PAVIA – La Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. Al 38enne, all’epoca dei fatti diciannovenne e amico del fratello della vittima, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio.
Secondo gli inquirenti, Sempio sarebbe il responsabile del delitto, contestato con le aggravanti dei motivi abietti e della crudeltà. La Procura ipotizza che il giovane abbia agito dopo il rifiuto di un’avance da parte di Chiara Poggi, colpendola almeno dodici volte, probabilmente con un martello.
Parallelamente, i magistrati pavesi trasmetteranno gli atti alla Procura generale di Milano per sollecitare la revisione del processo conclusosi nel 2015 con la condanna definitiva a 16 anni di carcere per Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima.
Al centro della nuova inchiesta anche alcune intercettazioni ambientali raccolte nell’aprile 2025. In particolare, una microspia installata nell’auto di Sempio avrebbe registrato frasi ritenute dagli investigatori potenzialmente autoincriminanti. Secondo la Procura e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, il 38enne avrebbe fatto riferimento a un presunto rifiuto ricevuto da Chiara Poggi dopo un tentativo di approccio.
La difesa respinge però questa interpretazione. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia stanno lavorando per recuperare il podcast che Sempio stava ascoltando in auto il giorno delle intercettazioni. Secondo i legali, le frasi captate sarebbero semplici commenti confusi ed estemporanei riferiti alla trasmissione dedicata proprio al delitto di Garlasco.
“Sempio ci ha fornito una spiegazione molto convincente”, ha dichiarato l’avvocato Cataliotti, spiegando che il collegio difensivo è già al lavoro con consulenti tecnici per analizzare il materiale raccolto dalla Procura e contestare le nuove risultanze investigative.
Sempio continua intanto a proclamarsi innocente, negando qualsiasi rapporto personale con Chiara Poggi e sostenendo di non aver mai visto video intimi della ragazza e di Alberto Stasi. La difesa punta inoltre a smontare le trascrizioni delle intercettazioni, ritenute incomplete e caratterizzate da numerosi passaggi “non comprensibili”.
Per gli inquirenti, invece, le captazioni rappresentano un ulteriore elemento indiziario che si aggiunge alle consulenze sulla scena del crimine, alle tracce genetiche rinvenute sotto le unghie della vittima, alla cosiddetta “traccia palmare 33” e ai dubbi sull’alibi dello scontrino fiscale.












































