POTENZA – Un esposto alla Guardia di Finanza per fare luce su possibili anomalie nella formazione dei prezzi dei carburanti in Basilicata. A presentarlo è stata A.Ba.Co. Basilicata, mentre dal fronte politico arriva una presa di posizione netta da parte delle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri.
«Non spetta a noi anticipare giudizi – dichiarano – ma una cosa è chiara: quando in una regione come la nostra il costo del carburante resta così alto, il problema è politico prima ancora che tecnico o potenzialmente speculativo».
Le esponenti pentastellate richiamano quindi una condizione strutturale del territorio lucano: l’assenza di alternative efficaci al trasporto privato. In Basilicata, spiegano, possedere un’auto non rappresenta una scelta ma una necessità quotidiana per lavorare, studiare o accedere ai servizi essenziali. «Il prezzo alla pompa – sottolineano – diventa così una vera e propria tassa sulla vita delle persone».
A rafforzare la denuncia è il dato diffuso dalla Unione Nazionale dei Consumatori, secondo cui la Basilicata risulta attualmente la regione più cara d’Italia per il prezzo della benzina. Un primato negativo che incide su famiglie, pendolari e comparti produttivi come commercio, agricoltura, artigianato e trasporti, già alle prese con redditi contenuti e inflazione.
Al centro dell’intervento politico vi è la richiesta di chiarimenti: «Vogliamo capire perché qui il carburante costi così caro – affermano Araneo e Verri – se esistono distorsioni nella filiera, passaggi opachi o squilibri che finiscono per scaricarsi sui consumatori».
Nel mirino anche l’azione della Regione e del presidente Vito Bardi. Le consigliere annunciano infatti di aver richiesto un’audizione urgente in terza commissione consiliare del direttore generale con delega al settore petrolio, Francesco Busciolano.
«Non possiamo ignorare il paradosso – aggiungono – di una regione che ospita uno dei principali giacimenti petroliferi terrestri e che, allo stesso tempo, registra i prezzi più alti alla pompa».
Da qui la richiesta di interventi concreti: «Non basta prendere atto del problema. Servono verifiche, trasparenza e un confronto serio con il Governo e gli organismi competenti». L’obiettivo, concludono, è garantire equità ai cittadini lucani, che oggi pagano più di altri «senza risposte chiare e sopportando anche i costi sanitari, sociali e ambientali legati alle estrazioni petrolifere».










































