Per comprendere appieno l’impegno dell’Autorità nel campo del digitale, è necessario soffermarsi sulla difesa dei soggetti più vulnerabili.
Nel corso del 2025, l’attività del Garante per la protezione dei dati personali si è distinta per un’azione incisiva nel contrasto al cyberbullismo, coniugando poteri d’intervento repressivo e interventi di prevenzione educativa.
Occorre precisare che la cornice normativa si fonda sulla Legge n. 71/2017, la quale riconosce al Garante un ruolo primario per la protezione dei minori di fronte alla diffusione di contenuti lesivi sul web. In continuità con questo impianto, l’Autorità ha apportato il proprio contributo tecnico all’interno del tavolo interistituzionale permanente promosso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Le istanze presentate da minori e genitori delineano condotte gravemente offensive. Tra queste spiccano la pubblicazione di post diffamatori sulle piattaforme sociali, la creazione di falsi profili e l’intrusione abusiva in account personali per scopi denigratori. Si registrano inoltre episodi di diffusione non consensuale di materiale intimo, fattispecie che si intersecano con la disciplina del revenge porn disciplinata dall’art. 144-bis del Codice Privacy.
Sul versante operativo, merita un’attenzione particolare l’ambito di intervento dell’Autorità.
Il Garante dispone della facoltà di ordinare ai gestori delle piattaforme l’oscuramento, la rimozione o il blocco tempestivo delle pagine lesive. Diversamente, allorché le condotte si consumino all’interno di chat private o gruppi di messaggistica istantanea, l’Autorità non vanta un potere di ingerenza diretta; cionondimeno, essa assicura un costante supporto orientando le vittime verso i presidi scolastici e le forze di polizia.
Nello specifico, merita particolare attenzione il ruolo dell’ambiente scolastico. Il Garante ha ribadito l’obbligo degli istituti di tutelare l’anonimato dei minori coinvolti in fatti di bullismo, vietando la diffusione di dati identificativi nelle comunicazioni scolastiche. A tal fine, è stato aggiornato il vademecum istituzionale “La scuola a prova di privacy”.
In merito ai dati quantitativi, il settore relativo alla “Libertà di manifestazione del pensiero e cyberbullismo” si conferma tra i più rilevanti: nel 2025 sono state trattate 1.667 segnalazioni e 524 reclami, che hanno condotto all’adozione di 70 provvedimenti collegiali. Sul piano della prevenzione, va sottolineato il riconoscimento internazionale attribuito al progetto “Privacy Tour” nella categoria educativa, unitamente all’implementazione di portali dedicati per agevolare le segnalazioni dei cittadini.
In sintesi, la tutela dei giovani nello spazio digitale riafferma come la legalità informatica sia la condizione imprescindibile per la crescita democratica e la salvaguardia dei diritti inviolabili della persona.
Il percorso argomentativo sviluppato attraverso questi interventi offre un quadro organico delle sfide che caratterizzano la nostra era digitale. Dalla disamina introduttiva della Relazione annuale 2025 del Garante emerge con chiarezza come la tutela della privacy non debba essere intesa quale mero adempimento formale, bensì come fondamentale baluardo a presidio della dignità umana.
Il bilanciamento tra il diritto di cronaca e la riservatezza individuale, le insidie legate alla sovraesposizione informativa sui social media e l’urgenza di proteggere le giovani generazioni dalle piaghe del cyberbullismo rappresentano tessere di un unico mosaico giuridico e sociale.
In definitiva, la costruzione di uno spazio digitale sicuro e rispettoso non può prescindere dall’azione sinergica tra istituzioni, operatori dell’informazione e cittadini: solo attraverso una capillare diffusione della cultura della legalità e della consapevolezza tecnologica sarà possibile coniugare l’innovazione del presente con la tutela dei diritti inviolabili della persona.










































