Castelluccio Inf.re: ‘Il grido di dolore di una comunità ferita’

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO la lettera a firma dei parrocchiani castelluccesi in merito alla rimozione dall’incarico di parroco di Don Paolo Torino.

CASTELLUCCIO INFERIORE (PZ) – Con un abile GOLPE, il nostro parroco don Paolo Torino è stato rimosso all’improvviso dall’incarico di parroco della parrocchia di San Nicola di Mira di Castelluccio Inferiore.

Ma quale reato ha commesso questo sacerdote buono, che ha fatto proprio il messaggio evangelico, mettendosi al servizio degli ultimi, dei piccoli, degli invisibili?

Dal suo arrivo don Paolo ha portato luce nella comunità, dopo anni di appiattimento spirituale, in cui la religione era ridotta a pura formalità esteriore.

Ciò che ci addolora di più è che questo duro colpo gli è stato assestato  in un momento di estrema fragilità psicologica, dovuta al vile gesto di un cittadino armato di coltello.

Dopo questa inquietante vicenda, la comunità si è stretta intorno al suo sacerdote; diverso l’atteggiamento dell’autorità religiosa da cui don Paolo non ha ricevuto pubblicamente né solidarietà, né sostegno.

Don Paolo chiedeva solo una breve pausa per riprendersi dalla sconcertante esperienza che lo aveva lasciato impaurito e disorientato.

Domenica 7 giugno, però, dall’altare il Vescovo annuncia agli ignari fedeli che al nostro parroco avrebbe “fatto bene” il riposo di un anno sabbatico.

Si è avuta l’impressione che una chiesa indifferente e apatica sostenga sacerdoti spesso travolti dalla vanità e dal materialismo e che non riconosca e comprenda chi è un vero pastore del popolo di Dio, chi pratica il vangelo stando dalla parte degli umili, ignorando le parole del papa:” Non voglio suore e preti mondani”.

Con amarezza dobbiamo constatare che una brutta pagina è stata scritta nella storia della parrocchia di Castelluccio Inferiore e della diocesi di Tursi-Lagonegro.

Sacerdote dalle eccezionali doti umane e spirituali, d on Paolo ha illuminato il nostro percorso di vita con la sua predicazione e la sua opera.

Ci ha insegnato che Dio non è giudice ma padre misericordioso; ci ha fatto capire la grandezza e il coraggio del perdono, il valore della preghiera, la solidarietà con chi soffre.

Con papa Francesco ci ha invitati  a praticare la via dell’ amore, ad apprezzare la bellezza di un sorriso, di un gesto gentile che semini pace e amicizia.

Ci ha esortati al rispetto della natura creata da Dio secondo un ordine che l’uomo non può ignorare , né stravolgere.

È stato esempio di carità , esortandoci ad aiutare il prossimo bisognoso che incontriamo tutti i giorni; ci ha sensibilizzati ad aiutare le missioni; ha accolto con “tenerezza”i bambini più sfortunati, coinvolgendoli nelle attività e tenendoli vicino a sé durante la celebrazione della messa, perché, come diceva sempre, in loro vedeva il  volto di Cristo.

Ci ha insegnati a non nascondere il nostro essere cattolici, quasi fosse una vergogna, ma di custodire e condividere i valori in cui crediamo , a non vivere la nostra religiosità in maniera individualistica, ma di condividerla con i fratelli.

Ha organizzato la parrocchia con spirito innovatore proponendo tante iniziative.

Ha creato un oratorio, istituito catechesi  settimanali per ogni fascia di età dalle quali si ritornava a casa con l’animo arricchito e sereno.

Con don Paolo abbiamo vissuto momenti di intensa spiritualità nelle veglie di preghiera e nell’ adorazione del Santissimo Sacramento.

Una nota particolare meritano le Vie Crucis del Venerdì Santo: ogni stazione era un momento di introspezione e di riflessione.

Non ha trascurato nessuno, dimostrando che la parrocchia è una realtà concretamente vicina a  tutti, in special modo ai malati, agli afflitti, alle persone sole.

Ci manca la sua parola che scuote le coscienze e che ci esorta a dare una svolta alla nostra vita; ci ha formati alla luce del Vangelo facendoci crescere nella fede.

Anche durante il lockdown ci ha raggiunto nelle nostre case, in diretta streaming, con le benedizioni domenicali e con parole di incoraggiamento, dando continuità al percorso catechistico formativo, consentendoci di non sentirci soli in un momento tanto difficile.

Noi come comunità gradiremmo conoscere i fatti che hanno portato a questo duro e , secondo noi, ingiusto provvedimento.

Vogliamo sapere, altresi’, perché non siamo stati informati dei venti di tempesta che incombevano sulla nostra parrocchia e perché  prima del”verdetto”non è stata ascoltata  la comunità .

Vogliamo che don Paolo ritorni , vogliamo che si riaccenda la luce nella nostra parrocchia, che si riprenda il cammino di formazione e di fede bruscamente interrotto. 

                                                     Parrocchiani castelluccesi