Da Sergio Leone al cinema di oggi… Carlo Verdone si racconta in quel di Pisticci

PISTICCI (MT) “Io ancora devo capì perché me fai ride…” La frase è del grande regista e produttore Sergio Leone il quale, dopo due minuti interminabili di silenzi e sguardi fissi, freddò un giovane Carlo Verdone dopo un pomeriggio passato in via Birmania a Roma, strada della capitale dove risiedeva il creatore di capolavori come “C’era una volta in America” e “Per un pugno di dollari”. Verdone, ospite d’onore al “Lucania Film Festival” in corso al centro Tilt di Marconia di Pisticci è un fiume in piena tra aneddoti, ricordi e storie di cinema. Ha un racconto per ogni fase della sua vita privata e artistica, dall’aneddoto sopra citato col grande Sergio Leone, produttore dei suoi primi due film “Un Sacco Bello” e “Bianco Rosso e Verdone”, fino all’incontro con Elena Fabrizi, la “Sora Lella” da lui tanto amata. Il regista e attore romano ci racconta che nel corso dei provini per trovare la figura della nonna che Mimmo doveva accompagnare a votare dal nord a Roma, non pensò subito alla Fabrizi, ma si fece ispirare dal consiglio del suo vicinato, che gli consigliò di ascoltare ogni giorno su “Radio Lazio”, una sorta di rubrica del cuore condotta dalla Sora Lella: “Più che una rubrica del cuore era un ritrovo di donne tradite” – racconta Verdone, “ in cui i consigli della Fabrizi erano sempre gli stessi, cioè di mandare mariti e compagni a quel paese. Un giorno mi presentai sotto la sede della radio e convinsi la Fabrizi a fare un provino. Sul set diede il meglio di sé, non solo nella recitazione ma anche nel privato, basti pensare che presi 3kg in due settimane di riprese perché ad un certo punto si mise a cucinare amatriciane e gricie per tutto il set…ricordo ancora Sergio Leone che, guardandola ogni mattina prendere le sue medicine prima del ciak mi guardava e diceva: ma sei sicuro che proprio lei? Questa ce more sul set. Lapidario, ma Sergio Leone era così, e la Sora Lella una seconda mamma per me, se non di più”.

Verdone ha poi invitato i giovani a mettersi in gioco, “a credere in sé stessi e studiare il passato, perché non c’è futuro che tenga se non si ha concezione del proprio passato e di ciò che ci circonda quotidianamente, infatti” – ci spiega, “i miei personaggi e situazioni sono nati tutti da storie realmente vissute, dal parente ipocondriaco fino all’amichetto del mio palazzo che, con il suo timbro di voce, mi ha ispirato il personaggio di Mimmo dei miei primi due film. Chi vuole cimentarsi nel cinema, nella scrittura, nella storia, non può essere immune dall’attualità”. Ma il regista romano ci racconta anche della sua fase di stallo dopo “Bianco Rosso e Verdone”, che non superò le aspettative sperate e relegò Verdone ai margini del cinema italiano: “ero passato da esordiente di successo a nullafacente, avevo vinto il David e altri riconoscimenti ma non sapevo cosa farmene, mia moglie andava a lavoro e io non andavo oltre il divano. Fino a quando una mattina mi telefonò il produttore Mario Cecchi Gori e mi propose un incontro. Mi spinse ad abbandonare i personaggi e le trame a più episodi perché mi disse che credeva in me come attore. Cominciò un lavoro di squadra che mi portò a girare “Borotalco” prima e “Acqua e Sapone” poi, lavorando con la sua produzione fino al 2002 circa. Gli sarò per sempre grato, anche se non gli perdonerò mai una vacanza noiosissima di venti giorni a Bali…”.

L’attore ci parla della crisi del cinema italiano, delle sale vuote e delle produzioni in difficoltà, in cui “Zalone si conferma un caso più unico che raro, perché nella scorrettezza dei suoi personaggi c’è la chiave del suo successo”, soffermandosi poi sui suoi esordi e all’incontro con Rossellini, “che vide in me il pragmatismo di Antonioni, seppur mio malgrado non avessi mai visto all’epoca un film del grande regista”. Verdone ci racconta del suo ultimo lavoro girato in Puglia con Rocco Papaleo nel ruolo di un anestesista in una equipe medica, ammettendo, come già ci aveva confermato l’attore lauriota, “di aver lavorato in un clima familiare e professionale, con un parterre di attori dalla grande caratura artistica e umana”. Nel salutare il pubblico che in piedi gli ha tributato un grosso applauso, Carlo Verdone ha ricevuto dalle mani del Prof. Carmine Cassino le famose borchie della mitica alfa sud di Pasquale Ametrano, “ritrovate finalmente in quel di Caianiello”. Momento di ilarità e riflessione, con il regista che ha ammesso di aver girato solo una volta e d’istinto, lo sfogo di Ametrano in quel di Matera.