Dimensionamento scolastico, Proposta Piano regionale del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza

“Autonomia scolastica: Proposta per Piano Regionale di Dimensionamento scolastico”. Missiva del Garante, Vincenzo Giuliano, al Presidente della Giunta regionale, all’Assessore regionale alla Formazione, ai Presidenti della Provincia di Potenza e Matera

POTENZA – “Dal 2000 – scrive il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza – le Istituzioni scolastiche hanno una propria autonomia amministrativa, didattica e organizzativa. Ogni Istituzione scolastica ha un proprio Piano dell’Offerta Formativa (POF), che rappresenta il piano di azione educativa e di istruzione della scuola. Le Istituzioni scolastiche, per il loro funzionamento, hanno diritto di ricevere fondi dallo Stato e possono anche ricevere risorse finanziarie da Comuni, Province e Regioni o da altri Enti e privati. Il Regolamento sulla autonomia prevede norme sia sul piano didattico che organizzativo (Nota prot. 721 del 22 giugno 2006 e D.M. 47 del 13 giugno 2006.) Si pensi alla diversificazione oraria della didattica oppure al tempo da dedicare al potenziamento e/o al recupero.  Anche i genitori partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell’autonomia assumendo le proprie responsabilità. L’autonomia scolastica – continua Giuliano – più in generale rappresenta la possibilità di: Territorializzare l’organizzazione scolastica; Offrire opportunità e risorse finalizzate al successo scolastico; Rendere flessibile ed efficace il piano dell’offerta. Un’ offerta formativa, dunque, diversificata o non massificata che sposa il principio secondo il quale ogni proposta educativa debba appoggiarsi su una analisi dei bisogni dell’utenza e del territorio. Pur comprendendo le ragioni legate alla riduzione della spesa, la negazione dell’autonomia rappresenterebbe la mancanza di opportunità per molti dei nostri bambini e ragazzi, costretti anche a viaggiare per raggiungere gli istituti scolastici (e ciò comporta anche un dispendio di energie psico-fisiche che potrebbero essere convogliate in altro).

Il 40 per cento dei nostri alunni vive in montagna contro il 10% a livello nazionale. Da anni si discute sul tema delle classi “pollaio” senza una risoluzione concreta del problema. Anche se in assenza di alunni si autorizzano le pluriclassi. La Basilicata ha una densità abitativa pari a 54,9 ab/kmq e il dato dovrebbe rappresentare un vantaggio rispetto anche a politiche educative che non dovrebbero penalizzare, attraverso la ripartizione del contingente necessario al funzionamento, ma rappresentare un punto di forza anche per sperimentare nuovi modelli organizzativi e didattici. La Personalizzazione del circolo insegnamento-apprendimento si realizza proprio attraverso una composizione delle classi che non superi 12/15 alunni per classe, L’attenzione, dunque – sottolinea il Garante – va verso la realizzazione del diritto alla istruzione uguale e di qualità per ogni bambino. Pertanto, visto il diniego della richiesta della riduzione del numero degli alunni da 600 a 400, per la determinazione dell’autonomia, sarebbe auspicabile proporre come criterio per le zone montane la presenza di almeno 24 classi. Infatti oggi il numero minimo per costituire una classe è di 15 alunni e laddove ci sono i ragazzi per un massimo, mediamente, di 25. Per cui – aggiunge Giuliano – con classi di 25 si raggiungerebbe il fatidico numero di 600 per ottenere il beneficio dell’autonomia. Allora la rideterminazione per classi e non per il numero degli alunni potrebbe essere la soluzione ottimale per le zone montane. Infatti se la legge dà la possibilità alle pluriclassi, o addirittura allo sdoppiamento laddove vi è una particolare esigenza come per i disabili, non si capisce perché poi sono i numeri a determinare l’autonomia di una scuola in presenza di particolare esigenze! Così anche con meno di 400 alunni si avrebbe il diritto all’autonomia senza rincorrere i numeri che per noi sono sempre di meno. Logicamente con una didattica più appropriata e facendo leva anche sugli strumenti multimediali che diventerebbero, di fatto, compensativi soprattutto nelle relazioni fra ragazzi e con l’obbligatorietà dei patti educativi di comunità, da parte dei Comuni, con il coinvolgimento delle Associazioni culturali, sportive, ecc., laddove esistano queste situazioni di carenze di alunni in zone montane. Pertanto, in conclusione, ritengo che il criterio della presenza di n.24 classi potrebbe essere un valido rimedio ai problemi che sono determinati dall’attuazione dell’autonomia scolastica nella nostra Regione ed invito le S S.L.L. a prenderlo in debita considerazione, al fine di salvaguardare – conclude Giuliano – le esigenze scolastiche del nostro territorio ed assicurare nel contempo la piena attuazione del diritto all’istruzione dei Minori lucani, superando le loro singole difficoltà”.