Don Marcello Cozzi: “Non interferire? Cristo mi impone il contrario”

Mi hanno minacciato, mi hanno intimato di non interferire. Mi hanno spesso accusato, anche in ambienti ecclesiastici, di essere “troppo schierato”. Ma il Vangelo che conosco io ci invita a fare l’esatto contrario: a interferire. Cristo era schierato, sempre dalla parte degli oppressi. E questo deve continuare a fare la Chiesa». Con il pensiero rivolto alla recente strage di caporalato di Amendolara, lo scorso sabato 6 giugno Don Marcello Cozzi, vicepresidente nazionale di Libera contro le mafie, ha presentato a Lagonegro, presso la Biblioteca Civica “De Lorenzo”, il suo ultimo saggio “Non interferite – Il sangue dei preti sull’altare delle mafie”, che attraverso quattordici storie, le più note sono senz’altro quelle di Don Peppe Diana e Don Pino Puglisi, rende omaggio a quegli uomini di Chiesa che, a costo della vita, hanno fatto del loro ministero un baluardo contro la criminalità organizzata, decostruendo il rapporto ambiguo che, in più fasi della Storia, hanno intrattenuto mafie e potere ecclesiastico.

«Bisogna resistere però alla tentazione di definirli preti antimafia», mette in guardia Don Marcello Cozzi, noto ai più soprattutto per aver chiesto a gran voce verità sul caso Elisa Claps, contribuendo a svelare anche le responsabilità interne alla Chiesa, «è una definizione che ci induce a pensare che solo alcuni preti debbano occuparsi di certe cose, invece io penso che un parroco quando dice Messa debba sapere sempre cosa e chi rimette nelle mani del Signore».

La serata, un momento di riflessione per ricostruire un senso di cittadinanza che va sempre più perdendosi in tempi su cui si  addensano fitte zone grigie valoriali, è stata patrocinata dal Comune e dalle Parrocchie di Lagonegro, con il sostegno del presidio Libera Lagonegrese, che da anni è al fianco della lotta di Don Marcello Cozzi.

«Ciò che unisce le storie di “Non interferite” è che questi preti, ma prima di tutto uomini, sono spesso lasciati soli», nota il giornalista Paolo Borrometi, tra le voci che hanno animato il dialogo, «Gli stessi che il 23 maggio 1992 hanno cominciato ad incensare Falcone a favore di telecamera, sono quelli che ne hanno di fatto impedito la sua elezione al CSM. Uomini come lui andavano sostenuti prima che diventassero dei martiri. La missione di preti come Don Marcello Cozzi è vera e propria resistenza, e per me ha lo stesso valore della Resistenza contro il nazifascismo».

E se è vero, come è vero, che anche la Cultura può essere uno strumento di resistenza, non suoneranno vuota retorica le parole del Sindaco di Lagonegro Salvatore Falabella che ribadisce l’alto valore simbolico insito nella scelta della Biblioteca Civica “De Lorenzo” come location dell’evento: «Quando siamo arrivati, questo luogo era stato trasformato in un archivio, con la polvere alta un centimetro», ricorda, «restituire spazi alla cultura vuol dire riprendersi la propria libertà».

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