LAURIA (PZ) – A quasi sette anni dalla morte di Giovanna Pastoressa, arriva una prima risposta dalla giustizia. La sentenza di primo grado pronunciata oggi ha disposto quattro condanne e cinque assoluzioni, individuando responsabilità per la morte della giovane lauriota.
Sul pronunciamento del Tribunale interviene il Presidio Libera Lagonegrese “Mimmo Beneventano”, che accoglie la sentenza «con rispetto e con la consapevolezza che il percorso giudiziario non è concluso».
Il Presidio sottolinea la necessità di attendere le motivazioni della sentenza e di guardare «con la stessa attenzione tanto alle condanne quanto alle assoluzioni pronunciate dal Tribunale».
«Non è questo il momento delle esultanze né delle rivincite – evidenzia Libera –. La giustizia non è vendetta e nessuna condanna potrà restituire Giovanna alla sua famiglia e alla sua comunità».
Allo stesso tempo, per il Presidio resta fondamentale proseguire nella ricerca della verità e nell’accertamento delle responsabilità. «Lo dobbiamo a Giovanna, alla sua famiglia e a una comunità che da quasi sette anni porta dentro una ferita che non può essere consegnata all’oblio o alla rassegnazione».
La vicenda, secondo Libera, richiama anche il tema più generale della sicurezza e della responsabilità nella gestione dei beni e degli spazi pubblici. «La sicurezza delle persone, la cura dei beni e degli spazi pubblici, il rispetto delle regole non sono questioni burocratiche. Dietro una scelta, un incarico, un controllo ci sono persone, famiglie, vite. Ed è per questo che la responsabilità, in ogni funzione pubblica o privata, non può mai diventare una parola vuota».
Quella pronunciata oggi dalla giustizia, rimarca ancora il Presidio “Mimmo Beneventano”, rappresenta soltanto una prima parola in un iter giudiziario che dovrà proseguire attraverso i successivi gradi previsti dall’ordinamento.
L’appello è anche a mantenere equilibrio nel dibattito pubblico che seguirà la sentenza: «Chiediamo che al centro resti Giovanna. Senza strumentalizzazioni, senza processi sommari e senza dimenticare ciò che è accaduto».
Il Presidio conclude richiamando uno dei principi fondanti dell’impegno di Libera: «La memoria non è soltanto ricordo. È impegno, ricerca della verità e responsabilità. È fare tutto ciò che possiamo affinché ciò che è accaduto non accada ancora».
E il pensiero finale torna a quella sera e a Giovanna: «Era uscita di casa per andare in una palestra. Doveva tornare a casa».









































