“Difendiamo il Cid”: l’appello del presidente ANCI per salvare i dialetti lucani

Larocca (ANCI): «Sarebbe una ferita profonda per l’identità della nostra terra»

POTENZA – La possibile chiusura del Centro Internazionale di Dialettologia (Cid) accende l’allarme in Basilicata. Per Gerardo Larocca, presidente di ANCI Basilicata, non si tratta di una semplice questione amministrativa, ma di una minaccia diretta alla memoria storica e culturale della regione.
«Il Cid non è solo un centro di ricerca – dichiara Larocca – ma il cuore pulsante della memoria storica, culturale e linguistica della Basilicata». Da oltre vent’anni, sottolinea, il Centro ha difeso e valorizzato i dialetti lucani, patrimonio condiviso da tutte le comunità regionali, «dai piccoli paesi montani alle città».
Secondo il presidente di ANCI, ogni parola dialettale custodita dal Cid rappresenta un tassello fondamentale dell’identità lucana. «Ogni suono, ogni espressione è il racconto di chi siamo, delle nostre radici e della nostra storia», afferma Larocca, ricordando come la lingua non sia soltanto uno strumento di comunicazione, ma «la chiave per tramandare tradizioni e mantenere vivi i legami tra le generazioni».
La chiusura del Centro, dovuta alla mancanza di fondi, avrebbe quindi un impatto che va ben oltre l’aspetto economico. «Non sarebbe solo una perdita materiale – avverte Larocca – ma una ferita che colpisce l’essenza stessa della comunità lucana».
Il Cid, prosegue, ha svolto un lavoro prezioso di recupero delle parole dimenticate, affidate alla memoria collettiva dei territori. «Ha saputo raccogliere e preservare i dialetti di ogni angolo della regione, garantendone la trasmissione alle generazioni future», spiega. Senza questo presidio culturale, «quel patrimonio rischia di svanire, sepolto sotto la polvere del tempo».
Per la Basilicata, secondo Larocca, il momento è decisivo. «Ci troviamo davanti a un bivio: rischiamo di perdere un bene culturale inestimabile e, con esso, una parte della nostra identità», dichiara, ribadendo che l’indifferenza non è un’opzione. «La cultura lucana non può essere sacrificata sull’altare di altre priorità».
Da qui l’appello diretto alle istituzioni. «Come presidente di ANCI sono al fianco del Cid con tutta la forza possibile – conclude Larocca – e rivolgo un appello urgente alle istituzioni regionali e locali: intervenite subito. Non lasciate che la memoria della nostra terra venga dimenticata».
Una chiusura che, avverte ancora, non riguarderebbe solo studiosi e ricercatori. «Sarebbe una perdita per ogni cittadino lucano, per ogni bambino che deve crescere conoscendo le proprie radici e per ogni turista che vuole scoprire le tradizioni autentiche della nostra regione».
«Sostenere il Cid significa sostenere la cultura lucana e il nostro futuro – conclude Larocca – perché senza memoria e identità non esiste futuro».

Pubblicità