GENZANO DI LUCANIA (PZ) – Un video diffuso nelle ultime ore sui social ha riacceso lo scontro politico in Basilicata durante la campagna per il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. Protagonista è il deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia che, intervenendo a un incontro pubblico a sostegno del “Sì”, invita apertamente sostenitori e dirigenti del partito a mobilitare il consenso anche attraverso logiche di favore personale.
Nel filmato, registrato durante l’evento, Mattia incita la platea a convincere amici e parenti a votare a favore della riforma evocando esplicitamente pratiche clientelari:
«Non ci credi? Non fa niente, tu sei mio cugino, a te t’ho fatto un favore, a te te n’ho fatti tanti. Devi votare sì».
E ancora: «Utilizzate anche il solito sistema clientelare».
Parole che hanno immediatamente innescato un’ondata di reazioni politiche. Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato Luca Pirondini non si tratterebbe di una frase improvvisata ma di «una vera e propria call to action».
«Quelle del deputato Mattia sono parole gravissime — afferma Pirondini — ma ancora peggio è stato l’applauso della platea presente all’evento targato Fratelli d’Italia. Nessuno si è alzato per dire “Ma cosa stai dicendo?”. Ci sarà qualcuno dentro Fratelli d’Italia che lo farà oggi?».
Il senatore pentastellato chiama in causa direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo alla leader di Fratelli d’Italia se condivida quel metodo o se intenda prendere le distanze dalle parole del parlamentare e dal consenso suscitato tra i presenti. Per Pirondini, episodi di questo tipo rappresentano «un motivo in più per mobilitare gli elettori e dimostrare che il voto non si compra e non si indirizza con favori».
La polemica si inserisce in un clima già teso attorno alla riforma della giustizia promossa dal governo. Secondo le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata Alessia Araneo e Viviana Verri, le parole di Mattia non sarebbero un episodio isolato ma l’espressione di una cultura politica radicata.
«Il clientelismo non è un residuo folkloristico della politica — sostengono — ma un sistema di governo che prospera quando i controlli si indeboliscono e chi detiene il potere locale sa di poter operare in una zona d’ombra». Per le due esponenti pentastellate, il referendum rappresenta uno snodo cruciale per la tenuta degli equilibri democratici e per la salvaguardia dei contrappesi istituzionali.
Nel dibattito è entrato anche il Partito Democratico. Il commissario regionale Pd Basilicata Daniele Manca definisce «gravissime» le dichiarazioni del parlamentare di Fratelli d’Italia.
«Parole che evocano apertamente pratiche clientelari nel voto su una riforma costituzionale — afferma Manca — e che richiamano un modo di concepire la politica che pensavamo appartenesse al passato peggiore del nostro Paese».
Il dirigente dem sottolinea anche il profilo istituzionale della vicenda: «È ancora più grave che queste parole arrivino da un parlamentare della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione, un giuramento che richiama ogni rappresentante delle istituzioni al rispetto della libertà del voto e dei principi democratici».
La polemica si è ulteriormente allargata dopo la diffusione di altre dichiarazioni attribuite allo stesso Mattia durante l’incontro pubblico a Genzano di Lucania, in cui la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sarebbe stata attaccata con riferimenti all’aspetto fisico e alla sua collocazione politica.
Per Manca si tratta di affermazioni «offensive e incompatibili con un confronto democratico civile», che rendono necessario un chiarimento politico anche alla luce di una precedente presa di posizione dello stesso Mattia contro il linguaggio usato dalla sindaca di Genzano di Lucania nei confronti della premier Meloni.
«Una contraddizione evidente — conclude il commissario Pd — che rende ancora più necessario fare chiarezza. Quando si parla di Costituzione e libertà del voto non possono esserci ambiguità».
Intanto le opposizioni utilizzano il caso per rilanciare la mobilitazione contro la riforma. «Se queste sono le argomentazioni a sostegno del Sì — conclude Pirondini — c’è un motivo in più per andare a votare in massa e dimostrare che il voto dei cittadini non si compra».








































