E’ molto vivo nella mia memoria il ricordo della Pasqua di Resurrezione e della Pasquetta di vari anni fa, al tempo della mia infanzia

EDITORIALE – La mattina della domenica di Pasqua era usanza fare una grande frittata con salame e formaggio fresco, che si offriva anche alle persone che venivano a casa per fare gli auguri. Era una frittata speciale, tanto che esiste il detto “a frittata ca si fa a matina i pasca nun si fa cchiù pi tutto l’anno”.

Le famiglie si recavano in chiesa per la messa solenne. Seguiva il pranzo pasquale, a base di ravioli fatti con la ricotta fresca di montagna, capretto con patate, insalata dell’orto e salami. Non mancavano mai i dolci: fritture varie, “picciddato (ciambella dolce o salata), “pane di mascula” (pane a forma di bambola che si regalava alle bambine). Si beveva il buon vino dell’ultima vendemmia. A fine pranzo, noi bambini ricevevamo il tanto atteso uovo di cioccolato, al latte o fondente. Ricordo l’attesa trepidante per la scoperta della sorpresa e il broncio e la delusione quando avremmo gradito di più il giochino trovato dai fratelli e dai cugini. Ci consolavamo mangiando l’ottima sfoglia di cioccolato.

 La sera si girava per le strade del paese, suonando l’organetto e cantando canzoni popolari.

Il mattino seguente, giorno di Pasquetta, si trascorreva una giornata all’aperto. Ci recavamo in un grande spiazzo verde, chiamato Cerse dello Speziale, l’attuale via Rocco Scotellaro, ricco di vegetazione e di alberi secolari che donavano una piacevole ombra. Le mamme stendevano una tovaglia sull’erba e  vi poggiavano varie pietanze, compresi gli avanzi del giorno di Pasqua.

Si mangiava e si conversava in allegria fino al tramonto del sole. Per noi bambini era una giornata da vivere in completa libertà: ci divertivamo a correre, a giocare a nascondino, a fare capriole, a ridere e a scherzare.

La sera, al ritorno a casa, crollavamo per la stanchezza, cadendo in un sonno profondo.

Oggi si sono conservate alcune usanze, ma forse mancano la genuinità, la fede autentica, l’entusiasmo e quella gioia di sentirsi membri di una comunità, facendo tesoro di quei valori che appartengono alle nostre radici e alla nostra storia.