POTENZA – Durante la 61ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra è stato presentato il rapporto “Salvaguardare lo spazio della società civile alle Nazioni Unite”, redatto da Patrizia Scannella e pubblicato dalla Friedrich-Ebert-Stiftung in collaborazione con la Commissione Internazionale dei Giuristi. Un documento che arriva in un momento delicato, mentre l’ONU si avvicina al suo ottantesimo anniversario affrontando una duplice pressione: quella geopolitica esterna di un autoritarismo in risalita a livello globale, e quella interna di una riforma istituzionale — l’iniziativa UN80 — che rischia di sacrificare funzioni essenziali sull’altare dell’efficienza contabile. Il rapporto parte dalla constatazione che la società civile non è una presenza decorativa nel sistema ONU, ma una componente strutturalmente necessaria al suo funzionamento: senza ONG, attivisti, esperti indipendenti e rappresentanti delle comunità colpite, le Nazioni Unite rischierebbero di trasformarsi in un’arena riservata agli Stati, perdendo quella capacità di ascolto, monitoraggio e critica che costituisce il fondamento della loro credibilità in materia di diritti umani. Il messaggio centrale che emerge dal rapporto è che proteggere lo spazio della società civile all’ONU è la condizione minima perché il sistema multilaterale per i diritti umani mantenga la propria credibilità e il proprio senso. Un sistema che ascolta solo gli Stati, che esclude le voci indipendenti, che riduce progressivamente le opportunità di dissenso e testimonianza, rischia, infatti, di trasformarsi in una semplice vetrina diplomatica. Il rapporto completo è scaricabile al seguente link: https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/04/safeguarding_civil_society_space_at_the_united_nations.pdf












































