Depurare il fegato: quando, perché e come con in rimedi naturali.

Spesso si tende a sottovalutarlo e quindi ci si dedica poca cura e attenzione, il fegato è invece un organo fondamentale per il nostro corpo e per il nostro benessere.
È il più grande organo che abbiamo nel corpo umano, pensate che in un neonato il 50% del suo peso è dovuto al fegato, è situato nella parte alta destra del torace (ipocondrio), sotto il diaframma, non a caso protetto dalla gabbia toracica.
Il fegato è una ghiandola ad azione sia endocrina sia esocrina e svolge numerose funzioni soprattutto di tipo metabolico, intervenendo nel metabolismo dei cibi, dei farmaci e di tutte le sostanze tossiche (ad esempio tossine, scorie, l’ammoniaca derivante dal metabolismo delle proteine) presenti nel nostro organismo; potremmo definirlo un grosso laboratorio chimico che trasforma le sostanze affinché possano essere assorbite, utilizzate, conservate o eliminate: da qui la sua cruciale importanza.

Molti sintomi legati ad una mal funzionalità epatica sono spesso fraintesi poiché comuni e comprendono in primis la difficolta nella digestione che risulta lenta, soprattutto in caso di ingestione di alimenti grassi o cibi per definizione poco digeribili come peperoni o aglio; sensazione di pienezza eccessiva, gonfiore, eruttazione dopo i pasti, a volte accompagnati da acidità bruciori e reflusso gastro-esofageo.
L’attività epatica può essere compromessa da stati fisiopatologici come diabete, ipercolesterolemia, obesità e sindrome metabolica; stili di vita e abitudini sbagliate, come abuso di alcool, farmaci e sostanze stupefacenti; da una scorretta alimentazione, ricca in grassi soprattutto saturi e idrogenati, zuccheri e alimenti fritti. Questi comportamenti sovraccaricano il fegato di lavoro e promuovono l’accumularsi di tossine e l’attività di perossidazione svolta dai radicali liberi, portando oltre ad uno stato di malessere, nei casi più gravi l’insorgenza di epatopatie.

Per proteggere il nostro fegato giorno dopo giorno è necessario, innanzi tutto, adottare uno stile di vita sano, una dieta varia ed equilibrata limitando il consumo di cibi e bevande confezionate, ricchi in conservanti e altri additivi chimici, preferendo i cibi più naturali e manipolati il meno possibile; Limitare il consumo di alcolici ed evitare l’automedicazione e l’utilizzo di farmaci senza che vi sia un reale bisogno ( chiedete SEMPRE un consulto medico).
Prendiamoci cura della nostra flora batterica intestinale, infatti, tantissimi studi recenti vedono protagonista il fegato e in particolar modo l’asse fegato-intestino. Dagli studi è emerso come la disbiosi, ovvero la situazione fisiopatologica di non equilibrio della flora batterica, sembra essere responsabile di una moltitudine di patologie. Quando la barriera intestinale è compromessa, permette il passaggio nella circolazione sanguigna di diversi microrganismi e sostanze capaci di innescare una cascata infiammatoria in diversi siti e, a causa della stretta comunicazione esistente tra i due organi, uno dei più colpiti è proprio il fegato.

Possiamo ricorrere poi ai rimedi naturali, nei casi in cui bisogna sostenere e proteggere la funzionalità epatica, a seguito magari di un uso prolungato e continuativo di farmaci, una scorretta alimentazione ricca di grassi e zuccheri, alterata glicemia, iperlipidemia e altre disfunzioni metaboliche, digestione lenta, sensazione di gonfiore e/o pesantezza dopo i pasti.

Cardo mariano (Silybum marianum) è una pianta diffusa nel mediterraneo appartenente alla famiglia delle asteracee. La sua azione depurativa, il ruolo di epatoprotettore e la capacità di promuovere la rigenerazione delle cellule epatiche, è dovuto alla silimarina, principio attivo contenuto soprattutto nei semi, i quali trovano per questo utilizzo nel trattamento di epatiti, cirrosi, steatosi epatica e nella protezione in corso di chemioterapia.

Desmodio (Desmodium adscendens) è una pianta originaria dell’Africa, dove tradizionalmente viene utilizzata come rimedio contro infezioni epatiche e itterizie. I principi attivi, contenuti soprattutto nelle foglie e nello stelo, gli conferiscono la capacità di promuovere la rigenerazione epatica, nonché un’azione antinfiammatoria. Il Desmodio trova impiego nella prevenzione dei danni causati da trattamenti farmacologici (anche con paracetamolo) e chemioterapia, utile anche nel trattamento di epatiti A e B allo stadio iniziale e steatosi epatica.

Boldo (Plemus boldo) pianta autoctona del Cile della quale si utilizzano le foglie, ricche in boldina. Si utilizza soprattutto come spasmolitico, ma vanta anche proprietà coleretiche (aumenta la secrezione biliare), colagoghe (promuove lo svuotamento della bile nella cavità duodenale) e epatoprotettrici.

Tarassaco (Taraxacum officinale), meglio conosciuto come dente di leone o soffione. Del tarassaco si utilizza soprattutto la radice, ricca di principio attivo amaro “lactucopicrosina” e inulina. Le sue proprietà sono note da sempre, infatti, tarassaco deriva dal greco taraxakos “io guarisco” ed è usato tradizionalmente come rimedio depurativo, perché è in grado di stimolare la produzione di bile e il successivo riversamento nella cavità duodenale per permettere la digestione dei grassi, stimolare e facilitare la digestione, grazie alla presenza dei principi amari che agiscono aumentando le secrezioni salivari, intestinali e gastriche. La presenza di flavonoidi e potassio gli conferiscono un’azione diuretica che, insieme alla capacità di stimolare la funzionalità epatica, facilitano l’eliminazione delle tossine dall’organismo. Il tarassaco al suo tempo balsamico presenta inoltre una elevata concentrazione di inulina che funge da prebiotico per la flora batterica intestinale, migliorando quindi l’azione protettiva anche sul fegato.
Il decotto di radice di tarassaco è consigliato e utilizzato fin dall’antichità, data la sua azione drenante, per sgonfiarsi in caso di accumulo di grasso soprattutto nella zona addominale nella classica conformazione androide, meglio conosciuta come fisico a mela.
Controindicato in caso di ostruzione delle vie biliari e in caso di gastriti o ulcere peptiche.

Figura Tarassaco

Carciofo (Cynara scolymus), pianta conosciuta da tutti soprattutto per il suo utilizzo come ortaggio. Del carciofo si utilizzano le foglie giovani, del primo anno, perché più ricche in principi attivi, ha azione epatoprotettiva, antiossidante, coleretica, colagoga, ipocolesterolemizzante e ipolipidemizzante. È indicato pertanto in caso di disturbi digestivi, nausea, gonfiore e flatulenza, mal di stomaco e disturbi epatobiliari.
È sconsigliato invece l’utilizzo in caso di ostruzione delle vie biliari.

Menta (Mentha piperita) pianta aromatica largamente conosciuta, è utilizzata per l’azione antispastica e per le proprietà digestive e colagoghe dell’olio essenziale, utile anche in caso di colite, nausee e alitosi.
Rosmarino (Rosmarinus officinalis) anche questo lo conosciamo tutti, il rosmarino oltre ad insaporire piatti e pietanze è un ottimo epatoprotettore e coleretico dalla peculiare capacità di regolarizzare la motilità della cistifellea, ha anche azione diuretica e azione anti radicalica sulle cellule epatiche.

Rabarbaro cinese, (Rheum officinale) originario dell’altopiano tibetano, somministrato a piccole dosi ha attività digestive e colagoghe; a dosi più alte ha azione lassativa. Raramente utilizzato da solo, si trova spesso in associazione con altri fitoterapici.

Ginepro (Juniperus communis) arbusto originario delle regioni fredde e temperate dell’emisfero boreale del quale si utilizzano le bacche. Comunemente apprezzato anche come spezia, il gemmo derivato di ginepro sembra essere il miglior difensore degli epatociti e rimedio di elezione nei casi di scompenso epatico. Il ginepro si è rivelato capace di normalizzare gli esami ematochimici e l’insieme del quadro patologico conseguente allo stadio di cirrosi e scompenso epatico; l’azione regolatrice sul sistema neurovegetativo dell’apparato gastrico lo rendono un ottimo alleato in caso di aerofagia.

Zenzero (Zingiber officinale) lo conosciamo tutti, il tubero originario delle regioni tropicali dell’Asia, utilizzato per insaporire pietanze, nella formulazione di infusi e tisane, fresco, secco, in polvere e chi più ne ha più ne metta. In fitoterapia è utilizzato soprattutto per la capacità di contrastare nausea e vomito anche in corso di chemioterapia ma, vanta altre numerose proprietà tra cui quella di agire come antinfiammatorio, antiossidante, gastroprotettore, migliorare inoltre i sintomi da reflusso gastro esofageo e la sensazione di gonfiore promuovendo lo svuotamento gastrico. Trova impiego anche nel trattamento dei disturbi epatici poiché sembra essere in grado di ridurre gli accumuli di grasso e la quantità di colesterolo.

Bardana (Arctium lappa), una pianta perenne e infestante molto comune conosciuta come il rimedio dermopatico per eccellenza, si usa infatti nella cura delle dermatosi di diverso genere ma è efficace soprattutto in quelle che derivano da disturbi ormonali o disturbi del metabolismo lipidico-glicidico.
Nel trattamento di diverse dermatosi quali acne, dermatite, seborrea, psoriasi e forfora grassa, oltre all’applicazione topica di prodotti sulle zone interessate, si va ad agire anche dall’interno lavorando soprattutto sul fegato e la bardana, grazie ai suoi principi attivi dotati di proprietà antibiotiche, antibatteriche e antinfiammatorie nonché di azione depurativa poiché stimolano la funzionalità epatica e biliare risulta essere perfetta. La presenza di inulina le conferisce anche azione drenante. Della bardana si utilizzano soprattutto le radici e viene suggerita come trattamento fitoterapico ad uso sia interno che topico, poiché si trova in diversi formulati cosmetici.

Da oggi sappiamo come sostenere e aiutare il nostro piccolo laboratorio chimico a lavorare meglio, perché nella vita avere fegato non basta, bisogna anche che questo sia sano!

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