Bolognetti: ‘Lettera aperta a Filomena, Marco e ai miei compagni’

Latronico (PZ) – Maurizio Bolognetti al 15°esimo giorno di azione nonviolenta (12 giorni di sciopero della fame e 3 giorni di digiuno) scrive una lettera aperta a a Filomena, Marco e ai suoi compagni. Lettera che riproponiamo integralmente.

Cara Filomena, caro Marco,
ieri ho seguito almeno in parte i lavori congressuali e ho ascoltato le parole e l’accorato appello rivoltomi da Filomena a sospendere l’Azione nonviolenta in corso.
Nell’esprimere alla Segretaria e a voi tutti la mia gratitudine per questo nostro essere compagni, e cioè uomini e donne animati dal desiderio di condividere il “pane” del diritto e dei diritti, rispondo che non posso e non voglio sospendere, non ora, non adesso. Intendo andare avanti. Non voglio essere né martire né eroe, sto solo provando a difendere con voi diritti che sono diritti umani e quella Costituzione “più bella del mondo” ridotta da tempo a carta straccia: la Costituzione scritta sostituita dalla Costituzione materiale.

Nella consapevolezza e nella certezza, se volete, che la strage di diritto, diritti e legalità, si traduce inevitabilmente in strage di popoli, di vite, di persone.
Mentre scrivo ricevo comunicazioni orali nelle quali mi si dice che a livello ministeriale le questioni poste sarebbero state risolte. In attesa di verifiche e riscontri e nell’attesa che i rumors prendano la forma concreta di atti e comunicazioni necessarie, voglio provare a trasferirvi alcune considerazione che a getto e di getto, spinto dall’urgenza e dalle urgenze che condividiamo, ho scritto questa mattina.

Sono assolutamente consapevole che alla luce di quanto è accaduto in questi mesi i nostri interlocutori potrebbero, causa la loro manifesta incapacità al momento di comprendere senso e ragioni dell’Azione in corso, farmi fare la fine degli avvocati turchi ospiti delle galere del “sultano” Erdogan.
Ciò detto, ai nostri interlocutori ministeriali e regionali, nazionali e “locali”, non posso che tornare a porre una semplice domanda: cosa vi stiamo chiedendo da 10 mesi?

Io direi che stiamo chiedendo ai nostri interlocutori di rispettare la loro propria legalità, di onorare le istituzioni che rappresentano, di interrompere – perché così stanno le cose – la flagranza di reato contro i diritti umani e la Costituzione.

Glielo stiamo chiedendo incessantemente da 10 mesi!
Gli stiamo chiedendo di rispettare la legge, la loro, la nostra legge.
Gli stiamo chiedendo di rispettare i diritti delle persone con disabilità, di rispettare gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.
E loro, i nostri interlocutori, come hanno risposto in questi 10 mesi?
Silenzi, impegni disattesi, invio di “barche”, “capre e cavoli”, richieste di non so quali liste.
Hanno risposto con 291 giorni di silenzio, che sono i 291 giorni di silenzio del nostro Ministro della Sanità, Roberto Speranza.
Arroganza, strafottenza, il volto di un potere esso si violento che uccide speranze e calpesta diritti umani.

C’è ricatto nell’Azione nonviolenta che sto conducendo con, al fianco e a supporto dei miei compagni dell’Associazione Coscioni, dei miei compagni di strada e di giornata, di marciapiede, degli 810 che hanno firmato una lettera-appello?

No, direi proprio di no. E potrei citare – e lo faccio – quel Marco Pannella che 25 anni fa scriveva: “L’amore e la nonviolenza non sono mai ricatto perché non si ha ricatto nella difesa, nella sete, nella fame di verità e di conoscenza se non per chi ne ha paura […] Noi stiamo lottando. Non possiamo sparare perché non siamo violenti e quindi spariamo amore, dialogo e lotta di questo genere e gandhiana perché è in corso l’ennesimo crimine di Stato, di partitocrazia, di regime”.

La nonviolenza con i suoi strumenti di lotta e di azione non è anacronista, non è superata.
Nonviolenza vs l’oggettiva violenza dell’esercizio cieco, sordo, ottuso del potere.
Verso chi a volte sembra voler emulare il mitico Marchese del Grillo: io so io e voi…

Io credo, anzi ne sono certo, che da questa parte di una barricata che non c’è, e se c’è è stata innalzata dai nostri interlocutori, stiamo solo provando a convincerli a compiere atti dovuti.

A questo punto, cara Filomena, caro Marco, cari compagni, non so cosa aspettarmi e se risposte dirette o “indirette” ci saranno. So, però, che su questa trincea intendo attestarmi per dar corpo e vita a quel preambolo allo Statuto del Partito Radicale che recita: “Per la difesa con la vita, della vita, del diritto, della legge”.

Con l’affetto di sempre