Crollo del palasport di Lauria, oggi l’ultima udienza: chieste quattro condanne e cinque assoluzioni

LAGONEGRO (PZ) – È prevista questa mattina, al Tribunale di Lagonegro, l’ultima udienza del processo sul crollo del palasport di Lauria avvenuto nel dicembre del 2019, episodio le cui conseguenze portarono alla morte della 28enne Giovanna Pastoressa e al ferimento di altre undici persone.

Sono nove gli imputati coinvolti nel procedimento. Per tre di loro – il progettista della struttura e direttore dei lavori, il collaudatore e il titolare dell’impresa esecutrice – il pubblico ministero ha chiesto una condanna a due anni e due mesi di reclusione per le ipotesi di omicidio colposo, lesioni colpose e crollo colposo, contestate in concorso.

Per il titolare dell’impresa subappaltatrice la richiesta dell’accusa è invece di un anno e otto mesi di reclusione per gli stessi reati.

Cinque, invece, le richieste di assoluzione formulate dal pubblico ministero. Riguardano i due dipendenti del Comune di Lauria che si sono succeduti nel ruolo di responsabile unico del procedimento, il progettista di fatto dell’opera, il progettista della copertura in legno e il legale rappresentante della società che realizzò la copertura. Per il collaudatore è stata inoltre chiesta l’assoluzione dall’accusa di falso ideologico.

Il procedimento trae origine da quanto accadde il 13 dicembre 2019, quando un violento temporale investì Lauria. Una parte della copertura del palasport venne sollevata dal vento e scaraventata a circa 55 metri di distanza, finendo contro alcuni capannoni vicini.

Tra le strutture colpite anche una palestra nella quale, in quel momento, si trovavano circa 35 persone. Tra loro Giovanna Pastoressa, psicologa 28enne di Lauria, rimasta gravemente ferita e morta alcuni giorni dopo il ricovero all’ospedale San Carlo di Potenza. Undici complessivamente i feriti.

Nel corso delle indagini, dalla relazione dei periti nominati dal giudice per le indagini preliminari sarebbe emersa, tra gli elementi tecnici presi in esame, l’assenza delle armature in ferro nella parte superiore delle forcelle in cemento nelle quali erano state collocate le travi principali della copertura.

Con l’udienza di oggi il processo arriva dunque alla sua fase conclusiva, dopo quasi sette anni dal crollo che segnò profondamente la comunità lauriota.

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