POTENZA – Non c’è soltanto il caro carburante a pesare su famiglie e imprese lucane. A preoccupare è anche la progressiva riduzione della rete dei distributori, soprattutto nei piccoli Comuni e nelle aree interne e montane della Basilicata.
Secondo i dati richiamati da Confartigianato, sul territorio regionale risultano attualmente attivi 267 impianti di distribuzione carburanti, dei quali 220 comunicano il prezzo del self-service, distribuiti in 99 Comuni. Sono invece 32 i Comuni lucani completamente privi di un distributore e, secondo le stime dell’associazione, un’altra decina di impianti rischierebbe la chiusura a causa dell’aumento dei costi di gestione e della scarsa redditività nelle aree a bassa densità abitativa.
«Il problema non riguarda soltanto il prezzo del carburante – sottolinea Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato –. Nelle aree montane i distributori non sono semplici attività commerciali, ma veri e propri presìdi di comunità. La loro presenza garantisce mobilità, accesso ai servizi e continuità economica in territori dove l’automobile non è una scelta, ma spesso l’unico mezzo possibile per spostarsi».
La chiusura di un impianto, evidenzia Confartigianato, può avere conseguenze significative per intere comunità, costringendo cittadini e imprese a percorrere decine di chilometri in più per fare rifornimento, con un inevitabile aumento dei costi e dei tempi di percorrenza.
Per l’associazione, la tenuta della rete dei distributori dovrebbe quindi entrare a pieno titolo nelle politiche destinate alle aree interne. «Lo spopolamento – aggiunge Gentile – si contrasta creando opportunità di lavoro e condizioni favorevoli per fare impresa, ma anche assicurando la presenza dei servizi essenziali. Un territorio che perde progressivamente i propri servizi rischia di diventare sempre meno attrattivo per famiglie e imprese».
In questo quadro, Confartigianato guarda con interesse alle esperienze avviate in alcuni piccoli centri italiani attraverso la cosiddetta “benzina del sindaco”, con Comuni che rilevano o gestiscono direttamente l’unico distributore locale per garantirne la sopravvivenza e contenere i prezzi per i residenti.
Una soluzione che, secondo Gentile, può rappresentare una risposta concreta alla progressiva perdita di servizi nei territori più fragili. «Quando determinate attività non vengono più garantite per ragioni economiche – spiega – le amministrazioni locali si trovano davanti a una scelta: assistere passivamente alla perdita dei servizi oppure individuare nuove soluzioni per continuare a rispondere alle esigenze delle proprie comunità».
La questione incide direttamente anche sulla competitività delle piccole imprese e dell’artigianato, per le quali la mobilità costituisce un elemento essenziale: dagli spostamenti verso i clienti alle consegne, fino al trasporto di materiali, mezzi e personale.
Confartigianato sollecita quindi le istituzioni regionali e locali a considerare la rete dei distributori come parte integrante dei servizi essenziali delle aree interne, valutando misure di sostegno e nuove forme di gestione nei territori in cui il mercato non riesce più a garantire la sostenibilità economica degli impianti.
«Difendere un distributore in un piccolo Comune – conclude Rosa Gentile – non significa soltanto salvaguardare un’attività commerciale, ma difendere la mobilità delle persone, la competitività delle imprese e la possibilità stessa di continuare a vivere e lavorare in quei territori».












































