Crisi Natuzzi, sindacati scrivono a deputati e senatori di Puglia e Basilicata: “Interventi urgenti per salvare occupazione e filiera”

BARI — I segretari generali di CGIL, CISL e UIL di Puglia e Basilicata hanno inviato una lettera ai parlamentari dei due territori per chiedere un intervento urgente sulla crisi produttiva della Natuzzi, gruppo leader nel settore del mobile imbottito.

Il documento, firmato da Gigia Buggi e Fernando Mega (Cgil), Antonio Castellucci e Vincenzo Cavallo (Cisl), Stefano Frontini e Vincenzo Tortorelli (Uil), richiama una vertenza definita “complessa” che coinvolge la holding industriale, alle prese con una crisi produttiva e finanziaria.

Secondo quanto riportato nella lettera, dopo diversi incontri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’azienda avrebbe comunicato unilateralmente l’intenzione di chiudere due stabilimenti storici, quelli di Altamura e Santeramo in Colle, oltre alla vendita del sito di Ginosa e alla delocalizzazione in Romania di alcune produzioni oggi presenti tra Puglia e Basilicata.

Un piano che, evidenziano i sindacati, potrebbe determinare tra i 700 e i 900 esuberi, aggravati dalla richiesta di aumento delle ore di cassa integrazione, ammortizzatore sociale utilizzato da oltre vent’anni con pesanti effetti sui redditi dei lavoratori.

“Si tratta di un piano di ristrutturazione che contribuisce a un ulteriore impoverimento industriale delle nostre regioni”, si legge nel documento, che sottolinea anche le ricadute sociali “drammatiche” e il fatto che i costi della crisi rischiano di essere scaricati su lavoratori e territori, nonostante le ingenti risorse pubbliche di cui l’azienda ha beneficiato negli anni, tra cui quelle legate alla legge 488 e agli accordi di programma regionali.

Le organizzazioni sindacali chiedono quindi ai parlamentari “ogni azione possibile a livello politico e istituzionale” affinché l’azienda torni sui propri passi e riapra un tavolo di confronto con Governo, Regioni e parti sociali.

“Siamo di fronte a una strategia che rischia di compromettere il futuro produttivo e occupazionale dell’intera filiera del mobile imbottito”, concludono i segretari, annunciando la predisposizione di un piano di mobilitazione che coinvolgerà lavoratori, cittadini e istituzioni per sostenere la vertenza e ottenere un cambio di rotta da parte dell’azienda.

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