Bolsonaro nel mirino del Tribunale supremo federale per la diffusione di Fake News

Ne ha parlato Repubblica qualche giorno fa.

Perquisizioni nelle case e negli uffici di 29 fedelissimi del presidente Bolsonaro: sono blogger e politici del cosiddetto “Ufficio dell’odio“, la struttura di propaganda gestita dal figlio Carlos. L’accusa: aver diffuso notizie false.

Come riportato da Next, l’operazione è coperta dal segreto istruttorio ma i media hanno potuto appurare che sono state eseguite perquisizioni nelle residenze, tra gli altri, della deputata federale Carla Zambelli e dell’imprenditore Luciano Hang, entrambi molti prossimi al capo dello Stato. La Corte suprema ha autorizzato l’esecuzione di 29 mandati di perquisizione e sequestro. Uno dei bersagli principali è il blogger Allain dos Santos. Gli agenti hanno perquisito anche le residenze e gli uffici della deputata federale Bia Kicis e dell’ex deputato Roberto Jefferson, anche loro difensori del governo. E il procuratore generale brasiliano, Augusto Aras, ha chiesto alla Corte suprema di sospendere l’inchiesta. Secondo Aras, l’inchiesta “non rispetta i diritti e le garanzie fondamentali degli indagati e non può essere realizzata senza il coinvolgimento della procura”. Tra gli indagati c’è anche l’uomo d’affari Luciano Hang, proprietario della catena di grandi magazzini Havan.

Bolsonaro ha difeso gli indagati.
“Lavoriamo perché venga fatto valere il diritto di libera espressione nel nostro Paese. Nessuna violazione di questo principio deve essere accettata passivamente!”, ha scritto il capo dello Stato. “Vedere onesti cittadini subire l’invasione delle loro case perché esercitano il loro diritto alla libertà di espressione è un segnale del fatto che sta accadendo qualcosa di molto grave alla nostra democrazia”, ha aggiunto Bolsonaro. Secondo alcuni media, il presidente starebbe studiando con i suoi ministri una “risposta” a quelli che considera “eccessi” commessi dalla Corte. In risposta i presidenti della Camera e del Senato brasiliani, Rodrigo Maia e Davi Alcolumbre, si sono espressi a favore dell’inchiesta. Secondo Maia, le indagini “rafforzano la democrazia” e “non pregiudicano in alcun modo la libertà di espressione”. Per Alcomumbre, a sua volta, le notizie false “contaminano la società nel suo complesso e offendono qualsiasi cittadino distorcendo i fatti”.

Va ricordato anche che per l’autorevole BBC sono tre i principali politici che hanno diffuso Fake News durante le settimane più dure della pandemia. Al primo posto c’è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, seguito dal brasiliano Bolsonaro e al terzo posto c’è l’italiano Matteo Salvini. Tutto ciò dimostra ancora una volta che le bufale non sono altro che strumenti di propaganda politica che il giornalismo vero, come appunto fatto dalla BBC, deve saper bonificare.