normazione interna.

Il valore di “esserci” anche nel silenzio: l’esperienza sul territorio

Questo passaggio giurisdizionale non è solo materia da tribunali, ma tocca la carne viva delle persone che incontriamo quotidianamente nel nostro impegno civile. Durante un recente incontro pubblico sul testamento biologico, organizzato dal Rotary Club Siritide – Policoro sotto la presidenza di Eva Labriola — evento che ha visto la nostra Cellula Coscioni Basilicata protagonista di un necessario momento di informazione — mi sono trovato a condividere con i cittadini una domanda che mi porto dietro da anni: chi parla per noi quando noi non possiamo più farlo?

La risposta risiede proprio nella capacità dell’ordinamento di rispettare la voce che abbiamo espresso quando eravamo lucidi e forti. Come ho avuto modo di ribadire in quella sede, il testamento biologico non è un addio, ma un modo per restare. È un atto di responsabilità per dire: «Io ci sono, anche quando non posso parlare. Ascoltatemi».

L’archiviazione milanese del caso Cappato dà finalmente sostanza a questo grido, confermando che il diritto di essere ascoltati fino alla fine è una conquista civile che deve essere garantita a ogni cittadino, indipendentemente dalla complessità tecnologica della sua patologia o della zona d’Italia in cui risiede.

In Basilicata, regione con cure palliative territoriali ancora carenti e accesso limitato a sedazioni profonde, questa pronuncia assume valore paradigmatico: evidenzia i vuoti della L. n: 219/2017, urge l’istituzione di Comitati Etici regionali per verifiche omogenee e sollecita il Parlamento a disciplinare pienamente il suicidio assistito, tutelando i vulnerabili da pressioni improprie e garantendo dignità contro accanimento terapeutico.

La nostra Cellula invita medici, familiari, istituzioni e opinione pubblica a un dibattito aperto: il diritto a una morte dignitosa non è eutanasia attiva, ma rispetto inviolabile alla volontà del malato contro sofferenze inutili.

Chiediamo una legge che chiuda il cerchio aperto dalla Consulta, portando l’Italia all’avanguardia in Europa per autodeterminazione e tutela della vita.

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