Auguri Pirata, grazie per averci insegnato a non temere le salite

EDITORIALE – C’erano quei pomeriggi di maggio di fine anni 90′, in cui con Domenico “Mack”, Fausto, Nico e altri, solo per citarne alcuni, ci posizionavamo davanti alla tv con la tensione degna di una finale di Coppa del Mondo.

E se ne cominciava a parlare dalla mattina o addirittura dai giorni prima, quando segnavamo su diari e calendari,le tappe con lo Stelvio o il Mortirolo.

Perchè seguire il “Pirata” Pantani con le telecronache di Dezan,era un dovere sportivo e soprattutto morale che un appassionato di sport e sano giornalismo non poteva perdersi, una sorta di rituale che ti faceva appassionare al ciclismo in modo talmente forte che persino una salita di pochi metri, per noi che andavamo in mountain bike, era un “Gran Premio della Montagna”.

Oggi che Pantani avrebbe compiuto cinquant’anni, molto probabilmente e se tante cose fossero andate in modo diverso, saremmo qui a leggere l’intervista di un campione che da un pò di tempo avrebbe appeso la bicicletta al chiodo e che adesso sarebbe in piazza a Cesenatico a raccontare aneddoti su Indurain, Tonkov o Jalabert.

E invece no, da quella mattina del 5 giugno del 1999 a Madonna di Campiglio, qualcuno decise che la carriera di Pantani dovesse terminare lì, un complotto, come qualcuno ancora oggi sostiene, che portò il Pirata a crollare inesorabilmente.

Lo scalatore più forte che la storia del ciclismo abbia mai visto, capace con quelle accellerate improvvise di lasciare qualsiasi avversario sul posto, e non c’era pendenza che temesse. Se c’era una salita da scalare, Pantani la avrebbe aggredita con rabbia e forza.

Ricordo che ero un grande ammiratore di Tonkov, ciclista russo che fu forse tra i pochi a cercare di tener testa al Pirata di Cesenatico, e quei duelli sulle salite dell’Aprica o dell’Alpe di Pampeago che sono storia leggendaria del ciclismo.

Fu un pò il Bartali degli anni 90 Pantani, quando con ferocia e carattere si portò a casa il Tour De France del 1998: l’ ‘attacco sul colle del Galibier a quasi 50 chilometri dal traguardo, e nonostante le difficili condizioni atmosferiche,riuscì a staccare Ullrich arrivando al traguardo in solitaria, con quasi nove minuti di vantaggio sul rivale.

Le leggende non muoiono mai, vivono e fanno da esempio. Perchè Marco Pantani ci insegna qualcosa di straordinario che va oltre il ciclismo e lo sport, cioè che tenacia e determinazione possono portarti ovunque… e non c’è salita che tenga

Buon compleanno campione!