MATERA – Il consigliere regionale Roberto Cifarelli ha annunciato la propria uscita dal Partito Democratico, definendola «una scelta difficile, ma necessaria», maturata al termine di un lungo percorso politico e personale.
In una nota rivolta a iscritti e simpatizzanti, Cifarelli parla di una decisione sofferta, che affonda le radici in una storia di appartenenza «identitaria, culturale e ideale». A determinare la rottura, spiega, sarebbero stati gli ultimi sviluppi politici a Matera, tra cui la mancata convocazione a iniziative del partito e un recente comunicato firmato dal senatore Daniele Manca e da Giuseppe Tragni, nel quale si esclude la partecipazione a «intese sottobanco per spartire il potere».
Cifarelli sottolinea come, insieme ad Angelo Rubino, sia tra i pochi consiglieri comunali materani iscritti al PD, interpretando quelle dichiarazioni come un riferimento diretto alla propria posizione. Parole e atteggiamenti che, afferma, si inseriscono in un quadro già segnato dall’assenza del partito alle ultime elezioni comunali e dagli ostacoli alla sua candidatura a sindaco, nonostante la vittoria alle primarie civiche.
Il consigliere regionale rivendica la scelta di aver partecipato a quelle primarie e denuncia le pressioni ricevute nei mesi successivi per lasciare il seggio in Consiglio comunale, in nome di una presunta incompatibilità con lo statuto del partito. «La questione – scrive – non è più personale o statutaria, ma pienamente politica».
Nella sua analisi, quanto accaduto a Matera rappresenterebbe il riflesso di una crisi più ampia che investe il PD a livello nazionale e regionale: una crisi «di direzione, coerenza e riconoscimento del mandato democratico». Cifarelli parla di un ritorno a forme di centralismo che penalizzano i territori e di una gestione commissariale percepita come conservativa, incapace di promuovere rinnovamento e nuova classe dirigente in Basilicata.
Particolarmente critico il passaggio dedicato alle dinamiche locali: secondo Cifarelli, il partito avrebbe consentito che la propria linea politica fosse influenzata da esponenti che, nei fatti, avrebbero sostenuto candidati del centrodestra, contribuendo alla vittoria di un sindaco espressione di Fratelli d’Italia a Matera.
L’ex esponente dem ricostruisce le tappe più recenti della propria vicenda politica: la sospensione dell’iscrizione nel gennaio 2025, il rientro nel febbraio successivo «con senso di responsabilità», la proposta – respinta dal partito – di primarie ufficiali, quindi la scelta di partecipare a primarie civiche autogestite, vinte e culminate nella candidatura a sindaco alla guida di una coalizione riformista e liberale. In quella tornata, il PD non presentò liste né sostenne la sua candidatura.
Dopo il commissariamento del partito lucano, Cifarelli aveva rinnovato l’iscrizione nel dicembre 2025, auspicando una fase nuova fondata su pluralismo e ricostruzione. Gli sviluppi successivi – dall’esito delle elezioni provinciali alle iniziative politiche convocate senza coinvolgimento – avrebbero però, a suo dire, definitivamente chiuso ogni spazio politico.
«Non lascio per rancore, né per calcolo», scrive. «Lascio per coerenza, per rispetto della mia storia e degli elettori che mi hanno sostenuto».
Cifarelli rivendica la propria collocazione nella tradizione della sinistra europea, riformista e liberale, assicurando che l’uscita dal PD non comporterà un arretramento dell’impegno politico in Basilicata e a Matera. «Lascio il Partito Democratico, ma non lascio l’impegno», conclude, rilanciando l’obiettivo di un centrosinistra «unito, nuovo e plurale».













































