EDITORIALE – Il televisore oggi è un arredo presente in tutte le case, non era così circa settanta anni fa.
Erano gli anni ’50 quando a Lauria comparve il primo televisore, che faceva bella mostra di sé nella vetrina del negozio di Vincenzo Ielpo (Culizzu), in piazza Viceconti. Ad una certa ora del pomeriggio lo schermo s’illuminava e, come per magia, comparivano i protagonisti dei programmi trasmessi da un solo canale. Ricordo l’assembramento davanti alla vetrina: i bambini, in prima fila, e gli adulti dietro. Il giovedì il pubblico era più numeroso: andava in onda “Lascia o raddoppia” con l’indimenticabile Mike Bongiorno, che suscitava grande partecipazione ed entusiasmo.
Solo alla fine degli anni ’60 il televisore fece la sua comparsa nelle abitazioni. All’inizio erano poche le famiglie che potevano permettersi di acquistarlo.
L’apparecchio, ingombrante, con la cornice in plastica nera o in legno con numerose manopole, troneggiava al centro della vita familiare. Era situato su un mobile di legno o su un carrello di vetro. Non mancava mai un soprammobile con la lucina incorporata per permettere di avere, a luce spenta nella stanza, la visione ideale.
Nel 1961 arrivò il secondo canale e nel 1979 il terzo. La TV a colori debuttò il primo febbraio 1977.
Ricordo con nostalgia alcuni grandi sceneggiati: “I promessi sposi”, “I miserabili”, “La cittadella”, “Il mulino del Po”.
È vivo nella memoria collettiva il ricordo di Carosello. Indimenticabili i siparietti e la musica d’introduzione!
Per circa venti anni, dal 1957 al 1977, precedette le trasmissioni di prima serata di RAI 1. Tra i personaggi più famosi ricordo “Calimero, il pulcino piccolo e nero”, “Carmencita che voleva sposare Paulista, l’uomo in vista con il baffo che conquista”, e poi “Caio Gregorio, er guardiano del Pretorio”, il contadino Agostino che diceva a Virna Lisi: ” Signorina, con quel sorriso lei può dire ciò che vuole”.
Noi bambini aspettavamo Carosello, non potevamo perderlo. Dopo, però, i genitori dicevano la storica frase: “È finito Carosello, ora si va a nanna!”.









































