Canzoni nel cassetto: da Fiordaliso musa “inconsapevole” di Ruggeri a Orietta Berti “madrina” de Il Volo. Storie di canzoni che fanno giri immensi e poi ritornano (all’interprete giusto)

Di Riccardo Manfedelli

«L’ho scoperto da un’intervista di Enrico Ruggeri, ma non mi sono mangiata le mani. Oggi non so dirti come sarebbe andata: forse quella canzone non avrebbe avuto lo stesso impatto che con la voce di Fiorella Mannoia. A volte, anche con le canzoni, è semplicemente una questione di destino, o forse io venivo da alcune scelte squisitamente pop e per Quello che le donne non dicono serviva uno spessore, un background cantautorale che Ruggeri ha individuato – dimostrando poi di aver avuto ragione in Fiorella Mannoia».
Così Fiordaliso mi ha recentemente raccontato di quando era stata opzionata per cantare Quello che le donne non dicono, pietra miliare della musica italiana scritta da Enrico Ruggeri che ha poi trasformato Fiorella Mannoia, dal Festival di Sanremo 1987, nella musa delle più grandi penne della storia del nostro Paese. 
E al destino, quella traiettoria imperscrutabile che spesso compiono le canzoni prima di diventare parte del nostro patrimonio emotivo, si appella anche Noemi (altra “rossa” amatissima dal cantautorato italiano contemporaneo) nel raccontare, ospite a Splendida Cornice lo scorso 26 marzo su Rai3, di come L’Essenziale (canzone con cui poi nel 2013 Marco Mengoni ha vinto il Festival di Sanremo del rilancio discografico) fosse inizialmente destinata a lei: «Si è trattato davvero di una questione di giorni. Alla fine è andata bene ad entrambi: lui ha vinto Sanremo e Vasco mi ha regalato Vuoto a perdere».
Anche Almeno tu nell’Universo, brano che ha proiettato Mia Martini nel mito, tanto che oggi il Premio della Critica a Sanremo porta il nome dell’intensa interprete calabrese (vittima di voci aberranti che l’hanno, per un tempo troppo lungo, relegata ai margini dell’industria musicale italiana) prima di quel 1989 è passata di voce in voce. Tra le altre, anche Mietta l’aveva provinata come racconta nel suo ultimo singolo, una vera e propria lettera a sé stessa, un bilancio del proprio percorso umano e artistico, “Per avere me”.
Del Festival di Sanremo 1989, in cui era in gara con Claudio Cabrini e la canzone “Se non avessi te”, e di Mia Martini (con la quale ha successivamente condiviso gli spazi musicali dello show “Europa Europa”) Fiordaliso ricorda: «Con Almeno tu nell’Universo, Mia Martini si è semplicemente ripresa ciò che da sempre le spettava. Io l’ho sempre trovata una delle voci più belle e particolari della musica italiana; per il resto, era una persona molto chiusa. Con me però, nei camerini di “Europa Europa” parlava molto. Forse le piacevo, altrimenti non avrebbe esitato ad alzare i tacchi e andarsene; non era certo una che le mandava a dire».
Un’altra che con il suo stile diretto ha conquistato anche la generazione Z, che le ha regalato una nuova primavera artistica con la complicità di Fedez (e Achille Lauro) e il tormentone estivo “Mille” è Orietta Berti, che qualche anno prima aveva rifiutato di presentarsi a Sanremo con la canzone “Grande Amore” suggerendo all’autore Francesco Boccia di proporla a Il Volo. Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone vinceranno quindi il Festival di Sanremo 2015.
Romagnola come Orietta è Elettra Lamborghini, in queste settimane tra i protagonisti di Canzonissima su Raiuno con Milly Carlucci e prossima commentatrice italiana dell’Eurovision Song Contest in coppia con Gabriele Corsi, che lo scorso anno avrebbe dovuto partecipare in gara al Festival (a cui poi ha preso parte come co-conduttrice della serata del giovedì) con il brano “Amarcord”, poi passato a Sarah Toscano, vincitrice della ventitreesima edizione di Amici di Maria De Filippi.
Il repertorio di un’interprete di musica leggera è, insomma, simile a una scacchiera. E qualche anno fa, a margine di una presentazione del suo romanzo “Un altro giorno verrà”, Iva Zanicchi mi confidò di invidiare alla collega Patty Pravo più di qualche brano: «Su tutti Pazza Idea e Tutt’al più».

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