LAURIA (PZ) – Un’articolata operazione antidroga condotta dai Carabinieri della Compagnia di Lagonegro ha portato, nelle prime ore dell’alba, all’esecuzione di sei misure cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti coinvolti in una rete di spaccio di sostanze stupefacenti attiva nell’area sud della Basilicata. Tre persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari, mentre per altre tre è stato disposto l’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria.
I provvedimenti sono stati emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lagonegro, su richiesta della Procura della Repubblica lagonegrese, che ha coordinato le indagini.
L’attività investigativa trae origine da un grave episodio avvenuto a Rotonda nel settembre 2024, quando un giovane, in stato di alterazione psicofisica dovuta all’assunzione di droga, aggredì due coetanei ferendoli ripetutamente con un coltello. Da quell’episodio, che portò all’arresto del presunto aggressore con l’accusa di duplice tentato omicidio aggravato, i Carabinieri hanno sviluppato un’indagine che ha consentito di ricostruire una presunta rete di spaccio operante tra Rotonda, Viggianello, Lauria e Francavilla in Sinni, con canali di approvvigionamento provenienti da Roma, Napoli e Calabria.
Secondo quanto emerso, buona parte delle cessioni di sostanza stupefacente sarebbe avvenuta nei pressi di un esercizio commerciale del centro di Rotonda, frequentato da una clientela abituale. Gli indagati, per evitare controlli, avrebbero utilizzato prevalentemente applicazioni di messaggistica criptata e un linguaggio convenzionale: la cocaina veniva indicata con espressioni come “un caffè”, “un aperitivo” o con riferimenti a pezzi di ricambio per automobili.
Le indagini, supportate da servizi di osservazione e controllo sul territorio, hanno permesso ai militari di documentare numerosi scambi di droga e denaro in piazze, vicoli e nei pressi di attività commerciali della zona. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato l’utilizzo di rudimentali “delivery box”, con dosi nascoste all’interno di vani dei contatori dell’acqua o sotto i tappetini delle auto parcheggiate.
La sostanza maggiormente smerciata sarebbe stata la cocaina, venduta mediamente a 100 euro al grammo. I pagamenti, secondo gli inquirenti, avvenivano sia in contanti sia attraverso ricariche digitali, sistema utilizzato per evitare di detenere somme di denaro addosso. Nel corso delle indagini sono stati identificati circa 60 assuntori, ascoltati dai Carabinieri per ricostruire il presunto giro di spaccio.
A conclusione dell’operazione, il comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, colonnello Luca D’Amore, ha evidenziato “l’efficacia e la fermezza della risposta istituzionale” nel contrasto alla diffusione degli stupefacenti, sottolineando la sinergia tra magistratura, Arma dei Carabinieri e Forze di Polizia nell’ambito delle attività coordinate dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica.
Come previsto dalla normativa vigente, resta ferma la presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.










































