Dimensionamento scolastico, interventi di Cifarelli (Pd) Polese e Braia (Iv – Renew)

POTENZA – RIPORTIAMO gli interventi in aula dei Consiglieri regionali Cifarelli (Pd) Polese e Braia (Iv – Renew)

Intervento di Cifarelli (Pd)

Gentile Presidente del Consiglio, gentile Presidente della Giunta, Assessori e colleghi Consiglieri,

oggi siamo chiamati a tenere un Consiglio regionale molto importante, e considerato quanto previsto dall’ODG, la discussione si articolerà sul come immaginiamo la Basilicata nel prossimo futuro.

Mentre il rapporto OCSE su Education at a Glance ci dice che” in Italia tra il 2000 e il 2021 il livello di istruzione è aumentato a un ritmo più lento rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE” e “la spesa pubblica per l’istruzione da primaria a terziaria è stata pari al 7,4% della spesa pubblica totale (Figura 3), un valore inferiore alla media dell’OCSE (10,6%). Inoltre, in rapporto al PIL, il dato della spesa pubblica per l’istruzione da primaria a terziaria (3,6%) è inferiore a quello della media dell’OCSE (4,4%)” Il Governi nazionale pensa bene di indebolire ancora di più il nostro sistema scolastico introducendo norme capestro in finanziaria.

Innanzitutto ritengo fondamentale fare presente le ragioni che hanno portato noi gruppi di minoranza, a presentare una richiesta urgente di convocazione di questa assise e contestualmente presentare una mozione dal titolo: Ricorso alla Corte Costituzionale per questioni di legittimità costituzionale della Legge 29 dicembre 2022, n. 197, concernente “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e Bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”. Riorganizzazione rete scolastica. Art. 1 commi 557, 558, 560 e 561…… più comunemente definito dimensionamento scolastico.

La riforma decorre dall’anno scolastico 2024/25 e individua i criteri per l’assegnazione dei Dirigenti Scolastici e dei Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA), tenendo conto della popolazione scolastica regionale e consente allo Stato di stabilire unilateralmente i criteri per il dimensionamento della rete scolastica, in caso di mancato accordo in Conferenza Unificata entro il termine stabilito, sulla base di parametri rigidi che violano la competenza regionale in materia di istruzione e la leale collaborazione.

Per l’a.s. 2024-2025, la norma alza il coefficiente ad un minimo di 900 studenti e non superiore a 1000 per poter avere un proprio dirigente e DSGA, col rischio, di fatto, di accorpamenti e riduzione del numero delle autonomie, e quindi delle scuole gestite dalle stesse, in particolare nelle aree interne, periferiche e nei comuni montani;

In Basilicata si passerebbe dalle attuali 115 scuole con dirigente proprio ed autonome alle 84 previste per l’anno scolastico 2024-2025 con una riduzione del 31%.

La richiesta di Consiglio non è una forma politica per “disturbare il manovratore” ma un’istanza precisa dalla quale riteniamo possa dipendere il futuro della scuola nella nostra regione e prima di occuparmi delle ragioni per le quali riteniamo che, la norma, che cambia i parametri circa l’organizzazione della rete scolastica inserita nella legge di Bilancio dello Stato, sia incostituzionale mi preme fare alcune considerazioni politiche di fondo.

Intanto siamo stati costretti a fermare il Consiglio regionale su una questione che sconvolgerà il futuro della scuola e delle nuove generazioni nella nostra Regione, cosa ammessa perfino dall’assessore regionale al ramo Galella che in una nota ha chiesto ai parlamentari di adoperarsi per sostenere un’azione tesa ad introdurre una deroga per tutte quelle Regioni che presentano una popolazione inferiore a 700.000 abitanti.

Abbiamo dovuto fare richiesta di Consiglio, anche alla luce dell’approccio minimalista che questa amministrazione ha voluto dare ad una questione esiziale per la Basilicata.

E, francamente, è molto triste che, su tutte le grandi questioni che hanno interessato la nostra Regione negli ultimi quattro anni , siano stati sempre i gruppi di minoranza a sollecitare la trattazione in Consiglio……

oramai pare chiaro a tutti che questo Governo regionale tratta la più prestigiosa assise regionale come una dependance degli uffici della Giunta, nell’assoluta acquiescenza dei tanti colleghi di maggioranza che si accontentano di fare da “cornice” ad una tela politica pasticciata. Ma tant’è!!!

Chi vi parla era assessore in carica quanto è stato approvato l’ultimo piano di dimensionamento scolastico di questa Regione: ricordo ancora lo sforzo e la complessità cui fummo chiamati a lavorare e ricordo ancora l’importanza della concertazione tra Comuni, Province e Regione cosa che, se non fosse accaduta, avrebbe causato una pericolosa divaricazione tra le legittime istanze dei territori e le scelte politiche ( e non burocratiche!!) che si andavano a determinare.

Ricordo ancora tutte le ragioni di ogni singolo Sindaco o Preside di Scuola che ponevano l’importanza di mantenere in vita i presìdi scolastici come simbolo di una comunità, eredi del pensiero di un grande Sindaco del passato, Giorgio La Pira, quando affermava che “ in ogni paese dobbiamo trovare una scuola, una fabbrica e una chiesa”.

Tuttavia mentre il mondo della scuola pensava di avere raggiunto dei parametri oramai condivisi, oggi si trova a dover fare fronte a nuovi parametri, ancora più penalizzanti del passato, che il nuovo governo nazionale a guida di centrodestra ha introdotto nella legge di Bilancio dello Stato. Così, in maniera superficiale e senza valutarne l’impatto sociale e culturale.

A questo proposito, voglio ricordare quanto fatto in Parlamento dall’Onorevole del PD, Enzo Amendola che, nell’auspicare la revisione dei criteri di dimensionamento scolastico in Basilicata e in tutte le aree a rischio spopolamento ha evidenziato che “la fine delle deroghe attualmente in vigore per aree interne e montane porterebbe alla soppressione di molti Istituti scolastici, creando enorme disagio e non garantendo il diritto allo studio alle nuove generazioni di lucane e lucani: in Basilicata numero di studenti è sceso da 79.568 unità riferite all’anno scolastico 2017-2018 alle 70.802 unità dell’anno in corso, una perdita netta di 8.766 alunni. Senza un intervento preventivo, i servizi scolastici sino ad oggi assicurati nelle aree svantaggiate sono a rischio chiusura. “

In Basilicata i dati sullo spopolamento sono noti a tutti. Nel 2013 eravamo in 576.194 abitanti …..dieci anni dopo siamo 541.168 …….meno 35.026 lucani.

In PROVINCIA DI POTENZA la densità di popolazione abitanti per chilometro quadrato è di 53,5 mentre in Basilicata è pari a 54,9, dato che colloca la regione al penultimo posto seguita solo dalla Valle D’Aosta.

 Ben 54 comuni su 100 hanno una popolazione inferiore a 2000 abitanti e che i comuni totalmente montani della provincia sono 82 su 100. Inoltre, altri comuni svantaggi o sottoposti a vincoli naturali significativi ai sensi delle Direttiva 75/268/CEE e del regolamento UE 1305/2013 sono 18 su 100e, pertanto, i comuni montani e/o svantaggiati sono 100 su 100 (il 100%) e diversi si trovano in situazioni di conclamato isolamento.

 In termini scolastici, negli ultimi dieci anni, la riduzione della popolazione è stata di circa il 7,5%. Considerato che gli istituti scolastici (A.S.2022-23) presenti nella provincia di Potenza sono 75, di cui 45 Istituti Comprensivi, 26 Istituti Superiori di secondo grado, tre Omnicomprensivi e un CPIA, con il parametro dei 900 studenti, introdotto dal provvedimento del Governo nazionale, potrebbe portare, nei prossimi sette anni, tenuto conto dell’ulteriore riduzione di popolazione scolastica, ad una riduzione del 45% circa degli istituti scolastici attualmente presenti e nell’immediato, per l’anno scolastico 2024-25 previsto dal comma 557, una riduzione di 25 Istituti.

In PROVINCIA DI MATERA il dato della densità abitativa per chilometro quadrato peggiora e in 18 comuni della provincia gli abitanti per kmq sono addirittura 30.

Inoltre, i comuni totalmente montani sono 11 su 31 e considerando che ci sono altri 19 comuni svantaggiati ai sensi della Direttiva 75/268/Cee , in pratica abbiamo 30 centri sui 31 totali che possono considerarsi o montani o svantaggiati. Gli Istituti scolastici presenti sono 40 di cui 24 Istituti comprensivi, 15 Istituti superiori di secondo grado e 1 CPIA.

Complessivamente quindi, lo ripeto, l’applicazione dello sciagurato parametro dei 900 studenti porterebbe, nei prossimi tre anni, ad una riduzione del 31% degli istituti scolastici autonomi .

 In questo contesto, ribadiamo con forza quanto proposto dall’ Upi Basilicata e dai presidenti della Provincia di Matera e Potenza.

In modo particolare, il Presidente dell’Upi regionale ha ricordato che “nel dimensionare si debbano mantenere i limiti numerici attualmente in vigore ( 500 e 300 per i Comuni montani). Ciò garantirebbe la tutela non solo della comunità scolastica ma anche dei centri nei quali il plesso esso si trova”.

Infatti, se oggi il numero è di 500 alunni per scuola, che diventa di 300 per i comuni montani, dal 2024 crescerebbe fino a 900, con un’evidente effetto nefasto per la nostra Basilicata che pagherebbe dazio all’andamento anagrafico della popolazione studentesca costantemente in decremento. Di fatto la Basilicata sarebbe la regione più penalizzata d’Italia.

Fortunatamente il dibattito ha preso una piega nazionale e quindi, di fronte alla mobilitazione di scuole, sindacati, alunni ed Istituzioni locali anche la pugnace Presidente Meloni si troverà costretta ad occuparsi di questa vicenda ed inserirla tra gli errori di questi primi quattro mesi di governo.

Il Governo regionale invece, almeno fino a quando la questione non è stata sollevata da noi, taceva e, reticente sul da farsi, ha pensato bene di occuparsi di dimensionamento scolastico con provvedimenti approvati alla chetichella.

Voglio ricordare a questa assise che la Giunta regionale, il 13 gennaio scorso ha approvato la Delibera n. 012 avente per oggetto proprio alcune modifiche relative “Piano del dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche e della programmazione dell’offerta formativa regionale – Anno scolastico 2023/2024”.

A tal proposito, con una nota indirizzata alla Presidente della IV^ Commissione e al Presidente del Consiglio , ho chiesto di portare alla prossima seduta della Commissione il suddetto atto al fine di evitare il mancato rispetto di una norma statutaria e, soprattutto, per dare la possibilità ai Consiglieri di esprimersi su di un provvedimento programmatorio in un ambito, la scuola, così delicato e fondamentale per le sorti della comunità regionale.

Infatti, contravvenendo all’art. 58 comma 5 e 6 dello Statuto Regionale, l’atto deliberativo non è stato trasmesso alla Commissione regionale competente, né tantomeno al Consiglio, ma direttamente ed erroneamente all’Ufficio Scolastico Regionale che con decreto ha provveduto a rendere esecutivo il pronunciamento della Giunta.

Si è trattato di una grave “dimenticanza” che la dice lunga sul livello di consapevolezza e di approfondimento su un aspetto così decisivo per la vita delle nostre comunità e non è solo una questione di rispetto delle prerogative dei Consiglieri, ma soprattutto, di rispetto dei territori e delle loro istituzioni scolastiche.

Ritornando al dibattito odierno, mi auguro che il Presidente Bardi ed i Consiglieri di maggioranza abbiano capito bene la portata di questo provvedimento legislativo.

Finora ciò che è chiaro è che nessuno della maggioranza si è adoperato all’interno dei propri partiti per fare presente al Ministro Valditara le conseguenze di questa nuova riorganizzazione scolastica. Ma quello che è più grave è che il Presidente Bardi alla stregua di quanto avvenuto nella vicenda dell’autonomia differenziata e alla evidente ricerca di una ricandidatura non ha inteso fare nulla che potesse creare imbarazzo al cospetto del governo nazionale.

Mi sarei aspettato che fosse andato a Roma a fare presente al Ministro la dirompenza della nuova organizzazione scolastica a danno della Basilicata ma poi, riflettendo, mi sono detto : cosa posso attendermi dal Presidente della Regione che, al cospetto di un Consiglio regionale monotematico sull’autonomia differenziata in conferenza Stato/Regioni ha deliberatamente rotto il fronte delle regioni del sud per consegnarsi prima a Calderoli e, oggi, a Valditara della Lega Nord.

 Nel caso di Bardi la miglior difesa è…………..l’attendismo e della difesa degli interessi della nostra regione……poi si pensa.

Questo atteggiamento pavido Le sarà sempre ricordato, caro Presidente.

Guardi signor Presidente, se i due consigli provinciali di Potenza e Matera, l’UPI e tutte le istituzioni scolastiche nonché i sindacati ed il mondo associazionistico si stanno interrogando su quale e come sarà la Basilicata dopo questo provvedimento non è per rovinarle l’umore o la sua impalpabile giornata istituzionale e che ne va – ripeto – del futuro della scuola e delle nuove generazioni in Basilicata.

Con la denatalità ai minimi termini, alcune Regioni rischiano di vedere ridotto il numero delle scuole autonome, laddove già per l’anno venturo sono previsti ulteriori accorpamenti con perdita dunque di posti di dirigente e di personale docente e amministrativo, per non parlare dell’ impoverimento culturale e sociale del territorio.

Alla luce di tutto ciò la mozione presentata solleva una questione di legittimità costituzionale in quanto le norma approvate con all’art. 1 comma 557, e commi 558 – 561 della Legge 197 /2022 siano lesive delle competenze regionali in materia di dimensionamento della rete scolastica oltre che dei principi di leale collaborazione e sussidiarietà e di rispetto delle procedure di coordinamento Stato/Regioni in materia di scuola nonché la riduzione del numero delle istituzioni scolastiche non può rappresentare un obiettivo dello Stato in quanto in contrasto con i principi di ragionevolezza e di buon andamento dell’amministrazione, così come indicato dalla Costituzione.

In conclusione, mi aspetto che l’intero Consiglio regionale faccia fronte comune ed insieme ad altre regioni d’Italia si impugni la decisione del governo per portarla davanti alla Corte Costituzionale.

Abbiamo il dovere di provarci. Per la Basilicata

Intervento di Polese (Iv – Renew)

Intervengo sulla questione del dimensionamento scolastico con il pensiero alle parole del Presidente della Repubblica che ieri a Potenza ha presenziato alla cerimonia dei 40 anni dell’Unibas. Lo dico con una premessa e con un appello a superare oggi in quest’aula la questione contingente per provare a riflettere e approfondire il tema della SCUOLA nel suo complesso partendo da quella che è la sua missione principale: creare le condizioni per i nostri bambini e i nostri giovani a “essere protagonisti del futuro”. E di certo la Scuola non può essere ridotta a questione di ‘freddi’ numeri e di algoritmi. La scuola per come dovrebbe essere intesa è anima e cuore. Comprendo che le istituzioni abbiano il dovere anche di ragionare sui tecnicismi e sulle finanze ma non dovrebbero mai perdere di vista che la scuola non può e non deve mai diventare una ‘azienda’. Non si può ragionare solo in termini di quello che conviene da un punto di vista finanziario perché altrimenti abbiamo fallito per principio.

Ritorno alle parole di Mattarella, l’Università, e io aggiungo tutta la scuola, sono il “motore di crescita e di speranza per molti giovani, con un ruolo decisivo per trasmettere il sapere ed educare alla LIBERTA’ di pensiero”.

Ed è solo grazie a un sistema scolastico di qualità, e non di quantità, che potranno essere formate future donne e futuri uomini capaci, liberi, democratici e consapevoli. E dico di più: noi siamo in Basilicata. Inutile essere orgogliosi qualche volta all’anno quando viene in visita il Presidente della Repubblica o rappresentanti del Governo o quando ci guadagniamo qualche complimento e qualche titolo di giornale internazionale. La Basilicata ha bisogno di una scossa a vari livelli e qua faccio i complimenti al presidente del Consiglio degli studenti dell’Unibas, Davide Di Bono, che ha dimostrato, come se ce fosse ancora bisogno, che spesso i giovani sono la parte migliore della nostra società. Perché l’appello ‘a fare presto’, che ci ricorda i giorni tragici del terremoto dell’80, è un potentissimo messaggio che non può non entrare anche in quest’aula.

E lo rideclino: presidente, assessori, colleghi consiglieri, facciamo presto a dare risposte concrete per questa terra e per i suoi cittadini. Perché non c’è più tempo da perdere. Basta con gli interventi tampone o le azioni estemporanee che potranno servire per un anno, per tre e forse 5 ma non certo per il futuro di questa terra che è complesso da immaginare. I problemi sono tanti e non sono solo, purtroppo, legati alle nostre solo potenzialità. La Basilicata è una regione fragile inserita in contesti più grandi e altrettanto complessi.

E quindi, iniziamo subito e iniziamo dalla scuola, che ripeto è il più grande e straordinario mezzo che abbiamo per disegnare un futuro all’altezza delle grandi aspettative che abbiamo e che hanno i nostri studenti e che dobbiamo provare in tutti i modi a far realizzare. Sin da oggi e sin da questa mozione di cui all’ordine del giorno con un ritmo, anche in questo Palazzo, che deve iniziare ad allinearsi con i tempi della modernità che sono diventati rapidi e che lasciano velocemente indietro chi si ferma per mere e inutili tattiche che siano elettorali, partitiche o di piccolo cabotaggio personalistico.

Detto questo entro nel merito della questione: la legge di Bilancio dello Stato, che noi chiediamo di contrastare o per lo meno di modificare, non tiene conto della parte umana del sistema scolastico ma appare troppo basata su elementi ragionieristici. Tanto più penalizzanti per una Regione Basilicata che ha le sue peculiarità demografiche, urbanistiche, viarie e orografiche differenti dai riferimenti metropolitani di altre regioni o dalle dinamiche competitive delle realtà più ricche.

Non mi dilungherò su quello che non va di questo dimensionamento immaginato dal Governo nazionale, all’interno della scorsa finanziaria che eredità scelte sbagliate del passato quando altri Governi e altre maggioranze decisero di aumentare le scuole senza tener presente le varie dinamiche locali. E oggi ci troviamo con la una Legge di bilancio che dà delle indicazioni di dimensionamento scolastico rispetto al numero di dirigenti scolastici che in soldoni significa numeri ampi per ciascun dirigente con l’effetto matematico, e non qualitativo lo ripeto, che in Basilicata produrrebbero l’accorpamento di numerosissimi plessi e scuole delle due province.

Parliamo di numeri che se accettati nella logica generale incrociati con lo spopolamento, la crisi generale demografica che tutta Italia ha e non solo la Basilicata porterebbe a un depauperamento di tutto il sistema scuola della Basilicata. E con problemi enormi come il costringere centinaia e centinaia di giovanissimi studenti lucani a viaggiare ogni giorno per poter usufruire di un servizio che in realtà sarebbe un loro diritto poter ottenete in condizioni meno disagiate.

Siamo stati tutti studenti e abbiamo tutti maturato esperienze per sapere in prima persona che lo studente ha bisogno di attenzioni, servizi e non di paletti e di ostacoli.

E voglio aggiungere anche un altro tema che mi è stato suggerito da professionisti del mondo della scuola della Basilicata. Più che ai numeri dovremmo anche cominciare a pensare al livello della didattica e sarebbe utili anche in questo caso che dalla Basilicata partisse un’idea: invece che accorpare istituti si potrebbe ribaltare il ragionamento formando classi meno numerose: a quel punto il numero delle scuole necessarie rimarrebbe invariato ma ne gioverebbe la didattica con classi composte da massimo 15 alunni e con insegnanti non ridotti che potrebbero svolgere programmi più intesi con un’attenzione diretta a ogni alunno. Cosa che ovviamente non può accadere continuando a ragionare sui numeri generali e continuando a favorire le cosiddette ‘classi pollaio’.

E quindi poi c’è tutto il tema delle caratteristiche lucane che rendono il piano del Governo praticamente irrealizzabile nella nostra regione. I tetti fissati al minimo di 900 alunni per istituto sono ‘assurdi’ per la Basilicata, che ricordo, è una regione composta essenzialmente da piccoli Comuni con moltissimi centri addirittura sotto i duemila abitanti. Con tanti paesi sede di istituti superiori con popolazione sotto i cinquemila abitanti e con caratteristiche orografiche molto particolari. Senza contare, e lo ribadisco, che accorpare istituti di comuni limitrofi, vicini magari linea d’aria ma collegati in maniera approssimativa per le strade e con il sistema dei trasporti pubblici non adeguati significherebbe solo trasformare la frequenza scolastica in una sorta di ‘gioco senza frontiere’ pieno di ostacoli e senza alcun bonus.

Insomma da quest’aula, a mio parere, deve partire la richiesta ufficiale e non sindacabile, di tenere conto di tutte le peculiarità locali contestualizzando alla realtà i numeri nazionali. Dando poi per scontato che vengano confermate quelle deroghe concesse fino a oggi ai comuni montani.

Per chiudere io propongo di immaginare un altro tipo di modello che tenga conto delle necessitò generali ma coniugandolo con un possibile piano trasporti a esso collegato. Oltretutto, e concludo, noi abbiamo un tema che attiene alla sopravvivenza stessa della nostra regione: indebolire la scuola sarebbe l’ennesimo colpo a una comunità che già vede servizi locali molto rarefatti con il conseguente indebolimento di un tessuto sociale che favorisce fenomeni come l’esodo dei cervelli (non spontaneo ma indotto) e spopolamento.

Per questo io credo che sia indispensabile che oggi il Consiglio regionali si allinei a quanto fatto già ad altri livelli istituzionali esprimendo  netta contrarietà all’applicazione del coefficiente di 900 studenti previsto dal comma 557 dell’articolo 1 della Legge di bilancio 2023 del 29 dicembre scorso dichiarando  non applicabile i vari criteri penalizzanti per la nostra terra.

Braia (Iv): Dimensionamento Scolastico, al ricorso si aggiunga la battaglia della Basilicata per riduzione  numero alunni nelle classi.

“Per salvare la didattica in Basilicata ed elevare la qualità della formazione, la posizione della nostra regione in merito dovrebbe essere chiara e ferma, facendo una battaglia aggiuntiva, oltre a quella del mantenimento delle istituzioni scolastiche con Dirigenza e autonomia, per la quale con i consiglieri di opposizione abbiamo chiesto una presa di posizione netta da parte di Bardi.  La centralità della persona, evocata nell’apertura dell’Anno Accademico in Basilicata alla presenza del Presidente Mattarella deve essere il principio che sottostà alle norme che implicano impatti su istruzione ma anche sulla coesione territoriale e sulle comunità dei territori. Si lotti anche, ai tavoli nazionali, per una deroga alla legge nazionale dei numeri con i quali si compone una classe, oggi pari a 27 circa, che scende a 20 in presenza di disabilità. Per noi, per regioni con caratteristiche simili alla nostra, tra aree interne, comuni montani e zone disagiate, dovrebbe essere abbassato tra 15 e 20. Ciò consentirebbe anche una migliore fruizione dell’offerta didattica e il vero diritto allo studio uguale per tutti.”

E’ quanto dichiara il Consigliere Regionale Luca Braia, capogruppo Italia Viva – Renew Europe.

“Quando si parla di dimensionamento scolastico – prosegue Luca Braia – si parla di riorganizzazione dell’offerta formativa sulla base di parametri nazionali legati ai dati dell’andamento demografico sempre più in calo. In regioni come la nostra questo rende il problema enorme, anche per le distanze e la densità abitativa e demografica che ci vede penultimi in Italia solo prima della Val D’Aosta. La specificità della Basilicata, quando parliamo di istruzione e formazione, dovrebbe vedere il Presidente Bardi e l’Assessore Galella lavorare oggettivamente alle difficoltà di spostamento tra un comune all’altro, come già capita a Dirigenti e personale docente. 

La riorganizzazione potrebbe riguardare, praticamente domani, lo spostamento da un posto all’altro degli stessi alunni dove non ci sono i numeri, in una regione con 75 comuni su 101 sotto ai 5000 abitanti, che già soffre di criticità viarie e infrastrutturali. Delle 115 attuali istituzioni scolastiche, già oltre 25 sono affidate a un Dirigente in reggenza, lo spopolamento è in atto già ora che vi sono parametri a 400 per i comuni montani e 600 per quelli non montani, con una deroga che copre tutto il 2023-2024 e con diverse scuole già sotto-dimensionate. 

L’organizzazione dell’offerta formativa in Basilicata non può essere, allora, argomento a convenienza ma deve essere sempre al centro del dibattito politico. Abbassare il numero degli alunni per classe, in Basilicata ci aiuterebbe a mantenere le classi negli istituti scolastici, quindi i presìdi dello stato – quali sono le scuole – nei vari comuni, anche piccoli, oltre a mantenere i posti di lavoro tra personale docente e Ata. Questa la battaglia che chiediamo al Governo Regionale di sostenere, in Conferenza Stato Regioni, oltre a bloccare il provvedimento attraverso il ricorso sulla incostituzionalità della Legge di Bilancio.”