FIRENZE – Sei dei nove indagati nell’inchiesta sull’esplosione avvenuta il 9 dicembre 2024 nel deposito Eni di Calenzano, in provincia di Firenze, hanno chiesto di patteggiare. La tragedia provocò cinque morti e 27 feriti.
Le pene proposte vanno da due anni a due anni e nove mesi, per un totale complessivo di 14 anni e sei mesi. La Procura di Prato ha espresso parere favorevole alle richieste e ora sarà il giudice a dover decidere.
L’esplosione ebbe conseguenze drammatiche anche per la Basilicata. Tra le cinque vittime figuravano infatti Gerardo Pepe, 45 anni, e Franco Cirelli, 50, entrambi lucani e impegnati nel cantiere all’interno del deposito. I due lavoravano per la Sergen, impresa del Potentino incaricata di alcuni interventi nell’area.
Dalla Basilicata proveniva anche Luigi Murno, collega di Pepe e Cirelli e dipendente della stessa azienda, rimasto gravemente ferito nell’esplosione. Per Murno, insieme al datore di lavoro della Sergen, Francesco Cirone, e al responsabile del progetto Eni, Enrico Cerbino, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
Tra i sei indagati che hanno invece avanzato richiesta di patteggiamento figura Elio Ferrara, anch’egli rimasto gravemente ferito nell’esplosione. Per lui è stata proposta una pena di due anni con sospensione condizionale. La Procura ha precisato di aver valutato anche la sua posizione di persona offesa nell’ambito della vicenda.
L’inchiesta riguarda le ipotesi di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il parere favorevole della Procura alle richieste di patteggiamento è stato motivato, tra gli altri elementi, dalla congruità delle pene proposte e dai risarcimenti già corrisposti ai familiari delle vittime e alle altre persone offese.
La decisione definitiva sulle richieste spetterà ora al giudice.










































