EDITORIALE – La tragedia che si è consumata a Crans Montana, in Svizzera, ci fa riflettere sulla precarietà delle nostre vite.
Nella mia mente si fa sempre più reale un’immagine utopistica: la nostra vita è legata a un filo sospeso nel vuoto, esposto alle “intemperie” che imperversano sulle nostre esistenze e alle quali siamo tutti esposti, a prescindere dall’età, dallo stato di salute, dalle condizioni sociali. E’ un filo invisibile che, improvvisamente, senza nessun preavviso, può spezzarsi e interrompere la nostra vita o cambiarla in maniera significativa.
Più gravi e dolorose sono le conseguenze quando la morte arriva nel fiore degli anni e per cause amputabili alla superficialità umana e al mancato rispetto delle normative che regolano la civile e morale convivenza.
Alle quaranta vittime e ai feriti di varie nazionalità va il nostro pensiero di compassione e di cordoglio. Esprimiamo sentimenti di infinita tristezza per i nostri giovanissimi italiani: Giovanni (16 anni), Emanuele (17 anni), Achille (16 anni), Chiara (16 anni). Continueranno a vivere nel cuore di chi li ha amati e nei pensieri dei loro genitori, dei loro parenti e dei loro amici.
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