Caso Orioli–Andreotta, nuove ombre sulle riesumazioni: l’avvocato Fiumefreddo chiede nuovi accertamenti alla Procura Generale di Potenza

Nel documento depositato emergono presunte anomalie nelle autopsie: “Organi scomparsi e frammenti metallici ignorati. Qualcuno ha impedito di accertare la verità”

POTENZA – L’avvocato Antonio Fiumefreddo, difensore di Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli, ha depositato presso la Procura Generale della Repubblica di Potenza un nuovo atto nell’ambito dell’istanza di avocazione delle indagini sul duplice omicidio di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due giovani di Policoro trovati morti nel marzo del 1988.

Il documento, definito “un importante seguito” all’istanza già presentata, denuncia una serie di anomalie sconcertanti nelle due riesumazioni eseguite nel corso degli anni, che – si legge – avrebbero “impedito all’Autorità giudiziaria di accertare la reale causa della morte dei ragazzi, violando le più elementari regole della tanatologia forense”.

Tra gli elementi più rilevanti segnalati dal legale, la presenza in entrambi i corpi di formazioni a densità metallica descritte nei referti TAC: frammenti compatibili con proiettili o schegge metalliche riconducibili a un corpo contundente, individuati sulla coscia di Luca e sulla nuca di Marirosa.
Un dettaglio definito da Fiumefreddo “di straordinaria importanza”, mai approfondito, ma oggi potenzialmente chiaribile grazie alle più moderne tecniche di microtomografia, analisi metallografica e radiologia forense 3D.

Ancora più inquietante, sottolinea la difesa, è la scomparsa di organi fondamentali dalle salme: tutti gli organi del collo – tra cui l’osso ioide e la laringe – indispensabili per diagnosticare un eventuale strangolamento; gli organi toracici e addominali (cuore, polmoni, fegato, reni); e persino un corpo vertebrale differente per ciascuna vittima (D11 per Orioli, L3 per Andreotta). “Assenze – scrive Fiumefreddo – non compatibili con alcuna prassi autoptica nota”. “È innegabile – dichiara l’avvocato Fiumefreddo – che qualcuno abbia impedito che si accertasse la verità. L’assenza dei principali organi e dei reperti non può essere frutto di negligenza: rappresenta piuttosto un inquietante tentativo di deviare il corso della giustizia.”

Con l’atto depositato, la difesa chiede alla Procura Generale di disporre nuovi accertamenti utilizzando le più avanzate tecniche forensi: micro-TAC, analisi del DNA ambientale, spettrometria di massa, radiologia digitale, fotogrammetria 3D e riesame balistico dei frammenti metallici, affidando le operazioni a un collegio multidisciplinare, preferibilmente di ambito militare. “Dopo decenni di silenzi – conclude Fiumefreddo – lo Stato ha oggi il dovere di restituire verità e dignità a due giovani vite spezzate e a una madre che non ha mai smesso di chiedere giustizia.”

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