POTENZA – Lo scorso 7 giugno è scaduto il termine per il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale in tutta l’UE secondo cui a parità di lavoro deve corrispondere parità di retribuzione, indipendentemente dal fatto che il lavoro sia svolto da una donna o da un uomo ed anche l’Italia si muove in tal senso: da qualche giorno, infatti, è entrato in vigore nel nostro Paese l’obbligo di comunicazione dei dati relativi ai divari retributivi che, per ora, è scattato per i datori di lavoro che occupano almeno cento dipendenti e per il quale, qualora si verifichi l’esistenza di un divario retributivo di almeno il 5% tra uomini e donne non giustificato, lo stesso andrà corretto entro 6 mesi. Purtroppo, infatti, sebbene quasi nove europei su dieci ritengono inaccettabile che le donne siano pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro, il divario retributivo di genere ancora persiste in tutta l’Unione e gli ultimi dati Eurostat mostrano che, in media, la retribuzione oraria lorda delle donne nell’UE è inferiore dell’11,1% rispetto a quella degli uomini: ciò è dovuto a una serie complessa di fattori, tra cui la sottovalutazione dei ruoli tradizionalmente occupati dalle donne e gli stereotipi di genere che incidono sull’istruzione, sulle assunzioni, sulle promozioni e sui salari.














































