CASTELLUCCIO INFERIORE (PZ) – Negli ultimi giorni è tornata al centro del dibattito pubblico la vicenda dell’ex discarica di Caricchio, nel territorio di Castelluccio Inferiore. Una questione complessa, che intreccia temi ambientali, responsabilità amministrative e vicende giudiziarie. A intervenire è il sindaco Paolo Francesco Campanella, che ha diffuso una nota per ricostruire i fatti e chiarire il lavoro svolto negli ultimi anni dall’amministrazione comunale.
Secondo quanto ricordato dal primo cittadino, la discarica fu aperta e successivamente chiusa negli anni Novanta dopo il fallimento della società EMAR, proprietaria e gestore dell’impianto. Da quel momento l’area è rimasta per lungo tempo sotto la gestione di un custode giudiziario nominato dal Tribunale, una situazione protrattasi per oltre trent’anni.
In questo periodo, spiega Campanella, non risultano interventi concreti di messa in sicurezza o bonifica del sito. Né le amministrazioni che si sono succedute nel tempo né il periodo di custodia giudiziaria avrebbero portato ad azioni operative, nonostante le sollecitazioni provenienti dalla Provincia di Potenza e dagli uffici regionali competenti.
Solo in seguito il Tribunale ha disposto la consegna dell’area al Comune di Castelluccio Inferiore, che si è trovato a gestire una situazione complessa e stratificata nel tempo.
L’amministrazione guidata da Campanella, sottolinea la nota, ha avviato dal 2020 un percorso di messa in sicurezza e bonifica del sito. Tra gli interventi realizzati figurano lo smaltimento del percolato, la bonifica di materiali contenenti amianto, il ripristino delle recinzioni e la messa in sicurezza dell’area.
Parallelamente sono stati affidati gli studi di caratterizzazione ambientale dell’intero sito, con l’installazione di strumenti di monitoraggio e controllo delle matrici ambientali. In questi anni si sono inoltre svolte conferenze di servizi con gli enti competenti per definire il percorso tecnico e amministrativo necessario alla bonifica.
Dal 2020 al 2025 gli interventi sull’area sono stati effettuati con cadenza annuale per un importo complessivo di circa 145 mila euro, in gran parte sostenuti con risorse del bilancio comunale.
Si tratta, spiega il sindaco, di attività preliminari indispensabili per arrivare alla redazione di un progetto definitivo di bonifica, dal momento che senza studi di caratterizzazione e monitoraggi ambientali non è possibile programmare interventi efficaci.
Campanella ricorda inoltre che per circa un anno e mezzo il Comune è rimasto senza guida amministrativa a causa del commissariamento, seguito alle vicende giudiziarie che lo hanno portato a lasciare temporaneamente la carica. Nonostante questo, sottolinea, il lavoro avviato non si è fermato.
Un dato ritenuto significativo riguarda proprio gli esiti delle analisi effettuate: dagli studi e dalle attività di monitoraggio, allo stato attuale, non emergerebbero situazioni di pericolo per la salute pubblica.
A questo si aggiunge, secondo quanto comunicato dall’amministrazione, il finanziamento di 350 mila euro destinato dall’assessorato regionale alle Politiche ambientali per la bonifica del sito.
Nella parte finale della nota il sindaco affronta anche la vicenda giudiziaria che lo riguarda. La recente sentenza del Tribunale di Lagonegro ha disposto la condanna in primo grado per il reato previsto dall’articolo 452-terdecies del codice penale, relativo all’omessa bonifica, con una pena di tre anni di reclusione e 30 mila euro di multa.
“Le sentenze, in uno Stato di diritto, si rispettano sempre – afferma Campanella – ma è pienamente legittimo proseguire nei diversi gradi di giudizio affinché la verità dei fatti emerga fino in fondo”.
Il sindaco annuncia quindi l’intenzione di proseguire l’iter giudiziario nei successivi gradi di giudizio, ribadendo la volontà di continuare il lavoro amministrativo per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
“Resto al mio posto – conclude – a lavorare con responsabilità e rispetto delle istituzioni, con la consapevolezza della fiducia che la comunità mi ha affidato”.







































