“Bisogna sbattere le paure come si fa con i tappeti. Siamo una casa”. Le chiamava persone medicina di Gio Evan

EDITORIALE – Gio Evan con la sua scrittura semplice e delicata, racconta una storia che riesce a smuovere qualcosa dentro, risvegliando emozioni che credevamo dimenticate. È la storia di una nonna custode del bosco e dei suoi segreti, di un bambino di città, della sua amica Isabella, bella e selvaggia; ma è anche la storia della montagna con le sue leggi indispensabili. Senza dubbio questa è la storia di ogni lettore.

Marelargo è un bambino di undici anni, che si sente nato con la pelle troppo fina e difettosa per assorbire gli urti: il mondo ci passa attraverso. La sua amica Isabella dice che i suoi undici anni li porta davvero male, manca di gioco e ha pensieri da adulto. La sua sensibilità lo rende vulnerabile, ma gli offre la possibilità di percepire la bellezza delle piccole cose. Nel momento in cui si ritrova a trascorrere dei mesi in montagna, con sua nonna Adele, Marelargo intraprende un profondo viaggio di crescita interiore, con la guida preziosa di quella donna, sua nonna, che apriva bocca solo per dare un aiuto o per salvare, altrimenti prediligeva il silenzio.

Gio Evan, con Le chiamava persone medicina, ci fa capire che, a volte, le persone possono aiutare a guarire, possono curare scegliendo le parole giuste o offrendoci un rifugio fatto di silenzio. Ci sono persone che possono lenire i nostri mali anche solo stando accanto, persone con cui guarisci semplicemente guardandole, persone che calmano i battiti, placano la tachicardia, aprono le persiane del cuore e fanno entrare la luce pura del sole.

Tutti, a volte, possiamo essere la persona-medicina di qualcun altro.  

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