Dagli USA all’Italia: Legalizziamo!

EDITORIALE – Oltre a Joe Biden e a Donald Trump, a Mike Pence e a Kamala Harris, l’indiscussa protagonista delle elezioni americane di novembre 2020 è stata la cannabis.


Il coordinatore della campagna dell’Associazione Luca Coscioni denominata “Legalizziamo”, Marco Perduca, commentando il risultato dei referendum sulla legalizzazione e sulla depenalizzazione di droghe e cannabis che si sono svolti negli Stati Uniti d’America parallelamente alle elezioni presidenziali, ha dichiarato: “Tra i temi al voto negli Stati uniti c’erano anche varie proposte di riforma delle leggi statuali sulle droghe. In Arizona, New Jersey, Montana e South Dakota è stata legalizzata la cannabis per tutti i fini, in Mississippi quella terapeutica, nella capitale Washington è possibile consumare psilocibine, mentre in Oregon si è adottata una sostanziale depenalizzazione dell’uso e possesso personale di quantità di stupefacenti proibiti.


Le percentuali schiaccianti del favore al NO alla ‘guerra alla droga’ confermano che, indipendentemente dall’orientamento politico degli Stati dove son state adottate le modifiche, la denuncia dei danni in termini di diritti umani e amministrazione della giustizia è ormai diventata maggioritaria nella patria del proibizionismo. Bisognerebbe che anche i politici italiani ne tenessero di conto facendo tesoro di quanto le iniziative riformatrici popolari, come la proposta di legge per la regolamentazione della produzione, consumo e commercio della cannabis che da quattro anni giace alla Camera”.


Tali considerazioni non divergono da quanto esposto nell’Undicesimo Libro Bianco sulle Droghe pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro il Narcotraffico e presentato l’estate scorsa alla Camera dall’Associazione Coscioni.


Il documento espone come i costi del proibizionismo per mancate entrate per lo Stato in virtù della gestione del settore da parte della criminalità organizzata potrebbero sfiorare i 18-20 miliardi, includendo anche l’indotto.


Ovviamente vanno computati anche i costi diretti per lo Stato ossia le risorse umane ed economiche relative all’amministrazione della giustizia: è notorio che i Tribunali italiani siano ingolfati da cause bagattellari e che oltre il 36% dei detenuti è in carcere per reati connessi alle droghe.


Marco Perduca, all’epoca rimarcò: “Dopo anni di promesse è arrivato il momento che il Parlamento si assuma le responsabilità di definire quali nuove regole possano consentire un consumo consapevole (almeno) della cannabis legalizzandone produzione, consumo e commercio, cancellando, tra le altre cose, anche le pesanti sanzioni per la detenzione delle altre sostanze proibite”.
“La proposta di legge Legalizziamo! Presentata alla Camera nel 2016 e di nuovo consegnata al Presidente Fico l’anno scorso assieme Radicali italiani e decine di altre associazioni” precisò Perduca “propone un modello di regolamentazione sostenibile – i tempi e numeri per legalizzare ci sarebbero Movimento 5 Stelle e PD si assumano le loro responsabilità!”.


I dati del Libro Bianco sono stati in qualche modo confermati anche nel corrente mese di novembre dalla Relazione Annuale al Parlamento sulle Droghe 2020 che, con oltre quattro mesi di ritardo, il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio ha inviato a Camera e Senato sul fenomeno della tossicodipendenze.


A riprova di quanto accennato prima, i dati più interessanti che è possibile estrapolare sono questi: circa 38.500 i segnalati ai prefetti, l’età media dei segnalati è di circa 24 anni, l’11% è minorenne, il 79% delle sostanze segnalate riguarda i cannabinoidi, il 16% cocaina/crack e quasi il 5% gli oppiacei. Le persone denunciate per reati penali droga-correlati (Artt. 73 e 74 DPR n. 309/1990) sono state circa 35.000, i procedimenti penali pendenti per reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti (Art. 73 DPR n. 309/1990) sono stati più di 86.000. I detenuti per reati di droga-correlati costituiscono più di un terzo della popolazione carceraria. Oltre un quarto dei detenuti sono qualificati tossicodipendenti.


Cosa resta da dire?


La Politica dovrebbe cominciare a considerare la questione del proibizionismo in maniera completamente diversa, dovrebbe governare il fenomeno piuttosto che subirlo e lasciarlo in mano alla criminalità organizzata, dovrebbe evitare di punire il singolo coltivatore della propria piantina di cannabis e cominciare ad impostare un discorso basato anche e soprattutto sulle evidenze scientifiche.


Chiosa Perduca e io mi accodo: “Insomma, pure se migliorata negli anni, questa Relazione al Parlamento resta un documento che poco analizza le cause del fenomeno che studia e che, in nessuna sua parte, contiene raccomandazioni al Parlamento o al Governo che la produce.

Occorre ricordare infatti che il motivo di questa compilazione di numero dovrebbe servire a convocare la Conferenza Nazionale sulle Droghe, un appuntamento istituzionale che manca dal 2009 e che dovrebbe servire a valutare quanto fatto negli anni col fine ultimi di rendere la legge e le politiche che ne derivano più adatte a governare un fenomeno fuori dal controllo dei governi in tutto il mondo.”.