Carburanti, Bochicchio: “Il price cap non basta, serve una vera politica energetica” 

Il capogruppo socialista: il tetto ai prezzi può dare un sollievo temporaneo, ma non corregge le scelte che ci hanno portato fin qui. Per la Basilicata servono risposte strutturali

POTENZA – “Il price cap sui carburanti può certamente rappresentare un sollievo temporaneo per famiglie e imprese, ma non possiamo confondere un intervento emergenziale con una politica energetica. Il rischio è quello dei pannicelli caldi, mentre restano le conseguenze di scelte internazionali ed europee, alle quali anche l’Italia ha partecipato, che hanno aumentato la nostra esposizione alle crisi geopolitiche e alle oscillazioni dei mercati”.

Lo dichiara Antonio Bochicchio, capogruppo socialista in Consiglio regionale della Basilicata, che aggiunge:

“Il tetto annunciato da Eni può avere effetti nell’immediato, ma non può invertire dinamiche internazionali né sostituire una strategia di lungo periodo. Bene, naturalmente, che questa iniziativa abbia già innescato una dinamica che sta spingendo anche altri operatori a intervenire sui prezzi alla pompa. In Basilicata sono solo trenta i distributori Eni ed Enilive interessati dal price cap ed è quindi importante che l’effetto si allarghi progressivamente al resto della rete. C’è poi una questione di opportunità che, mentre ci avviciniamo alle elezioni, credo sia legittimo porre. Un conto è la moral suasion del Governo su Eni, altro è l’accostamento, nella comunicazione di un partito, tra la presidente del Consiglio e l’amministratore delegato di una grande società partecipata dallo Stato. Senza voler attribuire a nessuno responsabilità o intenzioni che non gli appartengono, penso che soprattutto in una fase che ci avvicina alle elezioni sia preferibile mantenere ben distinti il piano della gestione aziendale, quello istituzionale e quello della comunicazione politica. Insomma, non si metta il cappello sulle ‘questioni di stato'”.

“Per la Basilicata, poi, il semplice price cap è ancora meno sufficiente. Siamo una delle principali regioni energetiche del Paese e non possiamo accontentarci di qualche centesimo in meno alla pompa e non sappiamo fino a quando. Mentre si discute di un nuovo protagonismo delle Regioni e delle Assemblee legislative su materie importanti, sulle grandi scelte energetiche da Roma sembra continuare a prevalere una visione fortemente centralizzata. Infine c’è il Piano Mattei. Proprio il nome scelto impone qualche riflessione. Mattei cercò l’autonomia energetica italiana anche attraverso scelte coraggiose e controcorrente, dagli accordi con l’Iran a quello petrolifero con l’Unione Sovietica nel pieno della Guerra fredda. Non si limitava a seguire gli equilibri geopolitici esistenti, provava a modificarli quando riteneva che non corrispondessero agli interessi italiani”.

“È dunque legittimo chiedersi – conclude Bochicchio – cosa abbia prodotto finora il Piano Mattei in termini di maggiore autonomia strategica per l’Italia, al di là dell’altisonanza del nome. Negli ultimi anni ci siamo troppo spesso inseriti nelle grandi diatribe geopolitiche a rimorchio di dinamiche determinate altrove, senza una reale capacità autonoma di iniziativa e di interlocuzione con i partner. Richiamarsi a Mattei dovrebbe significare soprattutto questo, autonomia, capacità negoziale e tutela degli interessi nazionali. E per la Basilicata resta una domanda molto concreta, quanto torna ai lucani del ruolo energetico che questa regione svolge da decenni per il Paese, a maggior ragione mentre si rimette al centro della discussione il futuro delle estrazioni?”.

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