Domenica 13 settembre sarà madrina della terza edizione della “Camminata Rosa” al Lago Sirino. IVL24.it incontra Denny Mendez, Miss Italia 1996 e attrice, ai blocchi di partenza.
Denny, qual è il tuo rapporto con la prevenzione?
Per me la prevenzione è una parte naturale della vita, non qualcosa a cui pensare solo quando arriva un problema. Durante l’anno faccio controlli e analisi periodiche e, all’inizio dell’estate, cerco di approfondire ancora di più.
In famiglia abbiamo sempre avuto una particolare attenzione agli aspetti circolatori e neurologici, quindi sono molto sensibile al tema. Cerco di trasmettere questo principio anche a mia figlia. Sono quindi molto felice di essere madrina della “Camminata Rosa”, perché di prevenzione non si parla mai abbastanza e sensibilizzare può davvero fare la differenza.
Esattamente trent’anni fa vincevi Miss Italia. Cosa è rimasto di quella ragazza nella Denny di oggi?
Di quegli anni conservo un ricordo bellissimo e un pensiero speciale per Fabrizio Frizzi, una persona straordinaria, legata a una televisione che allora riuniva davvero le famiglie.
Quella vittoria, però, non fu soltanto una corona. Fu una rottura, un’apertura, anche una battaglia. E alcune battaglie, purtroppo, non sono ancora finite. Ancora oggi troppo spesso chi ha origini diverse deve spiegare, giustificare, dimostrare di essere italiano.
Di quella ragazza mi sono rimaste la determinazione, la vitalità e la voglia di non arretrare. Il razzismo esiste ancora, e far finta che non esista non lo rende meno reale. Il mio desiderio è che mia figlia e le nuove generazioni non debbano più chiedere il permesso di sentirsi italiane: devono poterlo essere, semplicemente.
Da attrice però, se non sbaglio, non hai mai girato in Basilicata. Ti piacerebbe?
Moltissimo. La Basilicata mi ispira perché offre scenari completamente diversi, che sembrano già scritti per il teatro e per il cinema. Mi piacerebbe attraversarli vestendo i panni di personaggi che il pubblico non si aspetterebbe mai da me.
Per esempio?
A Maratea, essendo una persona di fede, mi immaginerei nel ruolo di una suora in pellegrinaggio verso il Cristo Redentore, in una storia molto spirituale e contemporanea. Nel Pollino, invece, vedrei bene un thriller immerso nella natura, tra boschi, montagne e rafting.
E poi c’è Grumento, con il suo teatro romano: lì mi piacerebbe portare una Medea contemporanea, una donna forte, ferita, complessa, riletta con uno sguardo moderno.











































