Castelsaraceno e la Democrazia Cristiana: 45 anni di storia politica tra sviluppo, amministrazione e protagonisti locali


Introduzione di Peppino Molinari,articolo di Vincenzo Capodiferro.

CASTELSARACENO (PZ) – La Dc è stata soprattutto nella sua immensa periferia un grande partito di popolo,una grande esperienza politica e sociale che ha saputo mettere insieme più generazioni in ogni angolo del paese.Un partito che anche nei piccoli centri è stato di mediazione tra le classi ed il territorio capace di dare piena cittadinanza a tutti ed a tutte.La Dc fu davvero il partito della nazione,plurale che perseguì la ricostruzione democratica del paese proiettandolo in un orizzonte europeo ma fu anche l’artefice della crescita e dello sviluppo dei piccoli centri come Castelsaraceno. Un grazie a Vincenzo Capodiferro, castellano doc,docente di filosofia che ha ricostruito egregiamente con minuziosità e puntualità la storia della Dc di Castelsaraceno! Non un’opera nostalgica o agiografica ma dí ricostruzione storica!

Peppino Molinari


L’esordio della DC lucana è lento, ma nel contempo prodigioso: «In Basilicata l’appoggio dei cattolici alla Democrazia cristiana è tanto più interessante se si considera la scarsa rilevanza che essa aveva avuto nel periodo immediatamente precedente l’avvento del fascismo, quando, come già detto, nelle elezioni del 1921 il Partito popolare non aveva alcun deputato eletto. I vescovi cercarono di impartire alcune direttive e già nel novembre del 1943 Monsignor Delle Nocche, pur ricordando al clero che non era trai compiti dei sacerdoti sostenere questa o quella fazione, ravvisa nella Dc l’unica compagine politica di ispirazione cristiana ed invita l’Azione cattolica ad appoggiarla… A Potenza i primi ad organizzarsi sono proprio gli ex-popolari, che sotto la guida del sacerdote don Vincenzo D’Elia, già fondatore nel 1919 del Ppi, sul finire dell’estate del 1944 danno vita alla Democrazia cristiana». Possiamo considerare Senatro Lauletta tra questi originari fondatori della DC lucana: fin dal principio si fa seguace di Emilio Colombo e della sua corrente. Senatro Lauletta di Ercole nasce il 2 gennaio del 1925 a Castelsaraceno. È stato uno dei sindaci più giovani d’Italia; svolge con onore l’incarico di primo cittadino presso il Comune natio quasi ininterrottamente dagli anni Cinquanta fino al 1965. Le interruzioni furono dovute alla causa del bosco di Favino, intentatagli dal suo più fiero avversario, Luigi Pittella, il quale soleva scherzare: «Io mi chiamo Pittella e pitto». L’asta per la vendita del bosco di Favino fu indetta l’11 aprile del 1956, per un prezzo di base di lire 8.207.000. In quei tre lustri in cui è stato sindaco, Senatro si è impegnato fino in fondo per il progresso civile e la redenzione delle masse contadine. Ha fatto costruire le maggiori opere pubbliche: la Scuola, che poi è stata ampliata ed ha preso il nome dell’illustre Ciro Fontana; il Comune; la via Sant’Antonio ed il ponte annesso e tante altre opere, tra cui la sezione della Scuola di Miraldo. Aveva fondato le Acli, in cui svolgeva anche le funzioni di sindacato per i poveri ed i deboli. Faceva l’insegnante di scuola elementare. Aveva istituito tra l’altro, insieme al maestro Amedeo Megale, un centro di lettura, frequentato dalla popolazione, soprattutto dagli anziani. Geniale e propositivo: ricordiamo tra l’altro sia la fattoria degli animali, che aveva edificato vicino alla sua abitazione alla Torretta dei Molfese, che il mulino a cilindri in piazza. Amico del senatore Bonaventura Venturino Picardi (1911-1988) di Lagonegro, era corrispondente del “Il Mattino”. A coronamento del suo percorso politico e civile v’è il riconoscimento del titolo onorifico di Cavaliere della Repubblica, conseguito il 27 agosto del 1964. Era tenace e perseverante: quando viene chiuso il ponte della provinciale Castelsaraceno-San Chirico Raparo, perché ritenuto pericolante, si va a mettere sotto il ponte e viene anche arrestato! Gli anziani ricordano ancora il detto: «Come vuole compare Senatro!». Conoscitore del territorio, aveva più volte proposto il traforo del Monte Armizzone per superare il problema della viabilità. Dopo questa prima fase si crea una frattura in seno alla DC: nel 1965, contro la lista presentata da Senatro, si erge la lista civica del “Giglio”, capeggiata da Luigi Fontana e sostenuta dal medico del paese, il Dottore Eugenio Montesano. Senatro Lauletta si è spento nel 2000. Ha lasciato un profondo segno nella politica, nella storia, nella vita sociale.
La seconda fase del governo della DC locale si apre nel 1965, con la lista civica Giglio di Luigi Fontana. La lista era sostenuta da don Mario Nuzzi e dal dottore Eugenio Montesano. Si presentò anche la moglie del medico, Giovanna Troccoli, di Vallo della Lucania, la Signora Sandra, insegnante. Fontana Luigi ha governato dal 1965 al 1978. Anche Luigi Fontana era della corrente dei colombiani. Era amico intimo di Emilio Colombo. Luigi si è dedicato all’insegnamento, rivestendo anche la funzione di preside, prima della scuola “Ciro Fontana” e poi in Sicilia. Trai suoi più fervidi sostenitori vi era don Mario Nuzzi (1933-2020): dopo la morte di don Giuseppe Iacovino, il 2 ottobre del 1962 viene nominato Parroco della Chiesa “Santo Spirito” di Castelsaraceno, ove è rimasto fino agli anni Ottanta. Il 14 ottobre 1984 è nominato da S.E. Mons. Francesco Pala, Parroco della Chiesa della Visitazione a Rocca Imperiale. Don Mario era un prete attivo, un educatore energico e incisivo.
Negli anni Settanta aveva avuto un’intuizione straordinaria: era stato il promotore di una cooperativa edile, denominata “Castelveglio”. La cooperativa Castelveglio era stata fondata il 1° aprile del 1973 e fu sciolta nel 1989. Purtroppo la cooperativa fallisce e la colpa viene data al parroco! Così anche egli vive il dramma della condanna, della falsità, dell’ipocrisia. Nel settembre del 1984 ci fu una vera e propria rivoluzione in difesa del valoroso pastore: don Mario, accusato, viene allontanato dal paese per disposizione dall’allora Vescovo Mons. Gerardo Pierro. Il Vescovo di persona si reca a Castelsaraceno e la popolazione insorge per difendere il parroco contro il Vescovo. Don Mario viene mandato a Rocca Imperiale: anche qui non si ferma mai, ricomincia daccapo e si prodiga per la costruzione di una nuova chiesa. Don Mario Nuzzi è morto il 20 giugno del 2020.
Un’altra persona importante che ha sostenuto vivamente l’operato di Gigino Fontana è stato il medico Eugenio Montesano. Camminava sempre per le strade di Castelsaraceno, con il giornale sotto il braccio e con il suo passo spedito ed elegante. È morto il 24 giugno del 2014. Nato il 30 dicembre 1925 a Grumento Nova, trascorse alcuni anni della sua infanzia a Venezia e continuò i suoi studi a Napoli, laureandosi in medicina. Giunse a Castelsaraceno come medico condotto nel 1951. Si trovò ad esercitare la sua professione in un contesto difficile e precario dal punto di vista economico, sociale ed anche igienico..
Luigi Fontana aveva portato a termine importanti lavori pubblici, come il campo sportivo. Aveva avviato tutti quei lavori di recupero dell’area del fosso Monastero e del Guercio che saranno continuati felicemente dal suo successore.
Nella terza fase, a Luigi Fontana è succeduto, sempre nella DC, Felice Latronico, dal 1978 al 1981 e dal 1985 al 1990. Prima è stato vicesindaco sotto la reggenza di Luigi Fontana. Nel 1981 vinsero le sinistre con la lista “Spiga”, con De Mare Felice. Per le strade buttavano il grano e le galline, che allora popolavano il paese, andavano a beccare in piazza. Nel 1985 torna di nuovo Felice Latronico. Nel 1990 si alternano le sinistre con Angelo Lardo (1990-1993) e Vincenzo Rosano (1993-1995). Nel 1995 subentra Carmine Fontana.
Felice Latronico si è ispirato sempre ad un pragmatismo politico, teso a venire incontro alle esigenze reali della popolazione. La sua visione politica era improntata ad un sano ottimismo: vedere sempre in positivo e soprattutto credere nello sviluppo economico e sociale dei paesi del sud e della Basilicata, anche dei piccoli borghi come Castelsaraceno, aggrappati alle cime dei monti, in un’area storicamente depressa, come il Lagonegrese.
Fin da quando era vicesindaco, Felice Latronico si è battuto per attuare un piano di recupero delle aree adibibili ad urbanizzazione attorno alla valle del fiume che attraversava il paese, detto fosso Monastero. Tutta la zona Guercio-Piave e la parte inferiore che sfocia attorno alla piazza Vittorio Emanuele era attraversata da questo torrente, per cui il centro abitato veniva ad essere diviso dalla piazza. Felice ha avviato tutto un piano di messa in sicurezza del letto del fiume, di copertura del fosso, recuperando così una notevole area, che poi è stata man mano urbanizzata ed adesso è parte integrante del centro abitato. La parte inferiore poi è stata adibita a parco comunale
Un altro programma, in cui il Nostro attivo amministratore si è battuto, è stato quello della viabilità, oltre a progetti di consolidamento e miglioramento del centro abitato, sotto le sue legislature sono state realizzate varie vie comunali: come quella che collega il Pastino a S. Antonio, quella che collega il paese al Piano di S. Angelo e alla Portella, ove oggi si erge il ponte tibetano più lungo al mondo che collega i due versanti dei parchi Lagonegrese-Val d’Agri con il Parco Nazionale del Pollino, andando a costituire la nota “cerniera”. Ha avviato la strada comunale che collega il centro abitato con la contrada Fiumicello e il monte Raparo e che si collega anche ad un’altra strada rurale, la quale tocca la famosa Serra del Sambuco, nonché la strada comunale che collega il paese alla contrada Cerasia ed al bosco comunale Coccari.
Forte è stata la sua premura per le opere idriche, per dotare il centro abitato di un acquedotto, che poi, come in tutti i comuni lucani, tranne in pochi, è finito alla gestione dell’Acquedotto Lucano. È stato costruito l’impianto di captazione in località Cugno di Viggiano, nonché in località Cascone, e soprattutto, visto che non bastava d’estate con la secca, un altro impianto in località Torre-Acqua di San Giovanni, con impianto di sollevamento. Parte delle acque fu ceduta al comune di San Chirico Raparo, in cambio di un canone annuo. La logica era sempre di risolvere i problemi della cittadinanza, cercando di captare i fondi per lo sviluppo economico previsti per il Mezzogiorno.
Grande è stata la sua attenzione alle attività sportive: fruttando i finanziamenti previsti per Italia ’90 ha ristrutturato il campo sportivo “Pugliese Egidio”, dotandolo di un manto appropriato, di spogliatoi e di spalti; nonché ha provveduto alla realizzazione di un campo da tennis presso il vecchio cimitero del paese in località Pastino. Oltre allo sport, grande impegno è stato profuso per il turismo, mediante la valorizzazione del bosco Favino, con costruzione di bungalow ed altre strutture ricreative.
Grazie a lui, cospicue risorse sono state profuse per la riorganizzazione della macchina comunale, portando il numero del personale impegnato sul comune a 30 membri e sfruttando anche elementi provenienti dalla ex legge 285, il tutto con regolare approvazione del Ministero dell’Interno, e tutto allora a carico dello Stato.
Una delle opere più importanti a cui si è impegnato il nostro sindaco fu quello della viabilità extraurbana. Felice Latronico, seguendo in ciò la visione politica di un notevole esponente della DC regionale, Decio Scardaccione (1917-2003) di S. Arcangelo, guardava già alla strada fondovalle del Racanello che sfocia nell’Agri: quindi pensava che in una visione positiva, di sviluppo del paese, bisognava assicurare un collegamento con la Val d’Agri, più che con il Lagonegrese. Il percorso per la costruzione della strada fondovalle del Racanello è stato lunghissimo e non facile. Già dal 1978 il nostro si è dedicato ad un convegno sulla viabilità, svoltosi presso la biblioteca comunale, alla presenza di notevoli personalità della DC di allora, quali l’on. Scardaccione, e l’on. Bonaventura Picardi (1911-1988) di Lagonegro. Visto che già c’era una stradina rurale, che costeggiava il torrente Racanello, l’ampia arteria fu avviata all’inizio come strada rurale, in vista dello sviluppo dell’agricoltura, con i fondi europei FEOGA.
Nel 1979 Felice Latronico viene nominato assessore alla Comunità Montana del Lagonegrese, insieme anche al suo avversario politico, il socialista Vincenzo Rosano. Venne assegnato un finanziamento di dieci miliardi dalla UE alla Regione Basilicata per procedere alla realizzazione di una strada fondovalle che collegasse Cogliandrino con Moliterno. Fu organizzato a proposito un altro congresso sulla viabilità presso il ristorante Frusci. Quella strada in effetti non è stata mai realizzata e grazie anche all’ausilio di Vincenzo Rosano, parte di quei fondi vennero destinati alla realizzazione della strada fondovalle del Racanello, sotto la direzione dell’ingegnere Bianco di Lagonegro e parte alla costruzione di un impianto turistico sul monte Sirino. La strada del Racanello interessava anche al comune di San Chirico Raparo, retto allora dallo storico sindaco della DC lucana Antonio Rinaldi, il quale si impegnò anche egli a tale scopo. Era rimasto solo uno tralcio che fu assegnato alla Provincia e completato, poi, grazie anche all’impegno dell’allora Presidente del Consiglio Provinciale Angelo Lardo di Castelsaraceno.
L’ultima grande opera in cui si adoperò tanto Felice Latronico fu la metanizzazione del centro abitato. Riuscì con il suo zelo politico ad ottenere dal CIPE, di cui era in quel frangente presidente l’on. Emilio Colombo (1920-2013), nonché Ministro del Bilancio, un progetto suppletivo che prevedeva il collegamento del centro abitato con il gasdotto generale che costeggiava il Tirreno. Si recò egli stesso di persona al Ministero, con una delegazione da Castelsaraceno, per ottenere questo collegamento, mediante una bretella diretta, che si agganciava, presso Praia a Mare, all’imponente gasdotto proveniente dall’Algeria. In accordo con al SNAM fu fatto questo collegamento diretto, molto tempo prima che il metano arrivasse ad altri comuni anche più grandi del nostro.
Gli ultimi anni dell’incarico, contemporaneamente svolgeva la funzione di segretario comunale a San Martino d’Agri ed altri comuni. Dopo ha svolto sempre questa funzione in vari comuni lucani, tra cui Montalbano Jonico e Policoro. Felice Latronico aveva aderito alla corrente detta Base, o cristiano sociale, in seno alla Democrazia Cristiana, la quale faceva capo all’on. Angelo Sanza ed era contrapposta a quella dorotea, guidata dall’on. Emilio Colombo.
Tra le figure di rilievo che gravitavano attorno all’amministrazione Latronico, possiamo ricordare il vicesindaco, Carmine Fontana, poi anche egli sindaco, nonché segretario comunale in vari comuni, tra cui Lagonegro, gli assessori Ercole Lauletta, figlio di Senatro, Giuliano Latronico, Giuseppe Iacovino, detto di “Tredici” e Vincenzo Lardo, oltre al preside Prospero Cascini, più volte candidato tra le fila della DC, il quale ha svolto l’incarico di vicepresidente della Comunità Montana del Lagonegrese, sotto la presidenza del socialista Nicola Savino.
Giuseppe Molinari ricorda sempre con affetto le feste dell’amicizia che si celebravano a Castelsaraceno, di solito nell’agosto, prima del 15. Ci racconta che con la delegazione di Potenza andavano prima a Maratea a bagnarsi e poi dal mare si trovavano catapultati al paese, a mille metri, al freddo e al gelo. Come dicevano gli antichi: «Agosto è capo d’inverno!». Erano momenti importanti, di aggregazione politica e sociale, ove si ballava, si mangiava e si facevano ludi antichi, come la corsa nel sacco e il tiro alla fune. C’era tanta semplicità, genuinità, fraternità e solidarietà. Poi andavano a pernottare da Pansardi Giuseppe a Frusci, un grande albergatore che aveva creato una importante realtà ricettizia e turistica ai piedi del monte Alpi.

Vincenzo Capodiferro

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