EDITORIALE – La Corte Costituzionale, con la sua sentenza, ha accolto, come abbiamo visto nella prima parte dell’articolo, la questione, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 27-bis del D.Lgs. 151/2001.
In buona sostanza, la Consulta ha riconosciuto la manifesta irragionevolezza della disparità di trattamento tra le coppie genitoriali di sesso diverso e quelle formate da due donne, entrambe riconosciute come genitori. Inoltre, la sentenza ha ribadito che il riconoscimento giuridico dello status di genitori per i componenti di una coppia dello stesso sesso avviene attraverso l’iscrizione nei registri di stato civile, validata dalla giurisprudenza di legittimità in diversi contesti, come la trascrizione di atti di nascita formati all’estero con l’indicazione di due madri o provvedimenti stranieri di adozione.
Un passaggio decisivo della pronuncia, come già in altri arresti recenti della Corte Costituzionale che abbiamo analizzato su queste pagine telematiche, è la centralità dell’interesse del minore. La Corte ha ribadito che l’orientamento sessuale dei genitori non incide sull’idoneità ad assumere la responsabilità genitoriale. Il diritto del minore è quello di vedersi riconosciuto lo stato di figlio di entrambe le figure (madre biologica e madre intenzionale) che abbiano assunto e condiviso l’impegno genitoriale, garantendo un legame stabile con entrambi i genitori.
Del resto, la finalità del congedo di paternità obbligatorio, ossia dedicare un tempo adeguato alla cura del minore e favorire una più equa ripartizione delle responsabilità genitoriali per instaurare un precoce legame tra genitore e figlio, è considerata identica in tutte le formazioni familiari, sia eterosessuali che omosessuali.
Sulla scorta di tale ragionamento, quindi, la Corte ha ritenuto possibile e doveroso identificare nelle coppie omogenitoriali femminili una figura equiparabile a quella paterna nelle coppie eterosessuali, ovvero la madre intenzionale, che ha condiviso l’impegno di cura e responsabilità nei confronti del nuovo nato.
Quali sono le implicazioni di questa sentenza?
Sicuramente il provvedimento reso dalla Consulta rappresenta un passo significativo verso il riconoscimento pieno dei diritti delle famiglie omogenitoriali e la protezione dell’interesse superiore del minore.
Di fatto la sentenza elimina una discriminazione palese, garantendo alla madre intenzionale il diritto a un periodo di astensione dal lavoro retribuito, essenziale per la cura e lo sviluppo del legame affettivo con il figlio appena nato.
La pronuncia, come esposto anche dal Consigliere Trapuzzano, riafferma che la dignità e i diritti dei genitori non possono essere limitati dall’orientamento sessuale, soprattutto quando è in gioco il benessere del bambino.









































