Trentaquattro anni fa le stragi di Capaci e Via D’Amelio uccidevano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nelle medesime settimane un giovane Camillo Falvo si laureava in Giurisprudenza: «Me lo ricordo benissimo il 23 maggio 1992. Vivevo ancora nella Casa dello Studente, quel pomeriggio sulle scale in cortile eravamo tutti insieme e c’era chi ci allietava suonando la chitarra. Pensavamo fosse finita, che avessero vinto loro (la mafia, ndr.) Poi invece c’è stata la controffensiva dello Stato. Io stesso credo di aver voluto fare il magistrato proprio in risposta a quello che è accaduto».
Così il neo-Procuratore della Repubblica di Potenza, concludendo l’incontro L’eredità di Paolo Borsellino tenutosi ieri, martedì 21 luglio 2026, allargato al ricordo di quanti hanno dato la vita per amore della verità. Una tensione e un impegno quotidiani di cui oggi non sembriamo più in grado di farci carico. Lo nota Anna Ida Capone, Sostituto Procuratore a Santa Maria Capua Vetere: «Sono molto preoccupata», ammette, «e per la sempre più invadente mediaticità dei processi, che non è animata da un desiderio di giustizia ma solo dalla brama di trovare personaggi da sbattere in prima pagina, togliendo di fatto serenità alle indagini, e per la pervasività prepotente dell’AI. Che civiltà sarà quella che mortifica la propria intelligenza e si dimentica dell’umanità?».
La risposta sembrerebbe desolatamente ovvia. Eppure un’alternativa c’è, ed è tutta nella passione di Niccolò Mannino, il cui impegno per “sostituire al puzzo del compromesso il fresco profumo della libertà”, da docente e presidente del Parlamento della Legalità Internazionale, si rivolge soprattutto alle nuove generazioni perché «se educhi i giovani al rispetto delle regole, saranno cittadini liberi». Proprio davanti ad una platea di studenti è avvenuto il primo incontro tra Mannino e Borsellino, era il 1989: «Paolo venne solo, alla guida della sua macchina blindata. Quel giorno mi ricordò quanto nella vita sia importante essere credibili, restare umani, non nascondendo le nostre fragilità, e affrontare ogni cosa con un ottimismo di fondo».
Eccome se Paolo Borsellino aveva paura; eccome se era consapevole che la sua caparbietà gli sarebbe costata la vita. Nonostante questo non si è mai sottratto: perché la legalità è azione quotidiana; come costruire un puzzle. Ognuno lo completa con i pezzi che ha a disposizione. A prescindere dal ruolo che ricopre. Dalla giustizia alle istituzioni, dal mondo della cultura a quello della comunicazione: l’eredità di Paolo Borsellino è un impegno da onorare, a cui siamo tutti debitori.










































