Oltre cento presenze nella massima serie con Cagliari e Roma e un Mondiale disputato con la Colombia. A 36 anni l’attaccante cafetèros approda nel massimo campionato regionale, a Bella. Una storia tutta da raccontare.
Fortaleza, 4 luglio del 2014. Allo “Stadio Castelão” ci sono più di sessantamila persone. Si gioca Brasile-Colombia, Quarto di Finale del Mondiale. Per chi mastica calcio, da una parte ci sono campioni del calibro di Neymar, Thiago Silva, David Luiz, Marcelo. Dall’altra James Rodríguez, Cuadrado e un ragazzo che risponde al nome di Víctor Ibarbo.
Ha 24 anni, gioca nel Cagliari e in Serie A lo conoscono già tutti. Alto, potente, velocissimo. Uno di quelli che, se trovano qualche metro davanti, diventano un problema. Il commissario tecnico colombiano, José Pekerman, quella sera lo manda in campo dal primo minuto.
Dodici anni dopo, quel giocatore arriva in Basilicata. Non per una passerella, una partita celebrativa o un evento. Per giocare.
Víctor Ibarbo, 36 anni, è ufficialmente un nuovo calciatore del San Cataldo Calcio, formazione che milita nel campionato di Eccellenza. E basta mettere accanto queste due fotografie per capire la particolarità della storia: un quarto di finale mondiale contro il Brasile e, oggi, i campi del massimo campionato regionale. In mezzo c’è una carriera che ha attraversato mezzo mondo.
Per il nostro calcio è un arrivo che fa rumore. In Basilicata sono passati tanti giocatori con trascorsi importanti tra i professionisti, ma vedere in Eccellenza un calciatore con più di cento presenze in Serie A e un Mondiale giocato con la Colombia non capita tutti i giorni.
Per capire chi è arrivato bisogna tornare al 2011.
Ibarbo ha poco più di vent’anni quando il Cagliari lo acquista dall’Atlético Nacional. Gli basta poco per farsi conoscere. Anche perché ha una caratteristica difficile da non notare. Corre. E corre forte.
In Sardegna mette insieme 121 presenze e 15 gol. Diventa uno dei volti più rappresentativi di quel Cagliari e intanto si prende anche la nazionale colombiana: 15 presenze, un gol e il Mondiale del 2014.
Fino a Fortaleza. Brasile-Colombia vale un posto in Semifinale. Ibarbo inizia la partita da titolare, gioca il primo tempo e poi lascia il posto ad un altro attaccante, tale Adrián Ramos. Finisce 2-1 per i padroni di casa. La Colombia torna a casa dopo essere arrivata, per la prima volta nella sua storia, tra le migliori otto del mondo.
Pochi mesi dopo arriva la Roma. Un sogno che si avvera. L’approdo in un grande club. È il 1 febbraio del 2015. I giallorossi versano al Cagliari 2,5 milioni di euro per il prestito e fissano un diritto di riscatto (ovvero l’acquisto definitivo) a 12,5. Numeri che raccontano meglio di tante parole quanto Ibarbo fosse considerato in quel momento. L’esperienza nella Capitale, complice anche qualche infortunio, delude le aspettative e dura pochissimo.
Da lì la sua carriera prende strade meno prevedibili.
Il Watford in Inghilterra, il fugace ritorno in patria all’Atlético Nacional, il Panathinaikos in Grecia. Ancora il Cagliari. Poi il Giappone: Sagan Tosu e V-Varen Nagasaki. Per qualche anno, almeno visto dall’Italia, Ibarbo quasi scompare. Non dal calcio. Semplicemente gioca dall’altra parte del mondo. Dopo l’esperienza giapponese, torna nuovamente nella terra natia. Nel 2023 indossa la maglia dell’América de Cali, successivamente quella dell’Internacional de Palmira. Tra il 2024 e il 2025 raccoglie 45 presenze e otto gol.
A quel punto la sua storia con l’Italia sembra chiusa davvero. Invece, inaspettatamente, ricomincia.
La scorsa estate Ibarbo arriva a Pontedera, in Toscana. Serie D. Si allena con la squadra, aspetta che vengano risolte le questioni legate al tesseramento e l’11 settembre diventa ufficialmente un giocatore granata. Il giorno successivo è già in campo contro la Pro Patria. Dura appena venti giorni. Il Pontedera parte male in campionato e cambia molto. Uomini, scelte, progetto tecnico. Ibarbo raccoglie tre presenze, 159 minuti in tutto, e viene ceduto a titolo definitivo.
E’ storia di ieri. Destinazione San Cataldo di Bella. Provincia di Potenza. Circa ottocento abitanti.
Ed è qui che la storia smette di essere soltanto quella di Ibarbo e diventa anche un po’ nostra.
Perché tra qualche settimana un rognoso difensore di Eccellenza si ritroverà a marcare un attaccante che dodici anni fa ammirava in televisione contro Neymar. Nei nostri campi, davanti al pubblico delle domeniche di calcio regionale, arriverà uno che ha conosciuto la Serie A, il Cagliari, la Roma e un quarto di finale della Coppa del Mondo. È un salto di immagini prima ancora che di categorie.
Si potrebbe raccontare tutto come una discesa: dal Mondiale all’Eccellenza, dalla Serie A ai dilettanti, dai grandi stadi ai campi di provincia. Sarebbe la lettura più semplice.
Vista dalla Basilicata, però, ce n’è un’altra. Non è soltanto Ibarbo che arriva in Eccellenza. È il nostro calcio che, all’improvviso, si ritrova dentro un pezzo della sua storia. Un nome sentito per anni in televisione. Adesso è a San Cataldo.
Il 4 luglio del 2014, a Fortaleza, c’erano più di sessantamila persone. Brasile-Colombia. Neymar da una parte, James Rodríguez dall’altra. Víctor Ibarbo a correre indemoniato sulla fascia. In palio una semifinale mondiale.
Dodici anni dopo, la prossima fermata è qui. In Basilicata. E Ibarbo corre ancora.










































