Caso Vita, concluse le indagini a un anno dall’incidente nel cantiere del Tribunale. Tre indagati

POTENZA – Si sono chiuse, a poco più di un anno dall’accaduto, le indagini preliminari sul decesso di Agostino Vita, l’operaio morto il 26 novembre 2024 mentre lavorava in un cantiere all’esterno del Palazzo di Giustizia di Potenza. Tre le persone iscritte nel registro degli indagati: il titolare dell’impresa edile che stava eseguendo i lavori, il titolare della ditta di infissi presso cui Vita era impiegato e il responsabile tecnico per la sicurezza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del capoluogo, committente dell’opera.

Il pubblico ministero Antonella Mariniello procede, a vario titolo, per omicidio colposo in concorso e rimozione o omissione di dispositivi antinfortunistici, anch’essa contestata in concorso. Nel fascicolo sono inoltre ipotizzate violazioni del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro e la responsabilità amministrativa delle due società coinvolte per il reato di omicidio colposo commesso con violazione delle norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Vita, originario di Marsicovetere, stava trasportando un telaio in vetro al quinto piano dell’edificio utilizzando un carrello elevatore. In quel momento erano in corso interventi per la trasformazione del terrazzo in uffici destinati all’organismo di mediazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. L’operaio sarebbe rimasto schiacciato dall’infisso che doveva installare; la piattaforma, inoltre, si sarebbe bloccata durante la salita.

Dalla difesa arriva intanto la prima replica. «Stiamo preparando una memoria per dimostrare l’infondatezza delle accuse e che le eventuali responsabilità sono condivise», ha dichiarato Marco Saraceno, legale di Giuseppe Masino, titolare della ditta di infissi incaricata della fornitura.

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